Sicurezza
Otto ragazzi di Fucecchio e una sfida accettata: trascorrere una settimana intera senza cellulare
Dietro a questa iniziativa c’è un professore di religione: «Per i ragazzi sarà un’occasione di crescita»
FUCECCHIO. Cos’hanno in comune Asia, Mohamed, Pietro, Francesco, Ylenia, Ceikh, Agnese e Giulia? A parte che tutti frequentano lo stesso istituto (il Checchi di Fucecchio, ultimo comune fiorentino prima della provincia pisana), questi otto ragazzi hanno deciso di affrontare una sfida che per dei millennials sarà sicuramente difficile da superare: lasciare in un cassetto per una settimana il loro smartphone, quella proiezione del proprio io nello sterminato mondo della virtualità. Nel cellulare abbiamo tutto, pensare di perderlo è quasi da colpo al cuore: contatti, messaggi, appuntamenti, foto, spostamenti; è sempre lo smartphone che si usa per – ad esempio – sapere se una pizzeria fa una buona pizza, oppure per avere il percorso per raggiungere un luogo da visitare o per comprare l'oggetto che ci manca, magari all'ultimo secondo e con un semplice click.
Insomma, stare una settimana senza smartphone (e senza social) per questi ragazzi significherà praticamente fare un salto all'indietro (ma forse anche in avanti) di una generazione, mettersi nei panni dei propri genitori che da giovani vivevano “tranquillamente” anche senza l’assillo delle chat e delle notifiche, oppure dei mi piace all’ultima foto su Instagram.
Dietro questa “pazzia” c’è un professore di religione tutto particolare, uno che vive la scuola ben oltre banchi e lavagne: Tommaso Giani, cresciuto alla scuola di don Andrea Gallo e di don Armando Zappolini, che nella sua giovane vita di quasi quarantenne ha affrontato tutta una serie di sfide alla ricerca dell’umanità e della socialità. Ad esempio ha portato a termine un Giro d’Italia sui generis, nel quale ogni sera ha volutamente cercato ospitalità da sconosciuti, per dimostrare che l’uomo non è per forza una minaccia per il suo prossimo. E adesso – dal 20 al 27 settembre – con questi otto ragazzi (che non sono tutti suoi studenti) affronterà una settimana dove chat, social e notifiche saranno banditi. Faranno base all’ostello mediceo di Ponte a Cappiano, una frazione di Fucecchio dove c’è un complesso che risale all’epoca di Cosimo de’ Medici: qui dormiranno e faranno colazione, poi andranno a scuola (dove non potranno usare i tablet e il registro elettronico) e durante il pomeriggio prenderanno parte a molte iniziative. Ma prima di iniziare, lunedì 20 settembre andranno in presidenza e consegneranno gli smartphone alla preside Genny Pellitteri, per poi riprenderli una settimana dopo.
Durante l’orario extrascolastico i ragazzi saranno sotto la diretta responsabilità del professor Giani, dopo aver ottenuto il nullaosta dei genitori e grazie al sostegno della Fondazione I Care: «È un’idea – spiega Giani – nata anche per invogliare ad un utilizzo consapevole di queste tecnologie, che sono di grande aiuto ma che a volte ti assorbono totalmente, soprattutto le nuove generazioni. Non crediamo certo che si possa vivere senza, però è possibile staccarsi e “disintossicarsi” per resettare il cervello e poi impostare un approccio diverso. Per fare un esempio: molti ragazzi del Professionale mi dicono che non hanno idea di come potrebbero fare a stare una settimana senza wifi, perché amano sfidarsi coi videogiochi online».
Gli otto ragazzi – a cui eventualmente se ne potranno aggiungere altri, solo per le iniziative pomeridiane – incontreranno gli operai della Gkn, percorreranno la Francigena, faranno un’arrampicata base, conosceranno gli angoli nascosti e più suggestivi della Fucecchio che fu. E domenica 26, mentre a Fucecchio verrà corso il Palio coi cavalli, incontreranno a Genova Egle Rossetti, presidente del comitato delle vittime del Ponte Morandi: «Sarà un modo – aggiunge Giani – per conoscere una persona che all’improvviso ha perso dei familiari e si è trovata a chiedere giustizia per loro e per tutti quelli che sono morti a seguito del crollo. Per i ragazzi sarà un’occasione di crescita. Alla fine sarebbe bello che i loro compagni venissero incuriositi e motivati a “staccarsi” almeno parzialmente da questi dispositivi per vivere appieno ciò che di bello hanno davanti. Oltre a questo studiare un’ora piena, senza il suono e la vibrazione delle notifiche, fa tutta la differenza del mondo».
Sarà l'occasione per apprezzare la bellezza di uno scorcio, l'intensità di un confronto a voce, la vivacità di una camminata assieme; tutti momenti di grande valore, la cui importanza deve risiedere nelle emozioni di ognuno e non nel freddo numero di “mi piace” di una foto su Facebook.
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