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Gkn, il ministero riapre il confronto. Fiom: «La politica faccia la sua parte»
Calosi: serve un decreto urgente contro le delocalizzazioni. Cresce l’attesa per il risultato del voto di oggi
FIRENZE. La convocazione è firmata dalla viceministra Todde: giovedì prossimo, alle 15, è convocato al Mise, il Ministero per lo Sviluppo economico, il tavolo sulla Gkn. La seconda parte della vertenza simbolo che si è aperta il 9 luglio, è aggiornata al 7 ottobre dunque. E l’attesa è tutta incentrata sull’azione politica del governo, chiamato a varare in tempi stretti, anzi strettissimi un decreto urgente contro le delocalizzazioni selvagge. C’è già una proposta di legge firmata dal ministro del lavoro Andrea Orlando e dalla viceministra pentastellata Alessandra Todde ma è ferma da mesi. Ora l’attenzione è puntata sul risultato elettorale. Dalle urne oggi si attende anche una risposta alla vertenza di Campo Bisenzio. Lo stabilimento di componentistica auto dove il 9 luglio i 422 operai sono stati licenziati con una mail dal fondo Melrose, proprietario della multinazionale inglese dell’automotive. La resistenza messa in atto dai lavoratori e dai sindacati di fabbrica e territoriali fino ai livelli nazionali ha portato, a sorpresa, un risultato giuridico che ha ribaltato la vertenza. Il 20 settembre il tribunale del lavoro di Firenze ha accolto infatti il ricorso del sindacato Fiom, partito dopo che Gkn aveva notificato ai suoi dipendenti la decisione di licenziarli via mail. Per il giudice l’azienda ha violato l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori, mettendo in atto comportamenti antisindacali; è stata dunque annullata la procedura di licenziamento.
La sentenza della giudice Anita Maria Brigida Davia sancisce che Gkn «ha violato gli obblighi di informazione a suo carico nei confronti dei sindacati». Quanto al rispetto del ruolo del sindacato è «significativa la chiusura di 24 ore dello stabilimento per “Par collettivo” (permessi retribuiti ai dipendenti, ndr) concordata con una motivazione rivelatasi successivamente pretestuosa e artatamente programmata per il giorno successivo a quello fissato per decidere la cessazione di attività, in modo da poter comunicare la cessazione ai lavoratori e al sindacato con lo stabilimento già chiuso».
Ora l’attesa è concentrata sull’azione politica. Il segretario regionale della Fiom-Cgil, Daniele Calosi, lo ribadisce. «Il sindacato ha fatto e continuerà a fare tutto ciò che è in suo potere, ma adesso dopo la sentenza del tribunale del lavoro – commenta Calosi – la palla passa al governo, che deve prendere una decisione fondamentale, una decisione politica che dia un segnale forte alle multinazionali. Un decreto urgente contro le delocalizzazioni».
Nei giorni successivi alla sentenza, si è parlato anche di ipotesi di acquirenti che potrebbero subentrare a Melrose, con una soluzione mista tra pubblico, rappresentato da Invitalia, e privato. Un modello utilizzato per la chiusura di una vertenza analoga, quella della Whirpool di Napoli. Il sindacato va oltre. «Ora è la politica che deve parlare, dopo tante dichiarazioni di solidarietà». Il primo politico ad applaudire la sentenza di Firenze è stato Enrico Letta, segretario generale del Pd.
«La sentenza del giudice del lavoro fiorentino è stata un primo grande passo per i lavoratori che da mesi presidiano lo stabilimento di Campi Bisenzio – commenta la viceministra Todde – . Questo risultato certifica gli sforzi portati avanti dalle istituzioni, dai sindacati, dai lavoratori e da tutta la comunità che dal primo momento ha sostenuto il territorio in questa difficile battaglia. In questi mesi abbiamo convocato il tavolo tre volte, non abbiamo mai interrotto le interlocuzioni con le parti e abbiamo lavorato in un contesto difficile con un’azienda che ha smarrito il senso di responsabilità sociale. L’incontro al Mise si terrà con l’obiettivo di esercitare quel ruolo di mediazione indispensabile per la vertenza». E va avanti anche la ricerca di acquirenti. «La ricerca che il ministero sta portando avanti verso possibili soggetti interessati non si è mai interrotta – aggiunge la Todde –. Per avere delle interlocuzioni serie e concrete serve tempo e anche chiarezza sulla posizione dell’azienda. Stiamo continuando a lavorare in questa direzione. La produzione dello stabilimento è incentrata sulla componentistica per l’automotive e in particolare sui semiassi che non smetteranno di essere centrali anche nei nuovi modelli di mobilità elettrica. È importante evidenziare i profili dei lavoratori e la disponibilità delle istituzioni a creare le condizioni di massima competitività per mantenere in quel sito un’attività produttiva. La competitività è ciò che crea interesse in un possibile investitore».
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