Attenzione
La sinistra fa fatica a rialzarsi
Può sembrare paradossale che mentre la maggior parte dei sondaggi oggi assegnano alla destra un sostanziale vantaggio di potenziali consensi nei confronti di Pd, 5 Stelle e soci, in pari tempo si assista a tante manifestazioni che sembrano invece attestare una diffusa e variegata voglia di sinistra. Gli esempi a riguardo sono molteplici: la partecipazione e l’interesse che si registrano attorno alle tante iniziative per il centenario del Pci, il vasto e commosso tributo alla memoria di un personaggio da sempre schierato come Gino Strada, la crescente consapevolezza del valore dei beni comuni a cominciare dalla sanità pubblica, la mobilitazione e la solidarietà manifestatasi attorno alle fabbriche in crisi e l’elenco potrebbe proseguire.
Eppure la sinistra continua ad essere in affanno, a marcare divisioni, a faticare non poco nel comporre in modo organico e duraturo un campo largo di alleanze. Cioè non riesce ancora a fare proprio ciò che servirebbe a risalire la china e ad avere buone chance di vittoria alle prossime elezioni politiche che, con ogni probabilità, si terranno alla scadenza naturale della legislatura. Naturalmente è auspicabile che, da qui al 2023, si metta finalmente mano alla riforma elettorale e si torni a un sistema proporzionale con un certo sbarramento che metta fine a un maggioritario farlocco e imperfetto qual è quello in vigore attualmente.
Tutto ciò non farebbe tuttavia far venir meno la necessità di lavorare perché si riesca a saldare una larga alleanza di centrosinistra imperniata sull’intesa tra Pd e 5 Stelle.
Attorno a questo obiettivo ci sono ancora da superare resistenze interne a ambedue i partiti e, sopattutto, le asperità che si registrano tuttora sui territori, come evidenziato in occasione delle prossime elezioni amministrative.
Credo che ci sia da superare in primo luogo la logica dell’alleanza difensiva, concepita cioè unicamente per fermare l’avanzata di Salvini e soci e far sì che questo nuovo centrosinistra abbia finalmente un respiro programmatico e ideale alto, tale da suscitare passione ed entusiasmo e richiamare così quei tanti elettori che in questi anni, per usare la metafora tanto cara a Pierluigi Bersani, «sono rimasti nel bosco», cioè ai margini della partecipazione alla vita politica. Anche il Pd, a mio modesto avviso, avrebbe bisogno di una vera e propria rifondazione con la quale mettersi definitivamente alle spalle la nefasta stagione renziana e ricostruire su basi nuove la stessa forma partito. Le agorà lanciate da Enrico Letta possono a questo proposito essere uno strumento molto utile per aprire quel partito a nuovi fermenti e a soggettività diverse ma, innanzitutto, dovranno servire per fare definitivamente i conti con quei limiti teorici e di analisi attraverso i quali il Pd ha letto la società italiana di questi ultimi anni. Si vuole o no per esempio aggredire tutti quei fenomeni che hanno comportato l’allargamento progressivo delle disuguaglianze, non solo di quelle sociali, ma anche di quelle territoriali, di genere e persino anagrafiche?
C’è bisogno di una fiscalità progressiva e in grado di far pagare di più i grandi patrimoni e le rendite o ci si deve baloccare con la politica dei condoni o tuttalpiù ripetere la litania anodina e sbagliata del “meno tasse per tutti”? Si vuole seriamente affrontare il nodo gordiano della precarizzazione e parcellizzazione del lavoro o fare finta che vada bene il jobs act? Quella delle agorà può essere dunque un’utile occasione per far in modo che la sinistra possa uscirne più forte e più unita.
Se invece qualcuno pensasse che tale appuntamento debba limitarsi a ritoccare con qualche belletto l’impianto politico, programmatico e ideale che ha, fino ad oggi, contrassegnato l’identità del maggior partito della sinistra si perderebbe tutti del tempo prezioso, senza sicuramente rafforzare e allargare la platea di militanti ed elettori.
*ex parlamentare
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