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Vaccini in Toscana, la Regione va caccia a 585mila indecisi: accordo con medici di famiglia e pediatri

Mario Neri
Vaccini in Toscana, la Regione va caccia a 585mila indecisi: accordo con medici di famiglia e pediatri

Dovranno provare a convincere i dubbiosi e (magari) i no-vax. Chi vuole fare il passo potrà “segnalarsi” sul portale grazie ad un nuovo tasto

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FIRENZE.  Rassicurare gli indecisi, i dubbiosi. Persuadere i molti che ancora tentennano, non certo i pochi integralisti no-vax. E affidare la missione a chi può farlo meglio, medici di famiglia e pediatri. È l’ultimo tassello della campagna vaccinale pianificato ieri dalla task force regionale coordinata dall’assessorato alla sanità. In via Alderotti s’è chiuso un accordo che impegnerà nelle prossime settimane medici di famiglia e pediatri in una specie di “caccia” ai non vaccinati.

A più di sei mesi dall’inizio della vaccinazione di massa, infatti, c’è ancora oltre mezzo milione di toscani che non ha né fatto né prenotato l’iniezione. Su 3.356.379 persone con più di 12 anni, sarebbero infatti circa 655mila quelle ancora vaccinabili. In realtà 70.403 hanno un’esenzione, e quelle che realmente mancano all’appello sono 585.026.

«Giovani e meno giovani – dice Alessio Nastruzzi, segretario toscano della Federazione dei medici di famiglia – che per svariate ragioni ancora non hanno prenotato neppure la prima dose. Molti di loro sono i cosiddetti dubbiosi, non radicali anti-vaccinisti, ma persone magari impaurite da qualcosa che hanno sentito dire sul vaccino o letto online, quasi sempre false notizie. Il nostro compito sarà quello di provare a convincerli dei benefici della vaccinazione con un’informazione corretta».

Come farlo? Intanto dalla prossima settimana, probabilmente già da lunedì, nascerà sul portale “Prenota Vaccino” un nuovo tasto. Si chiamerà “Mi vaccino dal mio medico”. Consentirà ai ritardatari di far sapere al proprio medico che si sono decisi. Una sorta di auto-segnalazione. Saranno loro poi a doverlo contattare per prendere un appuntamento: questo consentirà al dottore di famiglia di escluderli dalla lista delle persone da chiamare.

Ogni medico curante infatti avrà a disposizione gli elenchi dei propri pazienti vaccinati, da cui desumere i nomi di chi ancora non lo è. «Sarà difficile convincere un no-vax, ma con gli indecisi ci sono maggiori possibilità, e sono la maggioranza», dice Nastruzzi.

Insomma, prima ancora di progettare la campagna per la somministrazione della terza dose, la Toscana sta cercando di completare quella per dare un primo scudo immunitario al maggior numero di persone. Per ora sono 2.304.906 quelle ad aver completato il ciclo con due dosi, mentre 396.194 aspettano di ricevere la seconda. Proprio ieri sono stati spediti 145mila sms ad altrettanti toscani che avranno la possibilità di anticipare il richiamo e dunque chiudere il ciclo entro la fine di settembre. Se poi anche solo la metà dei 585mila ancora senza vaccino decidesse di fare la prima iniezione nelle prossime settimane, entro fine ottobre la Toscana riuscirebbe addirittura a superare l’80 per cento della popolazione vaccinata. Un traguardo necessario, dato che gli esperti ormai sono quasi tutti d’accordo: la variante Delta sta infrangendo i calcoli sull’immunità di gregge.

Per questo sarà cruciale anche la terza dose, almeno per i cittadini più a rischio. Ieri dalla struttura commissariale di Francesco Figliuolo però è arrivato però solo un messaggio interlocutorio, in cui si comunica alle Regioni che a breve il ministero della Salute invierà le indicazioni sulle platee a cui dare priorità. Ma la lettera ribadisce, così come aveva avvertito Roberto Speranza, che i primi a ricevere la terza dose saranno i «soggetti in condizione di immunosoppressione clinicamente rilevante». Tradotto: trapiantati, malati di cancro e dializzati. Poi si passerà ad over 80 e ospiti delle Rsa. Quando? «Difficile dirlo – spiega l’assessore alla sanità Simone Bezzini – Per anziani e personale sanitario si parla addirittura di gennaio. Se così fosse non avrebbe più senso, almeno nei prossimi mesi, continuare a tenere impegnati palasport e fiere come hub vaccinali». L’idea è di restituirli alle loro funzioni. Per questo è stato chiesto alle Asl di provare a immaginare luoghi che facciano da hub alternativi. Sempre che da Roma non arrivi l’ordine di accelerare fin da subito anche sulla terza dose.

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