Gioco
La Regione congela le assunzioni in sanità Giani litiga con i sindacati sul deficit
Cgil, Uil e Nursind: taglia per un ammanco da 400 milioni. Il presidente: il buco non esiste. Ma sono un caso i fondi Ue
Mario Neri
firenze. La famiglia gli ha chiesto «stacca». Anche solo una settimana, ma stacca. Eppure il traghetto con cui oggi Eugenio Giani si imbarcherà per le ferie non sarà una relax boat verso la Sardegna, ma una barca piena di pensieri. Uno su tutti, quello per i guai nei conti della sanità toscana e lo scontro ormai aperto con i sindacati (di ogni colore), dalla Cgil alla Cisl, dalla Uil al battagliero Nursind. Con il presidente della Toscana deciso ribadire che «non esiste nessun deficit di bilancio» nel sistema sanitario regionale, e le parti sociali sul piede di guerra, perché il presunto “buco”, l’ammanco sul 2021 – seppure per ora solo stimato – ammonterebbe a circa 4-500 milioni di euro e avrebbe già imposto alla Regione una cura dimagrante e soprattutto di congelare 600-700 assunzioni di infermieri che ospedali e Asl si aspettavano alla fine del primo semestre.
Alta tensione
Non solo. I rapporti fra Giani e il mondo della sanità rischiano di inasprirsi anche per effetto di scelte compiute un anno fa, quando lui ancora correva solo da candidato presidente e non era alla guida della Toscana. Sì perché quello sbilancio, confermano fonti della Regione, se mai ci dovesse essere, poteva essere ridotto grazie a fondi europei utilizzati invece su altri fronti dell’emergenza. E ora, sostengono i sindacati, la Toscana non si ritroverebbe in piena quarta ondata con un allarme personale in corsia.
Le delibere congelate
Ma andiamo con ordine. Molte delle delibere con le assunzioni già approvate da aziende sanitarie e ospedaliere «sono ferme» perché Estar, l’ente di supporto amministrativo regionale, «non ha ancora ricevuto il via libera per sbloccarle. Se pensano di recuperare soldi dopo l’infornata dell’anno scorso, si sbagliano di grosso. Quella è bastata appena a coprire il turn over o a stabilizzare chi rientrava già nell’organico ma con contratti a termine», dice Simone Baldacci, responsabile della Funzione pubblica della Cgil per la Toscana centro. «La situazione negli ospedali è disperata. Ci sono reparti in cui il turno di notte è coperto da un solo infermiere e un solo Oss oltre al medico. E in più la carenza di uomini e donne è data anche dal fatto che molti infermieri sono dovuti andare in soccorso alle Rsa. E dopo un anno e mezzo di pandemia non potevano chiedere al personale di rinunciare alle ferie. Le assunzioni sono vitali. C’è addirittura il rischio che dopo Ferragosto richiamino qualcuno dalle vacanze. Se lo fanno scendiamo in piazza».
Monta la rivolta
La cronaca di una mobilitazione annunciata che però non intimorisce Giani. Il presidente va al contrattacco. Per lui «non esiste alcun ammanco da 400 milioni» perché «il bilancio della sanità viene chiuso a fine anno – dice – Anche l’anno scorso ci ritrovammo con un disavanzo importante, ma abbiamo fatto tornare i conti. Come? A marzo arrivarono più di 80 milioni di rimborsi dallo Stato per le spese sostenute per la pandemia e orientammo risorse di altri assessorati non utilizzate sulla sanità e così raggiungemmo il pareggio». Non solo. Per Giani «non esiste neppure il blocco delle assunzioni».
I 6.000 nuovi ingressi
Il presidente ricorda i 6.000 infermieri a tempo determinato reclutati proprio nel 2020, una delle più grandi infornate di personale in tutta Italia, e aggiunge: «È normale che con una previsione di un possibile sbilancio si faccia un controllo, ma le assunzioni – seppure per gradi – verranno fatte». I tempi però sono cruciali. Anche per affrontare la quarta ondata. «Non è ammissibile, tanto più in mezzo al guado di una pandemia, che la sanità pubblica riproponga i tagli al personale sanitario. Nel frattempo Asl e aziende ospedaliere continuano ad assumere con contratti interinali e a tempo determinato», dice Giampaolo Giannoni, coordinatore regionale del Nursind Toscana. Così, le delibere congelate starebbero costando 136 nuovi infermieri in meno all’Asl Centro, 200 a Careggi, 100 alla Nord ovest.
battaglia sui numeri
Fra sindacati e Regione va in scena uno scontro anche sui 6mila reclutamenti fatti nel 2020. «Per gran parte si è trattato di stabilizzazioni o hanno coperto i pensionamenti, quasi raddoppiati per effetto di Quota 100, peraltro in vigore fino a fine anno», dice Baldacci. «Non è così, il saldo positivo è stato di 4.800 unità», precisano dall’assessorato. «Se non fosse così peraltro avremmo meno problemi di bilancio». E non è vero che le assunzioni sono bloccate. Proprio ieri ne sono state autorizzate alcune, «ma ogni singolo ingresso viene vagliato sulla base delle reali necessità», si spiega dalla Regione. Il reclutamento proseguirà, ma per gradi. Ma a pesare ci sono anche le spese per la pandemia. Si pensava di risparmiare dismettendo molti contratti a tempo attivati per il tracciamento, le vaccinazioni e i reparti Covid, ma la Delta sta scombinando i piani.
Il caso dei fondi UE
Certo, ci si aspettano 86 milioni di rimborsi dallo Stato per le spese compiute per affrontare il Covid, e circa 70-80 milioni dovrebbero arrivare dal pay back, i ristori sulla spesa farmaceutica che ogni anno il governo gira alle Regioni. Ma non basteranno a colmare lo sbilancio. Se nel 2020 è stato da 340 milioni, quest’anno potrebbe superare i 400 milioni. Avrebbero fatto comodo gli oltre 250 milioni di fondi europei che la Toscana ha «rimodulato» grazie ad un accordo col governo Conte bis nel 2020. Ma mentre regioni come l’Emilia destinarono tutti i soldi all’emergenza sanitaria, da noi, di 264 milioni, solo 70 sono stati investiti in sanità. Il resto? Sostegni all’economia, di cui 115 milioni a fondo perduto alle piccole imprese.
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