Il Tirreno

Toscana

Il coraggio di un padre in lutto. La figlia trovata morta in un casolare, lui va in piazza: «Vogliamo aiutare chi ha sofferto come noi»

Barbara Antoni e Martina Trivigno
Andrea Tocchini indica il cielo dove riposa la sua figlia Ludovica (foto Sernacchioli)
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Andrea Tocchini indica il cielo dove riposa la sua figlia Ludovica (foto Sernacchioli)

Lucca, centinaia di persone per lanciare un messaggio positivo. «Ludovica ci ha insegnato a convivere con le fragilità, ci ha fatto capire quanto sia importante frenare il tempo»

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LUCCA. Piazza San Michele sovrastata dal candore dei palloncini bianchi, punteggiata dal bianco delle magliette di tante persone accorse con un’unica e comune volontà: ricordare Ludovica, per tutti “Ludo”, una ragazza bellissima di ventiquattro anni: i suoi occhi di un blu magnetico erano lo specchio del suo animo forte e determinato. Fino a pochi giorni fa, quando Ludo ha fatto, come dice il padre, Andrea Tocchini, «una scelta per la sua vita, si è voluta liberare. Abbiamo deciso di salutarla così, tutti insieme nella sua piazza preferita di Lucca: in tanti ce lo hanno chiesto e lei avrebbe voluto proprio così. Sottolineo che non è assolutamente un addio, ma soltanto un arrivederci, visto che un giorno ci incontreremo ancora».

Ludovica non c’è più da una settimana: il suo giovane corpo senza vita è stato rinvenuto la mattina di martedì 17 agosto in un casolare abbandonato di Altopascio, poco distante dal suo luogo di residenza, a Montecarlo.

Ma oggi, nel dolore più atroce e sconfinato della famiglia, c’è la forza della speranza e soprattutto dell’altruismo. È questo il messaggio che giunge dalle parole del padre Andrea, personalità nota nella Piana lucchese, per il ruolo che ricopre come assessore del Comune di Montecarlo. «È un momento molto difficile per la nostra famiglia – parla a cuore aperto Tocchini, con la voce rotta dall’emozione – . La perdita di Ludovica è stata un fulmine a ciel sereno. Ma se abbiamo deciso di ricordare così nostra figlia è anche per aiutare tante famiglie che come noi hanno attraversato il dolore di un figlio afflitto da una malattia che si chiama depressione. All’origine di tutto, per Ludovica, c’è stato questo problema che purtroppo non è raro tra i giovani. Eppure nel nostro piccolo, abbiamo fatto per lei tutto quanto era possibile. Ma Ludo non accettava le cure, non accettava la sua malattia. Piuttosto che vedere la sua vita precipitare ha deciso così. Lei era determinata in tutto, voleva il massimo. Frequentava la facoltà di Architettura con profitto: agli esami prendeva sempre trenta, voti inferiori non le andavano bene per niente. Era dolce, stupenda, anche se ultimamente credeva di non essere bella. Era la malattia che le faceva vedere questo: noi vorremmo oggi poter aiutare chi come lei e come la nostra famiglia ha dovuto fare fronte a questa malattia. Sappiamo bene come non sia semplice vivere con una persona a cui vuoi bene che deve combattere con un problema così».

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E così, per la famiglia Tocchini, il saluto di ieri sera è stato anche il seme di un grande progetto, nel nome di Ludo ma destinato ad altre persone, ad altri giovani. «Mia figlia Lucrezia vuole dare vita a un’associazione dedicata alla sorella e pensata per le famiglie che combattono contro la depressione, per aiutarle a sostenere le spese per le terapie. Ma c’è anche bisogno di studiare, di andare avanti con la ricerca su questo fronte: è questo il contributo che vorremmo dare. Anche se personalmente, spero che quello che è successo a noi non succeda mai più ad alcuno. In questo dolore sappiamo che bisogna avere la forza, e andare avanti: è la vita, che può riserbare anche questo».

Nella piazza, due gigantografie di Ludovica, sulla parete della chiesa di San Michele, rivolte verso la folla. Verso tutte quelle persone che a Ludo hanno voluto bene. Tante magliette bianche, alcune immacolate. Altre con su scritto il personale addio a Ludovica: «Resterai sempre nei nostri cuori» è uno dei tanti. I palloncini stretti tra le mani, oltre cinquanta rose bianche davanti all’ingresso della chiesa. Occhi colmi di lacrime, mal celati dietro le mascherine di oltre duecento persone. Non si può nascondere il dolore, soprattutto se così grande. «Nel momento del silenzio sentiamo un battito congiunto – è il messaggio affidato al vento, letto dal cugino di Ludovica, perché arrivi a tutti, anche a chi in piazza non c’era – . Ho tenuto i pugni chiusi e poi l’ho sentito. Un grido di dolore che si è trasformato in un inno alla vita. Ludovica era una donna spesso fragile, ma oggi vogliamo ricordarla per quello che ha dato. Per la sua solarità. Ludovica ci ha insegnato a convivere con le fragilità. Ci ha fatto capire quanto sia importante frenare il tempo. E la frenesia».

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