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il commento

Quelle buche da riempire nel Belpaese

Franco Grassini
Matteo Salvini e Giorgia Meloni
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Matteo Salvini e Giorgia Meloni

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Siamo tutti lieti che, dopo la crisi del Covid-19, l’economia italiana stia riprendendo a un buon ritmo.

Il Financial Times ha scritto che «per la prima volta da decenni Italia non è più sinonimo di mal funzionamento politico».

L’Istat, che non è il più ottimista dei previsori, stima una crescita del 4,7% nel 2021 e il 4,4% nell’anno successivo.

Spesso, tuttavia, trascuriamo di fare attenzione ad alcuni aspetti negativi.

È come se, soddisfatti di aver scoperto una nuova strada, non considerassimo le molte buche che la caratterizzano.

Invece queste ci sono e meritano di essere riempite perché non riguardano solo chi procede velocemente, ma chiunque voglia andare avanti.

La prima, e forse più difficile, da riempire è proprio dimenticare che la buona ripresa è in larga parte frutto di investimenti dovuti a eccezionali e difficilmente ripetibili politiche europee. L’Istat ha messo in luce che su un totale di 1.019.786 aziende con 3 o più addetti per un totale di quasi 13 milioni di occupati, la stragrande maggioranza (68,9%) aveva riaperto a fine 2020 e solo una piccola parte, con il 4% dell’occupazione aveva chiuso.

In realtà, e siamo alla seconda buca da riempire, 889 mila persone, poco meno di un milione, hanno perso il lavoro.

Di questi ben 576 mila avevano un’occupazione da dipendenti mentre 333 mila erano indipendenti. In sostanza solo il 56,6% delle persone tra i 15 e i 64 anni era occupato all’inizio del corrente anno.

La terza buca da colmare che, per fortuna, ha già molto dentro grazie alle misure per semplificare le procedure e gli aiuti finanziari, è quella dell’innovazione. Al 31 dicembre 2020 esistevano 3.579 nuove aziende innovative.

Tuttavia non c’è solamente bisogno di nuove imprese, ma occorre che anche quelle esistenti, se vogliono sopravvivere e crescere in un contesto mondiale sempre più competitivo, innovino sia le tecnologie sia le politiche commerciali. Non si può certamente pensare che il governo Draghi non abbia ben presenti i problemi cui si è fatto cenno e che, grazie anche ai consistenti aiuti del Piano europeo nuova generazione, non si stia dando da fare e quasi sempre bene, per risolverli.

Ci sono, per altro, ancora due grossi ostacoli da superare.

Il primo è politico.

Fortunatamente si è formata una grossa coalizione per sostenere il governo, ma - purtroppo - molti, a cominciare da Matteo Salvini, cercano di tutelare propri particolari interessi e questo ostacola la marcia in avanti.

Il secondo è culturale.

Se non si hanno dei valori veri da perseguire non si va molto lontano.

Lo spettro delle nuove elezioni nel 2023, con Giorgia Meloni e Matteo Salvini, secondo i sondaggi, probabili vincitori, preoccupano chi conosce le loro idee e le loro capacità operative. La speranza, tuttavia, è sempre l’ultima a morire. Mario Draghi, che ha mostrato notevoli capacità in ambiti diversi, potrebbe creare un nuovo modo di far politica.

Non dobbiamo, peraltro, dimenticare che, in tale ambito - si pensi alla vittoria dei 5 Stelle nel 2018 - avvengono fatti che nessuno aveva previsto e le cui conseguenze non sono immaginabili.



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