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il caso

Maxi multa per lavoro nero nel bagno del giocatore della Juventus

Melania Carnevali
L’ingresso del bagno di Federico Bernardeschi
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L’ingresso del bagno di Federico Bernardeschi

C'erano 16 persone e di loro, solo cinque, stando alla ricostruzione degli ispettori, avevano un contratto regolare: gli altri erano completamente al nero.Ma la società che gestisce il locale ribatte: «Erano pr» 

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CARRARA. Quando i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro sono arrivati, nello stabilimento balneare c’era una festa. Al lavoro, secondo la ricostruzione dei militari, c’erano sedici persone. Tutti giovanissimi, tra i 18 e i 20 anni, quelli delle prime stagioni in cui si accetta tutto.

Di loro, però, solo cinque, stando alla ricostruzione degli ispettori, avevano un contratto regolare: gli altri erano completamente al nero. E il bagno non è un bagno qualsiasi. È il Amare Holi beach, a Marina di Carrara, di Federico Bernardeschi, giocatore della Juventus e campione d’Europa con la Nazionale.

Lui che, carrarese di origini, lì ci aveva trascorso l’infanzia con la famiglia, quando ancora si chiamava Principe, e a dicembre se l’è comprato trasformandolo tutto. Ci ha portato ombrelloni indiani, cuscini colorati e una statua del Ganesh (il dio con la testa di elefante) che all’ora dell’aperitivo sputa un fumo colorato dalla testa che nemmeno a Ibiza. Lo stesso format utilizzato nei beach club aperti in Lazio. E funziona a prova di selfie. A luglio, subito dopo gli Europei, Bernardeschi ci ha festeggiato anche le sue nozze con Veronica Ciardi. Prima di entrare, si è arrampicato sul cancello con ancora il suo abito nuziale – pantaloni bianchi, scarpe sportive, una giacca grigia senza cravatta e una maglietta trasparente – gridando alla folla dei tifosi “i campioni dell’Europa siamo noi”. E quelle foto hanno intasato i social di mezza Italia.

Lunedì sera, la sera dei controlli, nel bagno c’era una festa piena di giovani. A chiedere l’intervento dell’ispettorato del lavoro nel bagno, è stata la compagnia dei carabinieri di Carrara che aveva ricevuto segnalazioni in merito allo sfruttamento del lavoro.

Sono intervenuti i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro, insieme ai militari della stazione di Marina di Carrara. Secondo gli ispettori undici lavoratori su sedici erano al nero ed erano «impiegati come camerieri, barman e lavapiatti».

Secondo la società (che ha sede a Roma), invece, contattata da Il Tirreno «non erano dipendenti del bagno, ma addetti alle pubbliche relazioni per quell’evento specifico». All’interno del locale erano comunque presenti, fanno sapere i carabinieri, anche diversi addetti alla sicurezza assunti da una società spezzina che gestiva l’afflusso della clientela all’interno del locale e loro non rientrano nel computo dei sedici.

Sta di fatto che adesso il bagno dovrà pagare una sanzione totale di 41.600 euro.

I militari fanno sapere anche di aver «formalizzato un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale che può essere revocata dopo la regolarizzazione di tutti i lavoratori in nero». Ma al momento il bagno risulta regolarmente aperto. La società fa sapere che «siamo aperti: non c’è stato alcun provvedimento di chiusura».

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