Il Tirreno

Toscana

la guida

Green pass al lavoro: ecco tutte le regole che partono da venerdì

Luca Signorini
Green pass
◗
Green pass

Scatta venerdì 15 ottobre l’obbligo di esibire su richiesta il Green pass per tutti i lavoratori del settore privato, a prescindere dalla natura del rapporto di lavoro: obblighi, controlli, sanzioni

8 MINUTI DI LETTURA





Scatta venerdì 15 ottobre l’obbligo di esibire su richiesta il Green pass per tutti i lavoratori del settore privato, a prescindere dalla natura del rapporto di lavoro. L’obbligo - valido pure per migliaia di volontari - è previsto fino al 31 dicembre, data in cui, salvo proroghe, terminerà lo stato di emergenza sanitaria. È quanto prevede il decreto legge del 21 settembre 2021, che ha esteso l’obbligo anche ai lavoratori del settore pubblico. La misura è inedita in Europa e introduce una serie di adempimenti a carico del datore di lavoro. È soprattutto Cna che storce il naso all’obbligo di presentazione del Green pass per accedere ai luoghi di lavoro. «È necessario un intervento urgente per semplificare e rendere chiara la normativa - dice il direttore della Divisione economica e sociale Claudio Giovine - che è quasi impossibile da applicare per il mondo dell’artigianato e della piccola impresa, che in Italia rappresenta circa 9 milioni di addetti sugli oltre 16 milioni del settore privato. Per queste attività l’interpretazione e l’applicazione delle regole del decreto appaiono oltremodo complesse o talvolta assolutamente impossibili».

A chi si applica l’obbligo
LAVORATORI, FORMATORI E ANCHE VOLONTARI

A chi si applica l’obbligo del green pass?A chiunque svolge un’attività lavorativa, anche di formazione o di volontariato (tutti i volontari delle associazioni) e sulla base di contratti esterni, e che accede ai luoghi di pertinenza dell’azienda, senza distinzione tra luoghi al chiuso e all’aperto. Dunque a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro, che sia diretto o indiretto, subordinato, in somministrazione, distacco, trasferta, autonomo, di collaborazione e consulenza, liberi professionisti, di volontariato e stage.

  • Regole per i lavoratori agili: esibire il documento se vanno in azienda

Il lavoratore agile (quello che lavora da casa, in smart working) è tenuto ad esibire il green pass? Sì, quando si reca nei luoghi di pertinenza dell’azienda. Se l’accordo individuale tra azienda e lavoratore dovesse prevedere una prestazione da rendere totalmente al di fuori dei locali aziendali, si ritiene che il lavoratore agile non debba dotarsi di green pass. Per questo motivo, l’azienda deve indicare con grande precisione nel Piano operativo organizzativo (da produrre entro il 15 ottobre) quali siano i luoghi di pertinenza della ditta.

  • Chi può essere esentato: visitatori, ma attenti alla posizione del cliente
     

Ci sono soggetti esclusi dalla presentazione del Green pass?

Per legge, sono esclusi i soli visitatori, clienti o comunque coloro che accedano ai luoghi di lavoro senza svolgervi attività lavorativa. Comunque le aziende possono estendere il controllo a chiunque dandone atto nel Piano operativo organizzativo (da produrre entro il 15 ottobre).Attenzione: i clienti (di negozi, pubblici esercizi, hotel) non devono essere controllati in base alla normativa sul lavoro, ma in base alla norme sul contenimento della pandemia.

  • Esonerati col bollino: solo con certificazione medica


Ci sono lavoratori esonerati dall’obbligo di esibizione del Green pass in azienda? Sì: si tratta di soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del ministero della Salute (per i quali è attesa l’introduzione di una certificazione digitale dedicata). Fra questi, ad esempio, si possono ricordare i pazienti con particolari patologie, incompatibili con la vaccinazione.

  • Il datore o delegato controlla: l'incarico deve essere dato in via formale
     

Chi controlla il Green pass in azienda? Il datore di lavoro o un suo delegato, si occupa del controllo. L’addetto alla verifica è individuato con atto formale e il Piano operativo e organizzativo (da produrre entro il 15 ottobre) definisce le modalità per organizzare le verifiche e accertare le violazioni. Il datore deve verificare la disponibilità dei dipendenti a effettuare i controlli. Altrimenti deve decidere se rivolgersi a collaboratori esterni o se appaltare il servizio: ricordarsi che le guardie giurate non possono accedere nei locali dove si lavora.

  • Piano operativo organizzativo: tutte le regole per le verifiche
     

Che cos’è il Piano operativo organizzativo? È un atto unilaterale che le aziende devono definire entro il 15 ottobre e che preveda le modalità di effettuazione dei controlli e individua formalmente i soggetti incaricati delle verifiche. Il piano operativo organizzativo resta in vigore fino al 31 dicembre, data oggi stabilita dal governo come termine per la fine dell’emergenza sanitaria.I "controllori" devono essere riconoscibili e i loro nominativi devono essere comunicati ai lavoratori.

  • Controlli a campione: possono essere anche quotidiani
     

Quando e come avviene il controllo del Green Pass? La legge lascia margini di discrezionalità alle imprese. Le verifiche possono essere effettuate ogni giorno e anche a campione, «a condizione che i controlli siano stati effettuati nel rispetto di adeguati modelli organizzativi». I controlli a campione sembrano più indicati nelle aziende organizzate a turni, soprattutto a ciclo continuo. Nell’organizzazione dei controlli a campione si deve stare attenti a non adottare criteri discriminatori nella selezione dei lavoratori da controllare.

