Sicurezza
Quei fattorini sotto il sole, una vergogna
Il giorno di Ferragosto, verso le 14.30, passando in macchina da una strada del centro di Livorno mi sono trovato di fronte un ragazzo che pedalava con uno scatolone giallo in spalla. Era un rider (per noi italiani: fattorino) addetto al delivery (per noi italiani: consegne a domicilio), una delle tante splendide novità dei nostri tempi recenti. Vedendo quel ragazzino magro faticare sotto il sole cocente mi sono chiesto: ma cosa ci siamo inventati?
Ma chi ha inventato una barbarie del genere e chi ha tutta questa necessità di ordinare a casa un paio di panini per essere “servito” in quel modo?
Il delivery in queste condizioni per me non si può fare. Spero che siate d’accordo. Non ordinerò mai una polpetta McDonald’s alle 14.30 di un giorno di canicola. Non si può fare usando ragazzi minorenni e in bicicletta. Se proprio qualcuno dirà che è indispensabile avere una polpetta a domicilio questo trasporto lo facciano in motorino, oppure usando la bici in un raggio di movimento di poche centinaia di metri, nel quartiere in cui opera il fornitore.
Qualcuno risponderà: ma cosa dice? È un lavoro normale, moderno, regolare. Ma diamine! Di sicuro è un impiego sottoposto a norme precise di cui le autorità competenti sorvegliano con assiduità il più assoluto rispetto, ma il punto è un altro: è giusto e moralmente accettabile sottoporre ragazzini a un impegno del genere? Scene come quella che ho visto a Ferragosto mi fanno pensare anche ai raccoglitori di pomodori, frutta, verdura che in campi del Sud (e del Nord) vengono pagati una manciata di euro per lavorare piegati in due sotto il sole per ore, sfruttati dalle troppe mafie di casa nostra. Invisibili, lontani, come i bambini che scavano nelle miniere d’Africa per far funzionare i nostri telefonini. Ma i fattorini con le scatole gialle sono qui, in mezzo alle nostre case. E non ce ne vergogniamo…
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