Italia
Elezioni comunali, in Toscana il Pd non trionfa: è resa dei conti. Il centrodestra: «Vinciamo se siamo uniti»
Le prime analisi del voto alle amministrative. Sui risultati dei dem pesa l'insuccesso di Grosseto dove Fratelli d'Italia può scalzarli da primo partito della città
«Uniti si vince». Lo dicono a destra e a sinistra. A scrutini in corso si promettono alleanze eterne, ma già preparano rese dei conti o chiarimenti di coalizione. Ieri i festeggiamenti, da oggi le discussioni nelle segreterie o nei coordinamenti. Senza sconti. Il Pd vanta la vittoria del segretario nazionale Enrico Letta nel collegio uninominale della Camera di Siena, con un vantaggio di 12 punti, sull’avversario di centrodestra, ma non basta per calmare i mal di pancia: c’è la sconfitta di San Vincenzo, dopo l’inchiesta che ha spazzato via l’ex sindaco e i vertici del partito; c’è lo smacco di Orbetello, dove per errori da principianti nella presentazione della lista il candidato è stato escluso. C’è il 20% ottenuto a Grosseto che brucia più della vittoria al primo turno del sindaco uscente di centrodestra AntonfrancescoVivarelli Colonna: Fratelli d’Italia insidia il primato al Pd per qualche manciata di voti.
Tutti argomenti che verranno contestati alla segretaria Simona Bonafè , anche se poi ci sarà davvero da vedere se si potrà pretendere un congresso e una nuova segreteria per una tornata elettorale che ha coinvolto 31 Comuni. I vertici del Pd si difenderanno citando i risultati delle ultime elezioni, comprese le regionali, vinte nonostante i tanti ostacoli.
Nel centrodestra, il clima non appare molto diverso. In più situazioni la coalizione si è spaccata, con esiti infausti: a Massarosa, non solo la divisione ha portato alle elezioni anticipate, ma il voto si chiude con un ballottaggio ad alto rischio per la coalizione. Carlo Bigongiari , candidato di Lega e Forza Italia (orfano di Fratelli d’Italia) è indietro di 17 punti rispetto alla candidata del centrosinistra, Simona Barsotti . E, per restare in Versilia, Forza Italia, ha tentato anche l’inedito (e vincente) patto con Italia Viva a Seravezza che fa vincere Lorenzo Alessandrini , già sindaco dello stesso Comune nel 1996, ai tempi dell’alluvione mortale che cambiò per sempre la protezione civile in Italia. Non a caso, e non senza un pizzico di malizia, Forza Italia osserva che «quando scegliamo noi i candidati, vinciamo. Non sempre accade quando vengono imposti dagli altri alleati». Riferimento non casuale a Pontremoli, dove Jacopo Ferri, figlio dell’ex ministro dei 110 chilometri all’ora, batte l’avversaria con il 71% dei consensi.
Non male come dichiarazione di apertura di Forza Italia, soprattutto se si pensa tutti – Lega, Fratelli d’Italia – si intestano la vittoria (al primo turno) a Grosseto e Montevarchi, dove si riconferma la sindaca uscente, Silvia Chiassai, sostenuta da una lista civica ma vicina a Fratelli d’Italia. Brucia, però, lo schiaffo elettorale di Siena, dove è noto che Forza Italia avrebbe voluto un avversario diverso per Letta da Tommaso Marrocchesi Marzi. Certo, oggi il coordinatore toscano azzurro, Massimo Mallegni ribadisce che «la colazione dove è unita vince. E l’importante non è chi arriva primo fra di noi, se poi perdiamo». Parole che condivide Francesco Torselli , capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, con una precisazione: «I risultati ottenuti sono di soddisfazione per tutto il centrodestra. Non cambiano al nostro interno i rapporti di forza perché resta valido il principio alla base della coalizione: il partito che prende più voti è di fatto il leader. Oggi in tante realtà il partito leader siamo noi. Ce lo riconoscono gli elettori che vogliono vedere il centrodestra unito, ma non gradiscono che una parte (Lega e Forza Italia, ndr ) sia troppo innamorata del governo: altrimenti non ci avrebbero premiato al voto». Concorda il deputato Marco Lolini , coordinatore regionale della Lega: «Ci penalizza essere al governo, non riusciamo a dimostrare al nostro elettorato quanto di buono facciamo e quanto riusciamo ad arginare il Pd. Eppure a Grosseto, siamo passati dall’8% del 2016 a oltre il 14,5% (a scrutinio in corso) raddoppiando quasi i voti».
In effetti, dove il centrodestra è unito, tiene. Lo ammette Antonio Mazzeo , Pd, presidente del consiglio regionale: «Dove il centrodestra ha governato bene riesce a vincere, indipendentemente dalle alleanze che riusciamo a costruire. E dove noi commettiamo disastri, come a San Vincenzo, perdiamo. Il messaggio che ci mandano gli elettori è chiaro: a livello locale valutano la qualità dell’amministrazione. Chi governa bene viene votato o riconfermato: l’esempio è la vittoria di Sara D’Ambrosio (Pd) ad Altopascio che ha sconfitto Maurizio Marchetti (Forza Italia) , storico sindaco del paese che si è ripresentato. Non sono le alleanze a determinare l’esito del voto, ma l’unità e il buon governo». Sulle alleanze «a geometria variabile» vuole avviare una riflessione anche la dirigenza del Pd consapevole che su ogni territorio ogni patto ha una storia a sé. «Anche in questa tornata, in alcuni comuni abbiamo vinto e perso con M5S; abbiamo vinto con e senza Italia Viva».
Ma nessuna colpa, il Pd si addossa per la sconfitta di Grosseto o di Montevarchi «dove voti e Comune sono stati persi cinque anni fa». Un modo per difendere la segretaria regionale, Simona Bonafé che osserva: «Sono soddisfatta per il risultato di Siena, città governata dal centrodestra. Quando siamo uniti, il Pd e il centrosinistra sono alternativi alle destre. Ma siamo anche pronti a rimboccarci le maniche per fare ancora meglio». Un impegno al quale è probabile che la segretaria sarà chiamata nei prossimi giorni. Anche da chi come Stefano Bruzzesi , membro della segreteria nazionale del Pd, ieri si è goduto la vittoria di Letta. E la citazione di «azzecca pronostici». Ma prima di rimettere in moto la macchina del partito, è in programma una “revisione” di tutti i pezzi. Guai a chiamarla rottamazione. Ma sistematina, sì.
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