Gioco
Elezioni comunali in Toscana, prove di centrosinistra largo. La destra divisa rischia nei fortini
Sono 31 le sfide elettorali nella nostra regione. La corsa del segretario Letta potrebbe attutire gli scricchiolii dem. La rivalità Salvini-Meloni è una mina su Grosseto. Si vota fino alle 15 di lunedì 4 ottobre
FIRENZE. Con una sola città capoluogo al voto, appena una manciata di comuni davvero simbolici per la sua storia politica, fino a poche settimane fa la Toscana e i partiti sembravano apprestarsi alle elezioni amministrative con noia, un certo spleen, convinti che avrebbero visto scorrere una tornata fiacca, non decisiva, con qualche sprazzo imprevisto, magari, ma transitorio, irrilevante. Nulla che avrebbe spostato di troppo gli equilibri, lasciando quasi inalterata la fotografia del potere sul territorio, con 20 sindaci uscenti di un centrosinistra ancora non riconciliato del tutto col suo popolo, un civico e nove in mano a un centrodestra ammaccato dall’ultima sconfitta alle regionali. Non sarà così.
Non solo perché alle sfide nei 31 Comuni al voto oggi (urne aperte dalle 7) e domani si affianca quella per il collegio di Siena e Arezzo, dove corre Enrico Letta, il segretario del Pd. Ma perché in poche settimane il quadro politico è mutato radicalmente. Soprattutto per il centrodestra. Minato da liti e divisioni sui territori, effetto dei veleni che fra Lega e Fratelli d’Italia si trascinano sulla scelta dei candidati da tempo – non ultima quella di Susanna Ceccardi – rischia di veder amplificati i suoi guai dalla crisi di leadership di Matteo Salvini e, forse, dalle polemiche sui collegamenti fra il partito di Giorgia Meloni e i cuori neri d’Italia, le frange dell’estrema destra.
Ovvio, anche il Pd misura in Toscana, in piccoli e grandi centri, la tenuta del nuovo schema elettorale inaugurato dall’era Letta. Quello delle alleanze variabili. Forse non proprio ammucchiate, come le chiamano i detrattori, ma espressione di un certo libertinaggio che ha spinto i dem a formare in alcuni casi grandi coalizioni o a scegliere secondo convenienza: qua con Italia Viva, là con i Cinquestelle. Certo, a sinistra saranno in qualche modo elezioni spartiacque: il Pd dice addio alla vocazione maggioritaria, cioè alla stagione – molto narrativa – dell’autosufficienza renzian-veltroniana. E potrebbero far emerge, ineluttabile, la fragilità di Matteo Renzi e della sua creatura. Alcune sfide, poi, saranno test sulla tenuta potenziale del patto con i grillini, l’alleato «sostanziale», l’ha definito il capo del Nazareno, ma soprattutto sullo spostamento a sinistra del baricentro progressista, fino a condizionare perfino le scelte di Eugenio Giani su alcuni fronti chiave come ambiente e infrastrutture.
Certo, se i dem risultassero ininfluenti a Grosseto e incappassero in un ballottaggio a Sesto Fiorentino, dove per evitare la scoppola appoggiano la sinistra-sinistra dell’uscente Lorenzo Falchi, e perdessero altri fortini storici, allora si aprirebbe una fase convulsa nel partito toscano, già scosso da tensioni fra gli ex renziani e la sinistra dem che sembrano anticipare il congresso regionale. Del resto non è che manchino del le sfide ad alto rischio: in Versilia, per dire, dopo vent’anni di egemonia, Seravezza potrebbe passare ad una lista di centro; ad Altopascio la coalizione è ancora minata dai veleni interni con la sindaca Sara D’Ambrosio passata ad Azione di Calenda, e potrebbe approfittarne l’ex sindaco Maurizio Marchetti. Ma proprio la corsa di Letta alle suppletive potrebbe monopolizzare la lettura del risultato toscano, sterilizzando partite (e beghe) locali.
La destra, invece, rischia grosso. A Grosseto un ballottaggio fino a poche settimane fa sembrava impossibile, la riconferma di Antonfrancesco Vivarelli Colonna scontata. Avranno un peso sul voto locale gli acciacchi del Capitano? E se la competizione fra Lega e Fratelli d’Italia favorisse Leonardo Culicchi, il front man rimediato in extremis dopo il ritiro di Giovanni Fontana Antonelli per tenere in piedi l’asse fra Pd e grillini? In alcune roccaforti, poi, come Massarosa e Sansepolcro, le truppe di Meloni e Salvini si sono divise. Dopo liti e lotte fratricide, lì i rispettivi candidati si affrontano da rivali. Una sconfitta in questi (pochi) fortini, dopo la cenciata alle Regionali, rischierebbe di compromettere i sogni di conquista in Toscana, dove il centrodestra agogna il grande scalpo alla regione rossa da anni.
DOVE SI VOTA IN TOSCANA
Provincia di Grosseto: Capalbio, Castiglione della Pescaia, Grosseto, Orbetello, Roccalbegna, Scansano.
Provincia di Livorno: San Vincenzo.
Provincia di Lucca: Altopascio, Massarosa, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, Seravezza.
Provincia di Massa Carrara: Bagnone, Montignoso, Pontremoli.
Provincia di Pisa: Buti, Castellina Marittima, Santa Luce,Vecchiano.
Provincia di Prato: Carmignano.
Provincia di Pistoia: Abetone Cutigliano, Larciano.
Provincia di Siena: Chiusi, Monticiano, Trequanda.
Provincia di Arezzo: Anghiari, Civitella in Val di Chiana, Montevarchi, Sansepolcro.
Provincia di Firenze: Reggello, Sesto Fiorentino.
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