Sicurezza
"Puccini, che vuoi da me?". A Torre del Lago Gianna Fratta sfida Toni Servillo
Sarà un duello in punta di lirica. «Le più belle arie contro il suo scetticismo»
Giovedì 12 agosto sarà la notte della conversione di Toni Servillo? Riusciranno la musica di Giacomo Puccini, la suggestiva atmosfera del Gran Teatro Puccini, il romanticismo del lago di Massaciuccoli a far capitolare l’attore? A convertirlo alla passione per il Maestro lucchese? Il guanto di sfida è lanciato. L’esito, però, si potrà scoprire solo durante l’anteprima assoluta dello spettacolo “Puccini, Puccini, cosa vuoi da me?” in programma proprio giovedì 12 agosto alle 21,30 a Torre del Lago, nel teatro che ospita abitualmente le opere di Giacomo Puccini.
Si tratta di una pièce nata dalla penna di Giuseppe Montesano che debutterà – non è un caso – nell’anfiteatro dedicato alla lirica e avrà come protagonisti, oltre a Toni Servillo – attore, certo, ma anche regista di teatro e di opera (Rossini, Mozart, Strauss) – il soprano Donata D'Annunzio Lombardi e il tenore Marco Berti, tra le voci più importanti del panorama nazionale (e internazionale). I due artisti saranno accompagnati dall’orchestra del Festival Puccini diretta dalla bacchetta di Gianna Fratta, che a Torre del Lago ha già debuttati.
Servillo – considerato dal New York Times tra i 25 migliori attori degli ultimi 20 anni – entrerà in scena esclamando “Non mi dirai che ti piace Puccini! A me no, niente, zero, anzi: meno di zero!”. Alla musica, alle romanze, all’orchestra e soprattutto alla direttrice d’orchestra Gianna Fratta il compito di fargli cambiare idea.
Direttrice Fratta, a cosa assisteremo?
«Si tratta di uno spettacolo molto interessante, un melologo (una particolare rappresentazione nella quale la declamazione di un testo letterario è eseguita con un accompagnamento musicale, ndr)con la musica di Puccini in cui la figura di Servillo è una figura abbastanza emblematica: rappresenta tutti coloro che hanno considerato, soprattutto nella prima metà del Novecento ma anche dopo, Puccini un compositore un po’ sentimentale, un po’ melenso, autore di una musica non molto profonda e priva di un’alta intellettualità. E sono stati tanti nel mondo musicale in generale che non hanno considerato la figura di Puccini come una figura di spicco come invece avrebbe meritato».
Che ruolo ha Servillo in questo melologo, dunque?
«Servillo in scena rappresenta proprio questo: rappresenta le persone, gli intellettuali, i pensatori, i filosofi, i musicisti che hanno ritenuto Puccini una figura secondaria e quindi durante lo spettacolo parte proprio da questo. Parla della musica vera, quella in cui si ragiona, quella di Schoenberg, Levenberg, Berg e non certo Puccini con le sue melodie strappalacrime... e durante la sua narrazione, un testo stupendo scritto da Giuseppe Montesano, l’orchestra suona le arie più celebri del Maestro cantate dal tenore Berti e dal soprano D’Annunzio Lombardi gettandogli in faccia tutte le arie più belle scritte da Puccini. Ogni volta che lui sostiene qualcosa, lo contraddiciamo con un’aria che dice appunto il contrario di quello che sostiene. Una vera lotta tra parole e musica un vero e proprio duello».
Che cosa ascolteremo?
«Che gelida manina, Sì mi chiamano Mimì, il duetto del primo atto di Tosca, Sola perduta e abbandonata, l’intermezzo di Manon...il meglio di Puccini e vedremo se lui alla fine cederà».
Un vero e proprio duello?
«In un certo senso sì perché noi cercheremo di convincere Servillo che quello che pensa non corrisponde al vero. Appena lui dice che quella du Puccini è solo melodia priva del dramma allora noi eseguiamo il finale della Butterfly che è una delle cose più drammatiche del mondo; appena dice che manca qualcosa nell'orchestrazione noi facciamo il pezzo più raffinato nell’orchestrazione. Anche tra me e lui ci sarà una dinamica, ovvio che io non amo quello che lui dice e lo dimostrerò non solo con la musica ma anche con i gesti, quando lui mi parla io mi seccherò molto».
Perché Servillo?
«Una scelta della direzione artistica del Maestro Battistelli, una scelta che condivido anche perché credo che sia uno degli attori più importanti non solo in Italia. Attore che si è dedicato insieme all’autore del testo a questo spettacolo con una cura e un’attenzione incredibili, un lavoro che ha amato molto. Servillo ama molto l’opera, ha curato diverse regie d’opera e ogni volta che ci parlo la sua profonda conoscenza dell’opera viene fuori ed è un piacere» .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
