Il Tirreno

Toscana

Quando la musica bussò alla porta di Lavezzi

Simona Peselli
Mario Lavezzi, compositore, cantautore e produttore discografico
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Mario Lavezzi, compositore, cantautore e produttore discografico

Oggi a Montecatini l’artista si racconta. Chitarra in mano, dal successo alla Berté

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Quando la “vita bussò a casa di Mario Lavezzi” nell’appartamento di Milano lui aveva appena tolto i calzoni corti. Ora ha qualche anno di più, i capelli bianchi e cinquanta anni di musica da raccontare. Lo farà oggi, alle 17 a Montecatini, alle Terme del Tettuccio, all’incontro (ingresso gratuito) della rassegna “Acqua in bocca”, con una compagna inseparabile: la chitarra. Non la abbandona mai. Ce l’aveva anche quando la vita bussò a casa sua. In quegli anni, Lavezzi aveva ancora la chitarra, soprannominata la numero Uno – come la moneta di Paperon de’ Paperoni – con cui aveva provato i primi accordi, a dieci anni, nel parchetto sotto casa. L’aveva sottratta alla sorella Annabella e aveva scelto come maestro un tale Franco Bastoni, più grande di sei anni. Ma la musica proibita per gli adolescenti della fine degli anni Sessanta soffia nell’etere di notte. Arriva da Radio Luxembourg, programmazione d’avanguardia, seguitissima da musicisti e aspiranti dj. Manca poco per ritrovarsi nel 1968, fra boom economico, ribellioni verso la famiglia tradizionale e prime insormontabili incomprensioni fra genitori e figli che cercano di affrancarsi dall’autorità patriarcale. Mario Lavezzi la fa grossa. Ha la musica nel sangue, lontano anni luce dalla carriera che il papà Gabriele, avvocato di successo si aspetta. La fortuna per Lavezzi entra tutta in una canzone di pochi minuti scritta per caso insieme a Mogol, che lui chiama il mio fratello maggiore: “Il primo giorno di primavera”. La cantano i Dik Dik, ma i diritti della Siae li intasca l’autore.

«A 21 anni – ricorda Mario Lavezzi – mi entrarono in tasca talmente tanti soldi che in famiglia rimasero tutti senza parole. Nessuno poteva crederci. Ma dal momento che i soldi erano stati guadagnati grazie a questa mia canzone dovevano essere investiti in maniera redditizia. Così con l’aiuto di mio babbo comprai due monolocali a Milano e poi per soddisfazione personale una Porche usata, ma bellissima». Lo sfizio. I dischi in quegli anni erano un qualcosa di concreto e tangibile. «Quando in famiglia portai materialmente il disco – continua Lavezzi – con la copertina e il mio nome stampato sopra calò il silenzio. Fu subito chiaro che il mio non era né uno scherzo né un hobby, ma che quello sarebbe diventato il mio futuro, la mia storia» . I Trappers, le serate nelle balere, I camaleonti, il primo stop ha il colore rosa di una cartolina. «Ero disperato – sorride Lavezzi – convinto che la mia vita fosse arrivata alla fine. Quando termino il militare nel 1968 non mi riprendono nel gruppo. Allora non potevo saperlo, ma fu la mia fortuna. Per questo, soprattutto ai giovani, dico sempre di non mollare mai. Proprio dalle cocenti delusioni nascono le più importanti opportunità». Come, appunto, la canzone del successo imprevisto.

Un giorno nella casa di campagna la mamma Giulia sta cucinando quando sente il figlio strimpellare una melodia. «È bella, di chi è ?». «È mia», risponde Mario. «Poi – ricorda Lavezzi – fu come essere in un film». Tutto ha cominciato a scorrere veloce. L'incontro con Mogol, la canzone che diventa “Il primo giorno di primavera” e che sbanca le classifiche per quasi un anno. «Lavezzi, Mogol e Lucio Battisti – aggiunge Mario – nasce la nostra fratellanza. Ogni volta che Mogol si lasciava con la fidanzata arrivava il titolo di un nuovo album di Battisti. Io e l'amore ? Ho capito parliamo di Loredana...». La Bertè ha 24 anni, oltre a una bella voce e un grande carisma è anche bellissima. «Fu normale fidanzarmi con lei – ammette – ma erano gli anni dell’amore libero, degli hippy peace and love. Ma anche tempi di grandi scenate di gelosia. Ricordo ancora di quella volta che mi spaccò in testa una chitarra. “E la luna bussò”, “In alto mare”, “Dedicato”, le ho composte per Loredana, ma non è stata l’unica donna. Per la Oxa ho scritto “Non scendo”; per la Mannoia “L'aiuola”, “Momento delicato”, “Come si cambia”, “Quello che le donne non dicono”, È tutto un attimo”». Poi ci sono state collaborazioni con Morandi ( “ Vita”), Vanoni (“Insieme a te”, “Per l'eternita”, “Rossetto e cioccolato”), Ramazzotti (“ Stella gemella”). Nel frattempo è arrivato il matrimonio con l’adorata moglie Mimosa, due figli e “Il mare al tramonto”, ultima melodia nata in casa Lavezzi. RIPRODUZIONE RISERVATA

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