Sicurezza
Toscana a maggior rischio, il virologo Menichetti: «Da noi pochi giovani protetti»
La Toscana è considerata per l'Istituto superiore di sanità fra le tre regioni «a rischio moderato, con alta probabilità di progressione» insieme a Puglia e Sicilia
Toscana fra le tre regioni considerate «a rischio moderato, con alta probabilità di progressione» per l’Istituto superiore di sanità, insieme a Puglia e Sicilia. E Toscana con una incidenza di casi positivi al Covid ogni 100.000 abitanti che supera quota 100, insieme a Sicilia e Sardegna. Estate, turismo e pochi giovani vaccinati secondo il professor Francesco Menichetti, virologo e direttore del reparto di Malattie Infettive all’ospedale Cisanello di Pisa, potrebbero essere i motivi che contribuiscono a determinare una situazione da rischio zona gialla.
Professore, Toscana a rischio, dunque...
«Ha il numero dei casi (positivi ndr) documentati per 100.000 abitanti per settimana che è ben superiore al limite dei 50».
Perché secondo lei la situazione è questa, in Toscana. Quali sono i fattori che possono averla determinata?
«Probabilmente è una situazione dovuta anche al periodo estivo. Toscana, località turistiche e aggregazione di giovani non vaccinati configura delle condizioni che sono favorevoli alla diffusione del virus, tenendo conto che c’è la variante Delta, con una contagiosità molto alta. Consideri che una persona ne può infettare fino a 12/14. Poi c’è ancora un problema legato ai vaccini».
Nel senso che sono ancora pochi?
«Probabilmente ancora non hanno raggiunto livelli alti in alcune categorie. Quindi periodo estivo, variante Delta, giovani non vaccinati, località turistiche ed ecco che la Toscana ha almeno uno dei tre indicatori (su cui si basa l’eventuale cambio di colore di una regione ndr) che supera quelli previsti: il numero di casi per 100.000 abitanti per settimana. Ma fortunatamente non abbiamo ancora problemi con i ricoveri, perché questa diffusione di contagi, che deve essere considerata preoccupante, non sta generando un numero elevato di ricoveri. Tanti infetti, ma pochi malati. E pochi malati che richiedono il ricovero in ospedale».
Lo attribuisce ai vaccini?
«Questo dipende dall’effetto positivo dei vaccini. È la riprova che il vaccino funziona e che bisogna continuare in maniera determinata a vaccinare».
Facendo un passo indietro, anche altre regioni sono considerate località turistiche, ma non sono a rischio come la Toscana. Perché secondo lei?
«Bisogna anche vedere il livello di vaccinazione raggiunto. E i giovani, che sono il drive (veicolo ndr) della diffusione, sono ancora poco vaccinati. In più c’è una sacca di resistenza negli ultracinquantenni, che sono quelli che poi vengono in ospedale. Registro inoltre che l’epidemia di malattia grave è prevalentemente, se non esclusivamente, tra i non vaccinati».
C.G.
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