Attenzione
Mps, Siena pessimista: «Siamo a fine corsa»
Il sindaco: non vorrei che dopo il voto ci dicessero che è già stato fatto tutto
Stretta e costretta tra la trattativa in esclusiva tra Unicredit e il Ministero del tesoro e il silenzio del Governo che non ha ancora risposto all’appello dei sindacati di essere convocati, la città di Siena prova a compattarsi sul futuro di Mps.
E lo ha fatto approvando, al termine di un Consiglio comunale monotematico non senza difficoltà, una mozione all’unanimità in cui si fa «un nuovo e solenne appello al presidente del Consiglio dei ministri e a tutti i dicasteri coinvolti e interessati dall’operazione per un incontro».
Ma il tempo massimo per inserirsi nella trattativa sembra ormai scaduto e di questo ne è consapevole anche il sindaco Luigi De Mossi: «Siamo a fine corsa. Non vorrei che una volta ricadute le polveri della campagna elettorale per le Suppletive ci trovassimo davanti a qualcuno che dice’ “ già stato fatto tutto”» ha detto il primo cittadino. Già, perché a Siena il prossimo fine settimana si vota per sostituire il seggio alla Camera lasciato vuoto proprio da quel Pier Carlo Padoan che è salito alla presidenza di Unicredit. E le elezioni, che vedono tra i candidati anche il segretario dei democratici Enrico Letta, sembrano aver avuto l’effetto “congelamento” sulla trattativa, tacitamente prorogata ad ottobre, in attesa dell’esito delle urne. Il documento, nel frattempo, impegna il sindaco Luigi De Mossi a richiedere «un incontro, per esplorare tutte le possibili soluzioni con un passaggio in Parlamento, valutando, anche, l’eventuale ipotesi di rinviare l’operazione di privatizzazione fin quando la Banca e la comunità senese non saranno effettivamente tutelate» .
«Mi auguro solo che non prevalga un mero interesse commerciale ed economico. Spero che si trovi una soluzione ragionevole che non metta a repentaglio posti di lavoro, sarebbe un colpo di accetta gravissimo per una città e per una provincia» ha detto il cardinale e arcivescovo di Siena Augusto Paolo Lojudice invitato a partecipare al consiglio comunale.
Ma oggi a Siena era anche il giorno in cui si riuniva la Deputazione generale della Fondazione Mps che ha approvato il documento programmatico fissando le prossime erogazioni fino alla somma di 7, 5 milioni di euro.
«La transazione con banca Mps si dovrà chiudere entro il 31 ottobre» ha detto il presidente della Fondazione Carlo Rossi parlando dell’accordo raggiunto con la banca in ordine alle richieste risarcitorie stragiudiziali riferite all’acquisizione Antonveneta e agli aumenti di capitale del 2011, del 2014 e del 2015. La transazione definisce in maniera conclusiva il contenzioso a fronte del pagamento di 150 milioni di euro e di impegni sulla valorizzazione del patrimonio artistico della banca.
Grazie all’accordo Mps riduce di 3, 8 miliardi di euro le richieste risarcitorie che gravano sulla banca stessa. La parola fine a un accordo che, di fatto, aprì le porte all’avvio della trattativa con Unicredit. «Abbiamo chiesto al Mef di poter mettere la cifra nelle risorse del documento programmatico quadriennale – ha aggiunto Rossi – che ha poi voluto mettere in guardia dai possibili rischi della trattativa con Unicredit: «È un’operazione che rischia di essere esosa perché le condizioni le detta il compratore e in modo molto pesante» dicendo di essere preoccupato «per le ricadute che si avranno sull’indotto» e «se va via la direzione generale». «Da azionisti resta quel che c’era ovvero una partecipazione dello 0, 003% e questo rimane» ha concluso Rossi, sgombrando il campo da una possibile ulteriore partecipazione nel capitale di Mps.
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