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il commento

La vera partita sull'elezione del presidente

Emanuele Rossi*
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

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L’elezione del presidente della Repubblica ha sempre costituito un momento di particolare fibrillazione politica, a evidente dimostrazione che quel ruolo non è soltanto neutrale o notarile come pure in passato si è indicato. Al contempo è sempre stato difficile prevedere il nome di chi sarà eletto e il celebre detto coniato per le elezioni del papa (“chi entra papa in conclave esce cardinale”) vale spesso anche per il Quirinale. Nel caso presente la situazione è, se possibile, ancora più delicata. In primo luogo in quanto una regola politica perlopiù seguita è che il presidente venga eletto all’interno della maggioranza che sostiene il governo e che tutte le forze politiche che sono in maggioranza lo votino.

Qui sta un primo motivo di difficoltà, in quanto la maggioranza che sostiene il governo Draghi è molto ampia e al proprio interno conflittuale: se una forza politica fosse esclusa dalla scelta del capo dello Stato le conseguenze sul governo potrebbero essere assai gravi. E allora si potrebbe immaginare un presidente che non sia espressione di nessuna delle forze politiche in campo, ma in certa misura neutrale (se non superiore) rispetto ad esse. E qui il primo indizio condurrebbe a Draghi, ma per il quale concorrono due difficoltà: una politica e una istituzionale. Quanto alla prima, è evidente che qualora Draghi diventasse presidente della Repubblica si dovrebbe trovare senz’altro un altro premier e forse un’altra maggioranza: con tutte le difficoltà del caso, oltre al fatto che si dovrebbe formare un governo in grado di realizzare le riforme promesse all’Europa, di gestire il Pnrr e così via. Ma vi sarebbe anche un’altra difficoltà istituzionale: nel momento in cui Draghi fosse eletto capo dello Stato, chi guiderebbe il governo? La questione è assai delicata: ricordiamo che il governo resta in carica finché c’è il presidente e le dimissioni di questi comportano la caduta di tutto l’esecutivo, che tuttavia deve rimanere in carica per l’ordinaria amministrazione e per dare continuità all’organo. Cosa che sarebbe assai complicata in questa ipotesi perché, evidentemente, la stessa persona non può essere contemporaneamente presidente della Repubblica e del Consiglio. Quindi un bel pasticcio, che in questi termini non si è mai posto. Pensando allora ad altre soluzioni, quelle che sono sul campo sono quindi due. La prima: rieleggere il presidente attuale, con l’accordo politico che Mattarella si dimetta prima della scadenza dei sette anni (nel momento in cui la situazione politica sia cambiata e anche le riforme abbiano preso avvio). Questa ipotesi richiede in primo luogo la disponibilità dell’interessato (cosa che al momento sembra esclusa) e anche la volontà dei partiti di rinviare la questione dell’elezione a un momento successivo (con tutte le incognite del caso). L’altra possibilità è di trovare un’altra persona che abbia le medesime caratteristiche di neutralità ed equidistanza dalle forze politiche in campo, sì che ciascuna di esse possa votarla senza contraddirsi troppo.

Perché questa seconda ipotesi possa realizzarsi occorre trovare un nome non troppo inviso né ai 5 Stelle, né al Pd e neppure a Lega e Forza Italia, e che abbia inoltre quella esperienza politica necessaria per svolgere adeguatamente il ruolo: davvero difficile immaginare chi potrebbe essere (anche se qualcuno dei possibili - pochi - papabili si sta riscaldando dietro le quinte). In tal caso, tuttavia, si potrebbe giocare una carta di scambio: eleggere chi già ricopre una carica importante e di ampia durata (ad esempio, commissario europeo) e mettere al suo posto un esponente della forza politica penalizzata dalla scelta del capo dello Stato. Ipotesi che si potrebbe meglio realizzare in una maggioranza a due, perché è evidente che in uno schieramento sostanzialmente tripolare la terza gamba potrebbe rimanere esclusa dai giochi. Si tratta di ragionamenti astratti, come è evidente: perché si sa che al momento opportuno ogni previsione verrà sconvolta.

La politica è infatti imprevedibile, come peraltro molte delle cose umane.

*costituzionalista - scuola super. Sant’Anna

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