Il Tirreno

Toscana

LA POLEMICA

Letta si candida a Siena senza il logo del Pd "per privilegiare la coalizione"

Enrico Letta, segretario del Pd
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Enrico Letta, segretario del Pd

L'assenza non sfugge agli sfidanti (né agli alleati di Italia Viva). Ma nel centrosinistra gli esperti di elezioni sottolineano una motivazione di "tipografia" elettorale sulla scheda dell'uninominale

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Il segretario del Pd si presenta alle suppletive di Siena senza il simbolo del Pd. È la sintesi della polemica che ha accolto il logo con cui Enrico Letta chiederà il voto a senesi e aretini il 3 e 4 ottobre per un posto alla Camera. Il seggio si è liberato dopo le dimissioni di Carlo Alberto Padoan, candidato Pd eletto col centrosinistra poi volato al vertice di Unicredit a gestire la discussa acquisizione proprio di Monte dei Paschi di Siena, con lo spettro dello "spezzatino" e degli esuberi.

Matteo Salvini non si lascia sfuggire l'occasione di collegare il caso Mps all'assenza del simbolo Pd: "La sinistra candida il segretario del partito che ha distrutto storia e patrimonio di Mps e, per la vergogna, si presenta senza il simbolo del Pd". Anche Giorgia Meloni scrive che "il segretario del Pd si vergogna così tanto del suo partito che è disposto persino a nascondere il suo simbolo? Lo capiamo perfettamente. Come dargli torto".

Letta spiega invece che la scelta del simbolo (un campo rosso con le parole "con Enrico Letta") serve a "privilegiare lo spirito di coalizione" di centrosinistra. Coalizione larga che comprende anche M5S, Italia Viva, Articolo1, Verdi, Psi, +Europa. 

In serata il segretario Pd spiega meglio la scelta. "Io faccio una campagna elettorale per un collegio uninominale e cerco il più largo consenso possibile". "Il Pd è un pezzo e lo guido io - ha chiarito Letta - sono il segretario che si candida, ma noi puntiamo a un allargamento, come capita nei collegi uninominali, e alla fine vincerà chi riuscirà ad avere la maggioranza dei consensi", ha detto alla festa dell'Unità di Milano. "Se perdo mi dimetto? Semplicemente ho detto che quello è un collegio che devo vincere e sono convinto che il risultato ci sarà".

Nonostante anche Renzi sostenga Letta a Siena, per il consigliere regionale Stefano Scaramelli, big di Italia Viva in Toscana, il nome sul simbolo fa venir meno "la cultura del noi e del collettivo a vantaggio dell'uomo solo al comando. Ricordo battaglie identitarie simili contro leader di altri partiti e anche contro l'ipotesi che a mettere il nome nel proprio simbolo potesse essere Renzi quando era segretario".

Poi c'è un aspetto di "tipografia" elettorale che può spiegare meglio di altre considerazioni l'assenza del simbolo del Pd e degli altri partiti. "Quando c'è un'elezione suppletiva, a differenza dell'elezione ordinaria, non c'è il candidato uninominale da una parte e il simbolo dei diversi partiti dall'altro. È come se fosse un collegio uninominale all'inglese, c'è solo un simbolo - spiega Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato Pd - Uno potrebbe anche fare un simbolo con dentro tutti i simboli dei partiti che lo sostengono, ma non si capisce quasi niente".

Alfredo D'attorre, componente della commissione Affari costituzionali della scorsa legislatura e membro della segreteria di Art.1, concorda: "Nei collegi uninominali secchi con suppletive il candidato decide con quale simbolo presentarsi. Non si possono mettere tutti i simboli. In tutte le suppletive, e ne abbiamo fatte diverse con il Rosatellum vigente, il centrosinistra ha scelto simboli ad hoc unitari: lo ha fatto Ruotolo a Napoli e Gualtieri a Roma".

 

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