Sicurezza
Comunali, il vento di destra si è fermato. Crollano i sovranisti. Risveglio del centrosinistra nelle grandi città
L’affluenza è forse il dato più clamoroso: mai così bassa nella storia delle amministrative in Italia
ROMA. S’è fermato il vento. La burrasca cattivista del populismo che aveva travolto prima le Politiche e poi le Europee adesso pare quasi un refolo.
Il Capitano è diventato un sergente messo in discussione dalle truppe. Il centrodestra di Matteo Salvini resta schiacciato fra la rivalità con Giorgia Meloni e l’ambiguità di una linea politica di cabotaggio, che oscilla fra un tentennante appoggio al governo e un continuo occhieggiare alla galassia degli arrabbiati no-Vax e no-Pass che considera Mario Draghi un «dittatore».
Ma soprattutto torna a esistere un centrosinistra. Dopo cinque anni, con Napoli, Bologna e Milano conquistate al primo turno e due ballottaggi a Roma e Torino da giocarsi con l’aura di una forza politica che in parte sembra essersi riconciliata con il proprio popolo, il Pd esce da vincitore dalle Comunali. Il primo partito d’Italia nel voto aggregato delle grandi città. E se fino a febbraio, nella visione zingarettin-bettiniana, aveva come punto di riferimento Giuseppe Conte, adesso è «il Pd il baricentro dell’alternativa alla destra», dice Enrico Letta.
Così risaltano il 36 per cento a Bologna, il 33 a Milano, il 28 a Torino. Implodono quasi ovunque i Cinquestelle.
Virginia Raggi resta fuori dal testa a testa del secondo turno, nel capoluogo piemontese la candidata grillina Sganga si ferma sotto il 10 per cento, a Bologna, dove cinque anni fa il Movimento era al 16 per cento, adesso raccoglie poco più del 3. Eppure, dice il segretario dem, è «andando oltre il Pd che si vince». Ché in fondo queste sono anche le amministrative con cui il capo del Nazareno dice addio alla vocazione maggioritaria del Pd e può rivendicare l’idea di un campo largo. Uno schema che raggiunge perfino il parossismo a Napoli, dove Pd e M5s insieme raccolgono il 25 per cento, e l’ex rettore Gaetano Manfredi sfiora il 64 grazie al sostegno di altre undici liste. Ma queste elezioni segnano soprattutto uno spartiacque per la destra, dove crolla la Lega e si moltiplicano i voti di Fratelli d’Italia. E non per effetto di dinamiche locali, ma di un bug interno: perché la diaspora da Salvini a Meloni a cui si assiste da mesi nei sondaggi a livello nazionale, si ripete anche nei Comuni. Eppure i numeri non spiegano tutto.
Il Capitano non solo sembra aver perso il tocco magico, ma assiste alla fine della sua narrazione politica. Incapace di traguardare oltre la pandemia, si è esaurita la spinta sovranista, il suo discorso pubblico non è più un attrattore per la base elettorale che l’aveva condotto al gesto di hybris del Papeete. Quello con cui aveva conquistato le periferie d’Italia, raccolto parte del voto di protesta, perfino soffiato voti al Pd cavalcando il sentimento degli esclusi, dei forgotten, per dirla alla Trump, un altro mito salviniano decaduto per e con l’emergenza Covid. Gli arrabbiati che per lui avevano perfino liquidato con un vaffa Grillo.
I numeri di Roma e Milano sono uno schiaffo durissimo. Nella capitale, alle Europee di due anni fa, la Lega si affermò come secondo partito col 25,7 per cento, adesso è precipitata al 6,3, mentre Meloni nello stesso periodo è passata dall’8 al 18 per cento. A Milano ancora peggio: dal 27,3 all’11 per cento. Così il leader sovranista dovrà affrontare una resa dei conti interna. E per la stessa ragione i grillini potrebbero chiedere a Conte di riscrivere l’agenda del Movimento e aprire una fase di fibrillazioni per l’esecutivo di Mario Draghi.
Ma questa debacle, più che dal voto, è certificata dal non voto. L’affluenza è forse il dato più clamoroso. Mai così bassa nella storia delle Comunali in Italia. Scesa al 54 per cento, ma addirittura sotto il 50 a Roma, Milano, Napoli, Torino. Nelle grandi città le periferie hanno disertato le urne. L’onda anti-establishment non si è alzata, orfana di rappresentanza. È icastico il caso dei Parioli, il quartiere simbolo del Partito della Ztl a Roma, dove si raggiunge il picco di partecipazione, mentre nelle borgate si registra il record di astensione.
Insomma, con il Covid si è infettata anche la democrazia.
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