Sicurezza
Gli anziani buoni che fanno l’orto per i poveri
Il bene è come un virus contagioso: piccolo, invisibile, ma si trasmette. E può concretarsi in piccoli gesti, azioni minime apparentemente insignificanti. Un orto sociale, ad esempio, è un’opera di bene perché mette assieme concetti positivi e solidaristici: l’autoproduzione, la cura del territorio e, nel caso che andiamo a descrivere, pure l’attenzione alle persone più bisognose.
Accade a Pontedera, nella frazione del Romito. I pensionati arrivano presto e fanno il loro duro ma gratificante lavoro. Prima che il sole sia già alto, hanno raschiato, raccolto, zappettato. Hanno cento metri quadrati a testa di orto dove coltivano cose meravigliose: insalate, zucchine, melanzane, pomodori, fagiolini verdi, cavolo. Loro, gli anziani degli Orti del centro della terza età, si sono organizzati bene: hanno una casina a disposizione per l’acqua fresca e gli attrezzi, l’angolo lettura, ombrelloni.
Ma quello che rende l’iniziativa particolarmente meritoria è la sua vocazione benefica: perché i pensionati hanno deciso di condividere parte del loro raccolto con le persone che hanno più bisogno. Nell’Italia della povertà record, con oltre 5 milioni di persone sotto i livelli di sussistenza, non è una rarità che si abbia bisogno di tutto. C’è sempre una bocca da sfamare e un chilo di pomodori regalati in un sacchetto possono schiudere il sorriso di chi li riceve. La decisione di destinare parte del raccolto in beneficenza , in poco più di un mese, ha già visto partire tre volte il camioncino arancione pieno di prodotti della terra. Dagli orti, grazie alla collaborazione con la cooperativa Arnera e il circuito sociale del comune di Pontedera, raggiungono l’emporio civico o la mensa della solidarietà della Misericordia e da qui vengono smistate alle famiglie che ne hanno necessità. Dice Umberto Brogi, ragioniere in pensione, al suo secondo mandato di presidente del Consiglio degli Orti. «L’iniziativa è partita con l’insediamento del nuovo direttivo. È un piccolo gesto ma siamo felici di aiutare, di renderci utili». «Sono stata invitata a partecipare all’iniziativa da Giovanni Russo diventato da poco membro del consiglio - racconta Belinda Caglieri - Giovanni ha proposto di regalare, in questo periodo favorevole per il raccolto, un po’ di frutta e di verdura a chi ogni giorno lotta con privazioni e ristrettezze».
Una coppia, Giovanni e Belinda, che si è conosciuta su un altro tipo di campo, quello della fabbrica, della cassa integrazione. «Giovanni è un ex operaio della Tmm, azienda della nostra zona chiusa dopo una lunga battaglia - riavvolge il filo della memoria Belinda - Io andavo la mattina a portare il pranzo agli operai che manifestavano e presidiavano davanti alla ditta. Così è nata la nostra amicizia. Poi Giovanni si è trasferito a Pontedera e ha fatto domanda per un orto». Un orto che poi si è allargato a dismisura, come il cuore dei pensionati che vi partecipano.
Le virtù terapeutiche di lavorare la terra sono riconosciute. Si zappa per diletto contro la solitudine e i disagi dovuti all’età e si ritrova nel lavoro sul campo quella socialità perduta, un po’ per l’età, un po’ per la tendenza del mondo sempre più avara di rapporti umani. «Quando decidiamo di fare la raccolta - dice Brogi - posizioniamo una cassetta all’inizio di ogni fila di orti. Chi vuole, sceglie alcuni prodotti dal suo quadrilatero e li posiziona nella cesta. La mattina presto poi carichiamo».
Non c’è una regola scritta del buon cuore. Ognuno dà quel che può. «Quella degli orti sociali - commenta Carla Cocilova, assessore al sociale di Pontedera - è un’esperienza che viene da lontano e che è fondamentale non perdere. Superato il periodo di pandemia, che ha messo a dura prova anche questa realtà, proviamo a ripartire. Da una parte l’aggregazione degli anziani, indispensabile per il loro benessere, dall’altra la dimensione della solidarietà. Con l’intervento degli ortolani aumenta l’offerta, le possibilità di acquisto con i buoni spesa, migliora la qualità dell’alimentazione e il nostro sistema di rete. Sono davvero orgogliosa della nostra comunità che sa legare vari ambienti, con l’obiettivo di contrastare ogni forma di marginalità».
Una piccola iniziativa dal grande valore simbolico: dal seme della generosità possono nascere zucchine e pomodori... © RIPRODUZIONE RISERVATA
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