Il Tirreno

Toscana

Tuti, stesso giorno 34 anni dopo: dalla rivolta al ritorno in carcere

Luca Centini
Il terrorista fascista Mario Tuti in aula durante uno dei tanti processi
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Il terrorista fascista Mario Tuti in aula durante uno dei tanti processi

Il terrorista nero e il 25 agosto: dalla tentata evasione da Porto Azzurro al raduno di Casapound

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È come se il destino avesse disegnato un cerchio perfetto. In maniera beffarda. Dal 25 agosto del 1987 al 25 agosto del 2021. Una data ormai legata in modo indissolubile alla parabola di Mario Tuti. La primula nera, assassino di poliziotti, terrorista, rivoluzionario fascista, pluriergastolano.

La mattina di 34 anni fa, nella portineria silenziosa del carcere di Porto Azzurro, all’isola d’Elba, Tuti punta la canna della pistola alla testa dell’agente di custodia Antonio Matta. In bocca ha l’inseparabile sigaro, con una mano tiene il ferro e con l’altra una scatoletta con all’interno dell’esplosivo. Ieri, stessa data, ma anno 2021. Dopo anni di semilibertà concessa, al detenuto Tuti – oggi 75enne – viene revocata la licenza straordinaria da parte del magistrato di sorveglianza del Tribunale di Roma. Il motivo? A metà luglio il geometra empolese, ai tempi fondatore del Fronte Nazionale Rivoluzionario, ha partecipato al campeggio dell'organizzazione giovanile di Casapound Blocco Studentesco, tenutosi in una tenuta agricola di Allumiere. Come dire, dagli errori si impara, ma mica sempre. La notizia è uscita i primi giorni di agosto. E la bufera è immediata, tanto da interessare a suon di interrogazioni parlamentari la ministra della Giustizia Marta Cartabia. Passano giorni, ma la svolta arriva il 25 agosto. Tuti rientra in carcere. Proprio nel giorno in cui – 34 anni fa – il terrorista dal carcere ha provato a scappare.

Sono altri tempi. L’Elba è piena zeppa di turisti, quando a Porto Azzurro scoppia la rivolta. Tuti e Ubaldo Mario Rossi sono i leader, con loro ci sono altri cinque detenuti pronti a tutto. Vogliono un blindato con il quale evadere dal carcere, raggiungere il porto e prendersi la libertà con la forza. Per ottenere quello che vogliono prendono in ostaggio 25 persone nei locali della portineria, tra questi diverse guardie e il direttore del penitenziario Cosimo Giordano. L’azione di forza non riesce, e allora si inizia a trattare. Per giorni la piccola isola d’Elba diventa il teatro di un braccio di ferro drammatico, con il rischio incombente di un blitz delle forze speciali. Ma l’ipotesi di un’irruzione delle teste di cuoio viene vissuta con paura dalla cittadinanza elbana e dai familiari dei sequestrati. Il sindaco di Porto Azzurro Maurizio Papi è uno dei promotori del “partito dell’elicottero”, con il quale si chiede di andare incontro alle richieste dei detenuti. Per evitare il sangue. Il sequestro cessa dopo una trattativa estenuante, il 1° settembre. Mario Tuti e gli altri si arrendono, consegnano le pistole e i coltelli al direttore del carcere Giordano, mediatore fondamentale nei momenti più difficili. Ma la guerra personale di Tuti non finisce, così come la sua passione per gli ambienti dell’estrema destra. In carcere dal 1975 per aver ucciso due agenti di polizia durante una perquisizione domiciliare a Empoli, Tuti ottiene la semilibertà nel 2004 e viene ammesso al lavoro esterno in una comunità per ex tossicodipendenti a Tarquinia. Ma in più occasioni viene fotografato e intercettato in situazioni legate all’estrema destra, durante raduni nazi-fascisti organizzati da movimenti giovanili. Il campo estivo di Casapound è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tuti torna in cella a 75 anni, la primula nera dovrà seppellire l’ascia di guerra.

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di Redazione web