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Troppi silenzi sulla fine di Perini Navi

Massimo Braccini*
Troppi silenzi sulla fine di Perini Navi

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Il fallimento di Perini Navi evidenzia uno stato passivo molto pesante, con gravi responsabilità di chi ha portato l’azienda in questa situazione e l’ha trascinata avanti nel tempo. Tuttavia, non si può solo assistere ad aste per la vendita che rischiano ulteriormente di andare deserte, perché più il tempo passa e più è difficile riprendere la produzione e rilanciare l’azienda.

Rimettere in moto un’impresa è un’operazione complessa, che richiede ulteriormente tempo, e i piani delle imprese che si erano mostrate già pronte a rilevare l’azienda vanno aggiornati. Questo processo va accelerato, gli interessi di cantieri nautici che risultano tra i più importanti al mondo permangono, ma non può essere solo fatta una valutazione economica.

Vanno esaminati i piani industriali, gli investimenti, l’organizzazione del lavoro e i tempi della ripresa produttiva a regime.

Nelle aree Perini di Viareggio e La Spezia, a seconda dei piani industriali, possono lavorarci centinaia di persone in più o in meno, sia dipendenti che dell’indotto, e quindi ci deve essere una valutazione sindacale ed istituzionale. Di fronte a questa importante azienda fallita, la prima al mondo nel suo genere, si registra troppo silenzio Istituzionale. In passato abbiamo gestito con successo tanti difficili fallimenti e a Viareggio, come nelle altre città della costa, siamo stati capaci di accompagnare tutto il processo della transizione dai cantieri mercantili a quelli Nautici, salvaguardando tutta l’occupazione e le professionalità.

Questo processo che ha portato la nautica toscana ad essere un riferimento mondiale, con i suoi attuali 15.000 addetti complessivi, non è avvenuto per caso, ma è stato frutto di un lungo lavoro sindacale e istituzionale fatto di analisi, valutazioni, studi, riunioni, passaggi a più riprese di consigli comunali (aperti) e regionali.

Sarebbe necessario riprendere questa via e fare un riesame complessivo del settore se vogliamo dargli una vera prospettiva, perché nel frattempo ha preso piega un modello produttivo distorto, con gravi condizioni di sfruttamento dei lavoratori. Le aziende risiedono sul demanio pubblico e le istituzioni hanno tutto il potere di intervento diretto sul settore.

Va definito con le istituzioni e le imprese un protocollo riguardo lo sviluppo e la valorizzazione della nautica in Toscana, la tutela del lavoro e la buona occupazione se vogliamo provare a dare un indirizzo di prospettiva, perché questo rischia di essere uno sviluppo effimero, ben sapendo che non ci può essere nessuna modernizzazione se fatta contro i lavoratori.

*segretario Fiom Toscana

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