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Le istituzioni e l'industria: Toscana docet

FRANCO ALFREDO GRASSINI
Un’operaia al lavoro alla Piaggio
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Un’operaia al lavoro alla Piaggio

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Gli economisti tradizionali ritenevano che lo sviluppo industriale dipendesse principalmente dalla disponibilità di materie prime, forza lavoro e capacità imprenditoriali. Da una ventina d’anni un crescente numero di loro si è reso conto che un fattore di notevole rilievo sono le istituzioni che governano un Paese e le aree in cui è articolato. Molto di recente un gruppo di 5 studiosi appartenenti a diverse università ha pubblicato, su Industria, un saggio molto ricco di dati e strumenti di analisi sull’effetto che, nel periodo 2004-2012, le istituzioni hanno in Italia sulla produttività delle imprese industriali di non grande dimensioni. Queste, come noto a tutti, non sono tra di loro omogenee anche negli stessi settori e aree geografiche.

Le conclusioni cui i menzionati economisti giungono sono essenzialmente due.

La prima che le regole adottate in diverse località hanno un consistente peso nell’influire sui comportamenti delle imprese, ovviamente anche perché tra le regole ci sono quelle che riguardano le istituzioni finanziarie che costituiscono uno dei fattori fondamentali per il possibile ritmo di crescita delle aziende.

La seconda conclusione è che la diffusione della corruzione incide molto sulla vita delle imprese. Si tratta di un aspetto molto di frequente non preso in sufficiente considerazione. Si trascura, infatti, che quando per avere un permesso o vincere una gara si deve pagare una tangente più o meno elevata, si riducono i profitti e, quindi, gli stimoli ad operare. Inoltre in un Paese, come il nostro, dotato di buone istituzioni si corre il pericolo di essere scoperti come corruttori da parte della polizia o della magistratura.

Si può, di conseguenza, venire condannati a rimborsare chi è stato danneggiato o addirittura esclusi da possibili future operazioni dello stesso genere. Qui è opportuno sottolineare che la corruzione non riguarda solo gare per forniture a enti pubblici o privati, ma anche la vita normale di imprese industriali.

Si possono corrompere fornitori o reti di vendita.

Cosa, dunque, fare per migliorare la situazione dato che sarebbe pura utopia pensare a un sistema perfetto? Per quello che riguarda le regole semplificare e ridurre il loro numero aiuta a rispettarle. Ma, in questo ambito, occorre ricordare che molto pesano, oltre alla normativa, gli organi statali e locali per la sua realizzazione. E qui le situazioni sono molto diversificate.

Un esempio significativo è quello della Toscana. Molti anni addietro, e non ha più cambiato, scelse che una priorità della politica industriale era quella di attrarre le multinazionali con incentivi e continua attenzione. È riuscita ad essere la prima in Italia in tale ambito pur non essendo il numero 1 economico. In sostanza tutto dipende dagli elettori. Se, ricchi dell’esperienza del governo Draghi, voteranno mettendo l’onestà e la competenza al primo posto, per l’Italia ci sarà un brillante futuro.

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