  • Verifiche all’ingresso: le eccezioni devono essere specificate
     

Quando scatta il controllo del Green pass? La normativa suggerisce che il controllo della certificazione verde scatti "«prioritariamente, ove possibile, al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro»: questo comporta che nel Piano operativo organizzativo il datore di lavoro specifichi quale sia l’accesso al luogo di lavoro e anche in quali circostanze voglia effettuare controlli dopo l’accesso al luogo di lavoro.I controlli possono essere digitali (con l’App o con il sistema di rilevazione delle presenze/tornelli), manuali (con operatore) e misti.

  • Le sanzioni per i datori: chi sbaglia paga da 400 a 1.000 euro
     

Quali sono le sanzioni per omesso controllo del Green pass? I datori di lavoro che non verificano il possesso del green pass da parte dei lavoratori o che non definiscono entro il 15 ottobre le modalità operative per il controllo (attraverso la presentazione del Piano operativo organizzativo), sono punibili con una sanzione amministrativa che va da un minimo di 400 euro a un massimo di 1.000 euro, secondo quanto stabilito dalla normativa in vigore fino al 31 dicembre.

  • Ecco gli assenti ingiustificati: è chi dichiara di non avere il Green pass
     

Che cosa rischiano i lavoratori privi di green pass? I lavoratori che comunicano al datore di lavoro di non avere Green pass o che ne siano privi al momento dei controlli, sono assenti ingiustificati fino alla presentazione del green pass, ma non possono essere sospesi né licenziati. Da subito si blocca la retribuzione fino alla presentazione del green pass ma conservano il posto e non ci saranno conseguenze disciplinari, anche se la legge dice che tali conseguenze possono essere applicate «secondo i rispettivi ordinamenti di settore».

  • Sostituire gli "irregolari": possibile solo nelle aziende fino a 15 dipendenti
     

È diversa la disciplina nelle piccole e medie imprese? Nelle aziende con meno di 15 dipendenti è possibile sostituire temporaneamente il lavoratore che non ha il Green pass. Dopo il quinto giorno di mancata presentazione della certificazione verde, il datore di lavoro potrà sospendere il lavoratore non in regola per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione per un periodo non superiore a 10 giorni, rinnovabili per una sola volta.

  • Quando il privato non è datore: se paga un artigiano per un lavoro a casa
     

Quando un privato viene considerato dalla legge un "datore di lavoro" con obbligo di controllare il Green pass? Non sempre un privato è considerato un datore di lavoro. Non è datore di lavoro quando "acquista" un servizio: ad esempio, se un cittadino chiama un idraulico per farsi aggiustare il bagno, compra un servizio ma non è un datore di lavoro. Quindi non ha l’obbligo di controllare il green pass all’artigiano che entra in casa sua a garantirgli una prestazione professionale.Al contrario se un cittadino assume una badante o una baby sitter diventa datore di lavoro: in quel caso scatta l’obbligo di controllare la certificazione verde del lavoratore/lavoratrice. Pena le sanzioni di legge.

  • Attenzione alla privacy: non si registra se c'è vaccino o tampone
     

Come viene tutelata la privacy del lavoratore? Il controllo del Green pass non deve comportare in nessun caso la raccolta dei dati personali e sanitari dell’interessato. Non è dunque ammesso il trattamento di alcuna informazione relativa al titolo che consente il rilascio del Green pass e alla sua scadenza. Insomma non si può registrare se il lavoratore sia provvisto di vaccino o effettui il tampone. L’azienda dovrà dotarsi di un registro privacy nel quale devono essere inseriti quattro tipi di trattamenti riguardo al Green pass: la verifica della certificazione (senza registrazioni), la gestione delle comunicazioni del lavoratore relativa al mancato possesso del Green pass, la verifica del mancato possesso della certificazione all’accesso al lavoro e l’accertamento delle violazioni.

  • I dubbi sui controlli a spot: no, se fornisce le prove dei controlli
     

Potranno essere sanzionate le aziende che effettuano controlli a campione nel caso in cui vengano trovati dipendenti senza Green pass, durante eventuali accertamenti da parte delle autorità? Secondo quanto sostiene il governo nelle Faq (risposte a domande frequenti) non sono previste sanzioni per queste aziende, a condizione che dimostrino che i controlli sono stati effettuati secondo «modelli organizzativi adeguati». Tuttavia la norma non fornisce elementi precisi per il calcolo dei campioni. Parla, in modo generico, di «modelli organizzativi adeguati» che ciascuna azienda deve produrre. Ma non è detto che un modello (anche per aziende di uno stesso comparto) possa risultare adeguato per aziende diverse.

  • Cosa accade ai furbetti: sanzioni disciplinari
     

Che cosa succede nel caso in cui il lavoratore di un’azienda sprovvisto di Green pass riesca a eludere i controlli, perché magari vengono effettuati a campione e non all’ingresso ogni giorno? In base alle normative in vigore (le stesse che prevedoo l’obbligo per le aziende di redigere il Piano organizzativo operativo), il lavoratore che continui a lavorare an che in assenza di Green pass è soggetto (se viene individuato) alle «sanzioni disciplinari, secondo le previsioni dei codici disciplinari del settore»e anche a quelle vigenti in azienda. A questo proposito, però, è bene ricordare che lo Statuto dei lavoratori impone all’azienda di adottare un regolamento disciplinare (da affiggere in un luogo visibile a tutti) per poter applicare le proprie sanzioni.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato