Il Tirreno

Toscana

il bel gesto

Le salvano il marito e lei regala due letti alla rianimazione

Pietro Barghigiani
Emanuele Mori con la moglie Sara Brillanti
◗
Emanuele Mori con la moglie Sara Brillanti

Emanuele Mori nel 2018 ebbe un gravissimo incidente in moto. È un sopravvissuto e ora Sara Brillanti mantiene la promessa fatta in un giorno in cui la speranza e la disperazione oscillavano

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. Gli teneva la mano anche se lui non se ne rendeva conto sdraiato in un letto della rianimazione in coma farmacologico. E in quel gesto d'affetto che racconta un amore infinito lei, la moglie, lo aveva promesso a se stessa: «Anche se Emanuele non dovesse farcela, devo fare qualcosa per questo reparto». Il destino ha voluto scrivere un finale in cui al sorriso adesso si accompagna la generosità. Emanuele Mori, 43 anni, di Galleno, protagonista di un gravissimo incidente stradale nel 2018, alla fine ha superato la prova più importante. È un sopravvissuto, anche se le conseguenze di quello schianto in moto contro un'auto lo hanno segnato per sempre, non solo nel corpo.

Ora la moglie mantiene la promessa fatta in un giorno in cui la speranza e la disperazione oscillavano su chi dovesse prendere il sopravvento. La buona sorte ha deciso per la vita.Nel cuore della moglie di Mori, l'imprenditrice Sara Brillanti, contitolare dell'azienda di famiglia, la conceria Zabri di Ponte a Cappiano, non c'è solo spazio per i sentimenti verso il marito. C'è posto, e non era scontato, anche per gli altri. Sara ha deciso di comprare due letti per la terapia intensiva e la rianimazione che saranno donati al reparto diretto dal dottor Paolo Malacarne all'ospedale di Cisanello. Due letti attrezzati per i quali la ditta produttrice ha praticato un piccolo sconto, ma che alla fine costano sui 30mila euro.

«In due anni siamo a cinque letti ricevuti in donazione - spiega il dirigente del reparto -. Sono arrivati dalla famiglia di un imprenditore purtroppo deceduto dopo un incidente in bici, dalla Vitesco e ora dalla moglie di un paziente che per fortuna si è salvato». Lo slancio emotivo Sara Brillanti si è tradotto nell'acquisto dei letti. Una procedura non gravata da un eccesso di burocrazia. L'Azienda ospedaliera pisana riceve spesso donazioni e non è impreparata, a livello di carte e autorizzazioni, per gestire e rendere operative le buone azioni. Una caratteristiche di queste elargizione è che riguardano sempre l'empatia che i familiari dei pazienti riscontrano nel personale. Sono i comportamenti dei singoli a fare la differenza. E a legare i rapporti tra chi vive l'ansia per le sorti del proprio caro e chi non si limita a fare bene il proprio lavoro, ma ci mette quel qualcosa in più per cui non è pagato. E che fa breccia nel cuore di chi soffre.Era il 27 maggio 2018 quando Emanuele Mori con la sua Kawasaki Z900 finì contro un'auto a Porcari. Trasferito in elisoccorso a Cisanello, rimase in coma per quasi un mese. Tra ricoveri in altri reparti e riabilitazioni in centri specializzati, fece ritorno a casa a dicembre. Da elettricista della Mtc di Porcari ora fa l'impiegato nella stessa azienda nel frattempo comprata dal gruppo Körber (macchinari per la trasformazione della carta, ndr).

«Quella della donazione era una promessa che avevo fatto quando non sapevo se Emanuele ce l'avrebbe fatta - racconta Sara Brillanti -. Era in condizioni gravissime e per giorni è rimasto in pericolo di vita». Arrivato in rianimazione il giorno dello schianto, Mori era rimasto in coma fino a oltre metà giugno. Poi il passaggio a pneumologia il 9 luglio e il 3 agosto a Volterra dove è stato fino al 19 dicembre, giorno del ritorno in famiglia.«È stata lunga e ancora non è finita - prosegue la moglie -. Sono stata ogni giorno per 70 giorni nel reparto del dottor Malacarne. È lì ho capito e visto come lavorano. Mi hanno permesso di stare vicino a Emanuele anche per cinque ore. Per quello che mi hanno trasmesso e per come vedevo le attenzioni che davano a mio marito, ma anche agli altri pazienti, ho deciso di fare la donazione. C'è il cuore in quello che fanno. Sono impegnata nel sociale da sempre e per me era importante oltre che giusto fare quello che ho fatto». Il dottor Malacarne teorizza e mette in pratica da sempre, anche e soprattutto in tempo di Covid, l'importanza della presenza dei familiari accanto ai ricoverati. A luglio aveva pure fatto uno sciopero della fame per protestare contro lo stop alle visite. «Far stare i familiari vicino ai pazienti equivale a una forma di cura» ribadisce il primario che a fine anno lascerà l'Aoup per andare in pensione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa