Gioco
Traffico di green pass falsi, chiusi 32 canali Telegram: fra gli indagati due minori. Acquirenti nei guai
A pochi giorni dall'entrata in vigore dell'obbligo, la Polizia postale interviene e blocca un giro d'affari sulle certificazioni fasulle
Li hanno beccati. In quattro, due minorenni, uno di Foggia e uno di Milano, si sono creati un bel giro: vendita di green pass falsi, su misura, attraverso Telegram, la app di messaggistica istantanea preferita anche dai pedofili. Migliaia di clienti, consegna non garantita. La truffa, sì. Il reato contestato è proprio questo: frode informatica insieme al falso in atto pubblico.
Mai consegnati. La beffa – dice Nunzia Ciardi, direttore del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni – è che molti green pass falsi non sono stati neppure consegnati. E quindi chi cercava di ingannare lo Stato (e ora può essere indagato per concorso in falso in atto pubblico) è stato pure truffato. Anche se non è questo il danno più rilevante subito dagli acquirenti di falsi certificati: è la cessione dei dati personali: «Per ottenere il green pass, le persone hanno dovuto comunicare oltre al nome e cognome dati sensibili come il codice fiscale e l’indirizzo. Combinati insieme e rivenduti nel dark web (la parte più oscura e meno tracciabile della rete) questi dati hanno un valore immenso perché possono essere sfruttati reati anche molto gravi».
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A questo aspetto nessuno ha pensato quando ha regalato ai falsificatori di green pass i propri dati, a poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo di esibire il certificato verde per andare al ristorante o a teatro. Il green pass in Italia è obbligatorio dal 6 agosto; il 9 viene smantellata la prima organizzazione specializzata in contraffazione. Prima ma non unica perché – spiega la Polizia postale – l’inchiesta sta procedendo sia per identificare i presunti clienti, sia per identificare i gestori di altri canali Telegram specializzati in questa nuova attività.
Segui il denaro. All’inizio, però, l’indagine “Fake pass” (pass falsi) è stata faticosa. È partita “seguendo il denaro”, anche se invece di banconote si tratta di criptovaluta, valuta virtuale usata spesso per l’acquisto di merce proibita sul dark web (dai video pedopornografici alla droga). I green pass falsi, infatti, si pagavano così sui 32 canali Telegram: bitcoin o buoni acquisto di piattaforme per lo shopping online a prezzi tra i 150 e i 500 euro l’uno, ma con sconti e pacchetti per famiglie e gruppi di 4/5 persone. Seguendo le tracce del denaro, dunque, sono scattate le perquisizioni e ai sequestri nei confronti degli amministratori di 32 canali Telegram.
C'è anche il medico. Gli organizzatori del giro di falsi green pass riuscivano ad attirare i clienti con un messaggio semplice, accattivante: “Ciao, ti spiego brevemente come funziona. Attraverso i dati che ci fornisci (nome e cognome, residenza, codice fiscale e data di nascita) una dottoressa nostra collaboratrice compila un certificato vaccinale e (quindi sì, risulti realmente vaccinato per lo stato) e da lì in green pass”.
La garanzia di avere un green pass “espresso”, a domicilio, e senza bisogno di vaccinarsi ha reso florida in poco tempo l’attività. Anche grazie alla garanzia (millantata) di avere un medico a disposizione che desse un tocco di autenticità al documento. Tuttavia – avverte la polizia postale – il green pass originale «non può essere falsificato né manomesso poiché ogni certificazione viene prodotta digitalmente con una chiave privata del ministero della Salute che ne assicura l’autenticità. A ogni controllo, con l’app ufficiale Verifica C19, viene interrogata la banca dati ministeriale che contiene l’elenco della popolazione vaccinata e di conseguenza il codice speciale (QR -code) generato con una certificazione non autentica non supererebbe la procedura di verifica». Quindi – stando alla Polposta, anche se i green pass falsi fossero stati recapitati non sarebbero serviti a un bel nulla. I possessori sarebbero stati scoperti al primo controllo.
Pene severe. Questo, però, non alleggerisce le posizioni. Anzi, Licia Ronzulli, vicepresidente di FI al Senato sostiene che chi ha ordito questa truffa è responsabile di «tentata strage» perché avrebbe mandato in giro persone potenzialmente infette: «La vendita online di falsi green pass è un reato gravissimo che compromette la sicurezza sanitaria del Paese. Sono già stati individuati molti dei responsabili di questa tentata strage. Per questi farabutti che attentano alla salute pubblica ci vogliono pene esemplari». A sollecitare «l’avvio di una riflessione rapida ed efficace per adeguare il sistema sanzionatorio dei reati informatici» è pure Girolamo Lacquaniti, portavoce dell’associazione nazionale funzionari di polizia , perché «la pandemia ha fatto registrare un aumento esponenziale dei reati commessi attraverso piattaforme social o canali di messaggistica istantanea».
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