Il Tirreno

Toscana

Sos liste d’attesa in Toscana: fino a sette mesi per un’operazione ai calcoli renali

Luca Signorini
Sos liste d’attesa in Toscana: fino a sette mesi per un’operazione ai calcoli renali

Colpa del blocco delle assunzioni legato al Covid. Dilatati i tempi della sanità, grido d’allarme dagli ospedali

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FIRENZE. L’“imbarco” può anche durare all’infinito. Non è la fila al check in di un aeroporto in attesa che parta il volo, ma le ore e i giorni che i pazienti si trovano a passare sulle barelle al pronto soccorso, prima di ottenere un letto ed essere ricoverati. «Soprattutto nei piccoli presidi ospedalieri, per esempio quello di Pescia in provincia di Pistoia, ci vogliono quattro o cinque ore per accedere al triage, solo allora qualcuno ti chiede: «Che cos’hai»? Poi, superato l’accesso, il parcheggio sulla barella è diventato passaggio ormai obbligato, una persona può rimanerci fino a 4 o anche 5 giorni», denuncia Flavio Civitelli, segretario per la Toscana del sindacato dei medici Anaao Assomed.

La sofferenza dei pronto soccorso in Toscana e la difficoltà a garantire il primo accesso in tempi ragionevoli, è il risultato di una cronica carenza di personale nell’attività di emergenza/urgenza. Gli operatori rimasti sono costretti a turni massacranti, saltano ferie e giorni di riposo. Secondo le rappresentanze dei lavoratori, mancano almeno 400 medici e altrettanti infermieri. La situazione si è aggravata nell’ultimo anno e mezzo segnato dalla pandemia, con molti dottori destinati ai reparti Covid e a rinforzare le Usca, le squadre di sanitari che tra l’altro dalla prossima settimana torneranno in prima linea per le vaccinazioni nelle Rsa e andranno anche a domicilio per gli ultraottantenni.

Ne risente poi il servizio del 118. In diversi territori della nostra regione, per esempio in Versilia, nel grossetano e nel pistoiese, l’automedica spesso si trasforma in ambulanza infermieristica, perché il medico a bordo non c’è. «Le conseguenze possibili sono l’aumento dei ricoveri non necessari, il sovraffollamento nei pronto soccorso, l’impoverimento della risposta sul territorio e il ritardo nell’intervento, che può provocare un aggravamento delle condizioni del paziente», evidenzia Roberto Rossi della Cisl Funzione pubblica. L’elenco dei reparti in crisi è lungo, una condizione comune a gran parte degli ospedali toscani, si salvano in parte le strutture dei grossi centri (come Pisa e Firenze). Non si trovano per esempio anestesisti (situazione non facile al Nuovo ospedale delle Apuane di Massa), e se questi professionisti non ci sono rischia di fermarsi l’attività chirurgica programmata, già colpita dall’impatto del Covid. Nei tempi massimi previsti dalla Regione per classe di priorità (30 giorni) vengono in pratica effettuati solo gli interventi di natura oncologica.

Le liste d’attesa arrivano anche a 7 mesi per altri tipi di operazioni considerate di routine, come calcoli renali, colecisti, ernie inguinali, impianto delle protesi. Mancano anche i radiologi (è il caso dell’ospedale San Giuseppe di Empoli) e l’attività di diagnostica va dunque a rilento e finisce per ingolfare il servizio in altri ospedali, con liste di attesa che crescono. Anche in questo caso tempi piuttosto lunghi – quattro mesi e oltre – per tac e risonanze, che dovrebbero essere garantite entro 60 giorni per gli accertamenti diagnostici non urgenti. Non va meglio nei reparti di ostetricia e ginecologia: l’appuntamento per un’ecografia ginecologica non viene fissato prima di tre mesi. Non sono poi assicurati i percorsi nascita per l’assenza di pediatri e la difficoltà a coprire i turni di medici e infermieri, nonostante l’invio di rinforzi da altri ospedali. Ma la coperta è corta. All’ospedale Villamarina di Piombino il punto nascita è stato chiuso. E ancora l’organico dei geriatri: questi specialisti scarseggiano, tanto che non è garantita l’assistenza in tutti i posti letto per le cure intermedie, adesso che tornano disponibili anche dai reparti Covid. Le 2.000 assunzioni richieste dai sindacati entro la fine dell’anno – e per ora bloccate dalla Regione – metterebbero in sicurezza l’attività sanitaria. Anche se le situazioni critiche non sarebbero risolte del tutto.

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di Redazione web