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I talebani calano la maschera, sparano sulla folla e distruggono monumenti

I talebani calano la maschera, sparano sulla folla e distruggono monumenti

Meno di ventiquattro ore dopo, alle parole all’insegna della pace e della moderazione sono seguite azioni nel più tipico stile talebano: spari sulla folla, monumenti distrutti, uccisioni e devastazioni

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KABUL. Martedì, nella prima conferenza stampa dopo aver ripreso il potere, i talebani hanno tentato di convincere di essere cambiati. Hanno annunciato un’amnistia, promesso che non ci saranno vendette e che i diritti delle donne saranno garantiti «nella cornice della sharia». Meno di ventiquattro ore dopo, alle parole all’insegna della pace e della moderazione sono seguite azioni nel più tipico stile talebano: spari sulla folla, monumenti distrutti, uccisioni e devastazioni.

A Jalalabad centinaia di persone hanno sfilato per le vie della città sventolando la bandiera nazionale afghana in contrapposizione a quella bianca talebana. I miliziani hanno reagito sparando e picchiando con delle mazze, uccidendo almeno due persone e ferendone una decina. La televisione araba Al-Jazeera ha riferito che la protesta si è estesa alla provincia di Khost. Non nella capitale, dove gli abitanti raccontano di gruppi di combattenti armati che pattugliano i quartieri e bussano di porta in porta, cercando chi è nella loro «lista nera», come attiviste e attivisti, collaboratrici e collaboratori del deposto governo.

Gli estremisti islamici hanno anche fatto esplodere una statua di Abdul Ali Mazari, leader di una milizia sciita che aveva combattuto contro di loro, ucciso nel 1996. Una eco del passato che appare anche un nefasto monito, dietro la promessa di non cercare vendetta: è successo nella provincia di Bamyan, dove nel 2001 i talebani fecero esplodere due enormi statue di Buddha scolpite nella montagna 1.500 anni prima, sostenendo che violassero il divieto di idolatria imposto dall’islam.

Intanto a Kabul, mentre le strade e le piazze sono presidiate da pattuglie armate, la situazione è ancora molto pericolosa, come sottolinea Alberto Zanin, coordinatore medico dell’ospedale di Emergency nel punto stampa organizzato dalla capitale afghana. «Ieri notte ci sono state raffiche di kalashnikov nel nostro distretto ma nel complesso la situazione è calma» ha spiegato ieri mattina parlando della città. In aeroporto però «c’è grande caos, ci sono feriti d’arma da fuoco perché qualcuno sta impedendo alle persone di avvicinarsi agli aeroplani: la situazione è ancora calda – ha precisato – ma finora non abbiamo ancora ricevuto pazienti dall’aeroporto. Nella zona dello scalo anche stamattina ci sono stati conflitti a fuoco e repressione delle masse che cercano di prendere i voli».

Intanto la popolazione vive nel terrore, memore del regime che ha infestato il Paese tra 1996 e 2001, cancellando i diritti delle donne, compiendo esecuzioni pubbliche e dando rifugio ad al-Qaeda. Le donne, in particolare, sono rinchiuse nelle loro case nel tentativo di nascondersi, mentre migliaia di persone attraversano i confini verso i Paesi vicini e a Kabul l’aeroporto continua a essere preso d’assalto da chi spera di scappare via con i voli internazionali.
 

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