Italia
Sos per le quarantene non pagate
I sindacati mettono in guardia: c’è il rischio che senza la copertura Inps i dipendenti contagiati vadano al lavoro invece di informare l’azienda
LIVORNO. Il governo tace e non stanzia i fondi, Inps non paga la quarantena e il dipendente va ugualmente a lavorare. In previsione della nuova ondata Covid di settembre, con la politica nazionale che non batte un colpo, è questa la grande paura dei sindacati, che lanciano un appello alle aziende: «Coprite i giorni di malattia».
L’Istituto nazionale della previdenza sociale aveva segnalato l’esaurimento fondi per il 2021 già ad aprile di quest’anno certificandolo poi con la comunicazione del 6 agosto. E sono passate due settimane da che Cgil, Cisl e Uil hanno inviato ad Andrea Orlando e Daniele Franco, rispettivamente ministri del Lavoro e delle politiche sociali e dell’Economia e delle finanze, la richiesta di un intervento necessario per la tutela dei lavoratori dipendenti del settore privato in quarantena.
Le sigle sindacali ponevano interrogativi sul riconoscimento dei periodi di assenza dal lavoro e sulla copertura retributiva e contributiva, e adesso rilanciano l’allarme sociale: a rischio ci sono milioni di dipendenti, e migliaia di aziende col fiato sospeso. «Molti di questi lavoratori sono quelli che hanno garantito il funzionamento del sistema Paese durante il lockdown», premette il segretario confederale Cisl Angelo Colombini, che spiega: «Il timore più immediato è che adesso, senza la copertura Inps per i giorni di quarantena (che il decreto Cura Italia equipara alla malattia), i dipendenti possano evitare di rendere nota all’azienda la propria situazione e recarsi sul posto di lavoro».
Ma Colombini teme anche un altro risvolto: «È normale ammalarsi nelle ore successive al vaccino, quindi i dipendenti - senza garanzia di indennità per la malattia - potrebbero decidere di rimandare l’iniezione; ma ho più fiducia nella loro capacità di giudizio che nell’operato di governo e Inps».
E la reazione della politica nazionale arriva solo con la denuncia del segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che pochi giorni fa preannunciava un’interrogazione parlamentare al governo alla riapertura del Parlamento. In attesa di una risposta dei ministeri, il segretario confederale richiama dunque alla responsabilità le aziende stesse: «Pagate i dipendenti, almeno come segno di apprezzamento per il loro lavoro».
Se il governo non stanzia i fondi, Inps non riconoscerà le quarantene-malattia e potrà infatti chiedere ufficialmente alle imprese la restituzione di quanto già versato in busta paga, determinando così una scopertura contributiva; il che pone il datore di lavoro di fronte a non pochi problemi, come spiega lo studio Tmp dei commercialisti Matteo Pulga, Marco Caruso e Carmen Boccoli. Il primo riguarda la discriminazione che si viene a creare tra aziende che possono fare ricorso al lavoro agile e aziende per cui questo è impossibile (si pensi al settore dell’edilizia, per esempio). Se poi il lavoratore attualmente in quarantena si presenta comunque (mettendo oltretutto a rischio i colleghi), l’impresa si espone a responsabilità per mancato rispetto delle norme Covid, mentre l’azienda che lascia a casa il dipendente senza retribuzione senza ricorrere a un valido strumento legislativo rischia il contenzioso.
Il datore a cui Inps dovesse chiedere la restituzione provvederà dunque obbligatoriamente alla trattenuta sulla successiva busta paga, ma può darsi il caso del datore che - in via del tutto arbitraria e contra legem - proceda già oggi alla "trattenuta preventiva" , creando così una ulteriore difficoltà nella restituzione del denaro al lavoratore qualora i fondi dovessero poi arrivare dal governo che - è facile prevedere - potrebbe essere risolta con il ricorso al "fuori busta" .
Senza fondi, il lavoratore si troverà con una busta paga retroattivamente più leggera e con un "buco" di contributi che dovrà trovare il modo di riempire. L’effetto-domino ricadrà sul pagamento di tasse e cartelle esattoriali oltre che sul commercio, a causa della diminuzione del potere d’acquisto del lavoratore (che poi è anche consumatore). Dal 6 agosto insomma ammalarsi in Italia è una pesante incognita, con o senza Covid.
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