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Bonafè riunisce la segreteria Pd. La guerriglia? Era una finta

Mario Neri
Bonafè riunisce la segreteria Pd. La guerriglia? Era una finta

La sinistra dem aveva promesso lotta dura senza paura contro l’ex renziana e i suoi blitz a pochi giorni dal voto; gli zingarettian-orlandiani improvvisamente diventano amiconi della Simo, allineati alla segretaria, tutti d’accordo. Tre ore di mini conclave, quindici minuti di tempo ad ogni componente

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FIRENZE. Doveva essere una polveriera, l’atmosfera è da sala da tè. La sinistra dem aveva promesso lotta dura senza paura contro l’ex renziana e i suoi blitz a pochi giorni dal voto; gli zingarettian-orlandiani improvvisamente diventano amiconi della Simo, allineati alla segretaria, tutti d’accordo. Tre ore di mini conclave, quindici minuti di tempo ad ogni componente. Tutti a incensare l’analisi del voto di Simona Bonafè. A dirle che sì, perbacco, parole sante, d’ora in poi il «Pd toscano dovrà cercare le alleanze più larghe possibili», pure con i Cinquestelle, ci mancherebbe, «ma basandole sulla condivisione del programma, e comunque dovrà essere il baricentro della coalizione», dice nella sua introduzione l’europarlamentare e segretaria. Qualche voce critica? Un sussulto di dissenso? Macché. Nessuno che le rimproveri ciò che li aveva fatti infuriare meno di dieci giorni fa, e cioè di aver annunciato la composizione della nuova segreteria, attesa da quasi un anno, a cinque giorni dal voto. «Prova a cristallizzare gli equilibri interni per non dover rispondere dei flop alle comunali», mugugnarono i peones della sinistra del partito. «È solo la sua proposta», tuonò Valerio Fabiani, membro della direzione nazionale ed ex vicesegretario silurato proprio da Bonafè.

Nulla invece è ciò che succede nella riunione di insediamento della nuova segreteria. Non un caso. Del resto dopo lo scazzo c’è stato un passaggio non proprio ininfluente: la vittoria di Enrico Letta a Siena, la linea dettata dal capo del Nazareno sulle alleanze e pure una dichiarazione rilasciata a Grosseto in cui gelava ogni tentativo di guerriglia. «Polemiche sulla segreteria? Nessuna. È unitaria, siamo tutti d’accordo». Una strigliata ai sabotatori. «Massì, basta, siamo stufi delle liti e delle divisioni», confessa un membro dell’area. «Ora dobbiamo metterci al lavoro, aprire la discussione sull’identità da dare al partito, ma innanzitutto rimboccarci le maniche per i ballottaggi», dice Bonafè. Perché «a Massarosa e a Sansepolcro possiamo farcela». In Versilia potrebbe tornare lei stessa a dare una mano a Simona Barsotti. Nella città aretina i dem lavorano per portare Roberto Speranza. L’unico che scuota la pace dei sensi lettiana è Emiliano Fossi, il sindaco di Campi. «È necessario un chiarimento fra le varie anime», dice, aggiungendo però di condividere le parole della segretaria. Che in fondo – racconta chi c’era – «la Simo è sembrata più rossa dei rossi, più aperta ai grillini che a Italia Viva». È vero, ai renziani riserva i rimbrotti maggiori: a Pontremoli, Seravezza e San Vincenzo hanno favorito o fatto vincere la destra. Ma l’atmosfera è talmente irenica che a un certo punto il dibattito sulle alleanze sfiora un che di promiscuo, libertino, politicamente osceno. Massimiliano Pescini, il coordinatore, ex renziano e uomo forte di Luca Lotti, sostiene con una certa gravitas che «l’evoluzione del M5S va seguita e il magma Cinquestelle deve essere legato al centrosinistra». Il magma, sì, dice così.

È davvero scoppiata una pace lettiana. State sereni.

Mario Neri

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