Attenzione
Così il Pd deve scongiurare altri Durigon
Il caso Durigon non può essere in alcun modo derubricato alla stregua di un’infelice battuta di un buontempone. La sortita del sottosegretario leghista che ha occhieggiato al fratello del Duce è forse il più clamoroso di una lunga serie di episodi nei quali più o meno autorevoli esponenti del partito di Salvini hanno civettato con il neofascismo tanto che la Lega ha potuto attingere a piene mani da quel mondo nuovi fiancheggiatori.
Non è un mistero che ai comizi di Salvini partecipino sempre più spesso personaggi che orbitano nella galassia nera e che, molto frequentemente, ai cortei improvvisati di coloro che manifestano contro la “dittatura sanitaria” esponenti di Forza Nuova sfilino insieme ai militanti leghisti che prendono le distanze dall’ala governista, peraltro senza mai essere apertamente sconfessati dal partito. Questo problema del rapporto con il fascismo e con i suoi tardi epigoni non è una bazzecola.
Intanto per la Lega rappresenta una cesura vera e propria rispetto al suo recente passato dato che Umberto Bossi, pur con tutte le sue stravaganze e contraddizioni, aveva sempre saldamente collocato quel partito su posizioni di netto ripudio dell’esperienza fascista.
Non parliamo poi di Fratelli d’ Italia, nato per gemmazione da ciò che restava del vecchio Msi.
È rimarchevole che Giorgia Meloni nella sua autobiografia non voglia correre il rischio di esprimersi su ciò che ha rappresentato per l’Italia il fascismo, spiegando la sua agnosticità sull’argomento che lei è troppo giovane per poter parlare di un periodo cosi remoto.
Una destra di questo tipo non può dunque che allarmare chi ha invece a cuore la difesa della Costituzione repubblicana che ha proprio nell’antifascismo il suo cuore pulsante e il suo cemento.
Tutto questo dovrebbe indurre ancora di più e ancora con più forza e coerenza le forze del centrosinistra a trovare la via dell’unità e della collaborazione ben sapendo che la stagione di un governo di larghissima coalizione, com’è questo guidato da Draghi, prima o poi finirà. Si illude chi continua a pensare che possa tornare in auge un’aggregazione centrista capace di praticare la politica dei due forni, guardando ora da una parte ora dall’altra. La destra di Salvini e Meloni se vince non farà prigionieri. Trovo dunque incomprensibile ai limiti dell’autolesionismo quanti, tra opinionisti e organi di stampa, tifano più o meno apertamente perché l’alleanza tra il Pd e i 5 Stelle vada in frantumi. Che ci piaccia o no questa intesa appare oggi l’unico baluardo possibile contro Salvini e soci. Certo non basta mettersi insieme per risultare competitivi e, soprattutto, per poter governare bene questo Paese.
La sinistra e i grillini devono essere capaci di presentare un progetto che abbia un’anima riconoscibile, che metta al centro innanzitutto la lotta alle disuguaglianze e la difesa e valorizzazione del lavoro. Se si fa questo si può davvero riaprire la partita e anche vincerla. Altrimenti governeranno i Durigon, con buona pace della toponomastica e non solo di quella.
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