Il dolore
«Dobbiamo riconvertire o affronteremo una serie di crisi analoghe»
Gkn può essere riconvertita. Ci sono le competenze, servono le risorse. Il rischio è perdere un’occasione per la trasformazione dell’industria dell’automobile. Ne è convinto Enzo Baglieri, professore di gestione della tecnologia e della produzione Università Bocconi.
Qual è la salute dell’industria dell’automobile?
«L’indotto in Italia è sceso sotto le 150mila unità di occupati, nei momenti d’oro ne aveva 300-400mila. Una riduzione forte dell’occupazione che è la conseguenza di almeno tre cose: la delocalizzazione produttiva del principale marchio italiano; le analoghe scelte di alcuni produttori dell’indotto sottraendo lavoro, capacità e competenze; c’è un scenario nuovo quello dell’auto elettrica per cui la parte meccanica non servirà quasi più».
Cosa servirà quindi?
«Elettronica, batterie, sistemi di controllo e componentistica. Paradossalmente è uno scenario ricco di opportunità e innovazione per chi saprà coglierlo. Servirà una politica industriale precisa, con un progetto di filiera tra costruttori dell’auto e produttori di componentistica per lo sviluppo di un’auto elettrica italiana».
Come fare?
«Dobbiamo riconvertire competenze, addirittura nelle università salvaguardando le eccellenze delle nicchie (Lamborghini, Ferrari, Maserati). In mezzo c’è qualche lacrima».
Quanto tempo abbiamo?
«Abbiamo almeno cinque anni buoni».
Qual è la soluzione per Gkn?
«Nel breve bisognerà sostenere occupazione e riconversione. Se non lo facciamo rischiamo che Gkn sia il punto di inizio di una serie di crisi analoghe».
Cosa dovrebbero chiedere i lavoratori?
«Io pretenderei dalla società un piano di riconversione e una partecipazione al progetto, dal governo le risorse».
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