Il Tirreno

Toscana

Cecilia Strada: «Salvo vite nel Mediterraneo come mi ha insegnato papà»

Paolo Boldrini
Gino Strada con la figlia Cecilia in un momento felice
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Gino Strada con la figlia Cecilia in un momento felice

La figlia di Gino Strada raggiunta dalla notizia mentre si trovava sulla nave di ResQ: «Abbiamo soccorso 84 persone, non è per bontà ma nel nome dei diritti»

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Cecilia Strada è dove dev’essere la figlia di Gino. Non a Milano o a Roma, men che meno in Costa Smeralda o a Cortina d’Ampezzo, ma in mezzo al Mar Mediterraneo a salvare vite umane. Per la precisione si trova a bordo della nave della ResQ-People saving people.

Al messaggio del cronista delle 17.24 («Buonasera, sono Paolo Boldrini, del quotidiano Il Tirreno. Possiamo sentirci? Grazie e, sinceramente, mi dispiace molto per suo padre»), risponde dopo appena 6 minuti, malgrado la giornata sia stata drammatica. In tutti i sensi.

Un genitore è un genitore e tra le onde, al largo della Libia, si è consumato uno dei tanti salvataggi da parte di associazioni e Ong (Organizzazioni non governative). Così al successivo messaggio («Paolo scusami, ho alcune cose da fare relative al soccorso, possiamo sentirci fra 30 minuti?») non si può che rispondere di sì.

«Sono in mezzo al mare, su una nave di soccorso, siamo salpati sabato scorso e mio padre è morto mentre stavo salvando 84 persone, come mi ha insegnato lui, insieme alla mamma. La notizia mi è arrivata qui, nel Mediterraneo centrale. Qual è la sua eredità? Questa, che sto facendo ora. Aiutare chi ha bisogno». La voce va e viene, la linea telefonica ogni tanto salta, ma un concetto risalta forte e chiaro: «Quello che stiamo facendo non è per essere buoni o commiserevoli - ribadisce con decisione Cecilia Strada - non si può star bene quando altri al mondo stanno da cani. Praticare diritti per tutti, tutelare i diritti di tutti. Penso sia un po’ questo lo spirito che mi guida e anche l’insegnamento di mio padre e di mia madre. Continuerò a farlo. Un abbraccio».

ResQ ha una missione precisa: «Nel Mediterraneo - si legge sul sito - continuano a morire gli esseri umani, le leggi e i diritti. Ci siamo uniti per dare un segno concreto e contrastare la cultura dell’indifferenza, mettendo in mare un’altra nave che sostenga donne, uomini e bambini, costretti a spostarsi da situazioni drammatiche o volenterosi di inseguire il proprio sogno, come di diritto. Il nostro obiettivo è quello di aggiungere, con il contributo di chi non è indifferente, una nave alla flotta umanitaria che opera nel Mediterraneo. In particolare, con un team di professionisti e volontari, per prestare soccorso e raccogliere testimonianze su quanto accade a poche miglia dalle nostre coste, è prevista una nave di 40 metri, con un equipaggio di 10 persone e 9 tra medici e infermieri, soccorritori, mediatori, giornalisti e fotografi. Inoltre, due gommoni veloci per assicurare gli avvicinamenti alle imbarcazioni in difficoltà e il salvataggio dei migranti».

Uno spirito che ricorda il ritornello della canzone “People help the people”, di Cherry Ghost: «Le persone aiutano le persone, dammi la mano e la terrò stretta, niente ti trascinerà giù».

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di Redazione web