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Green pass a scuola: una scelta di sicurezza che però genera dubbi

testi raccolti da Martina Trivigno e Luca Signorini
Green pass a scuola: una scelta di sicurezza che però genera dubbi

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L’introduzione dell’obbligo di Green pass per tutto il personale scolastico - docenti, amministrativi e altre figure - è uno dei temi più dibattuti di queste ultime settimane che hanno portato al decreto che introduce il certificato vaccinale obbligatorio per alcune categorie di lavoratori e per poter accedere a determinati servizi, locali e altro. Un dibattito, in particolare quello che riguarda la scuola, che si è rivelato assai divisivo. Lo confermano anche le opposte opinioni espresse da un dirigente scolastico e da un sindacalista del comparto scuola, che ospitiamo in questa pagina. Sì al Green pass, strumento che porterà sicurezza, dice il dirigente, anche se non sarà facile far accettare l’obbligo e gestirlo in tutte le scuole italiane. No, ribatte il sindacalista, il Green pass non servirà ad escludere nuovi focolai nelle scuole con tutte le conseguenze immaginabili.

Riccardo Monti (preside di istituto alberghiero): Così potremo garantire la frequenza

Quando "Il Tirreno" mi ha chiesto di esprimere il mio parere sull’obbligo, da settembre, di possedere il Green pass per tutto il personale scolastico, docente e non docente, il mio primo impulso è stato quello di rispondere all’invito cortesemente di no. Chi me lo fa fare - mi sono chiesto - di prendere pubblicamente posizione su un tema così controverso e divisivo per l’intero mondo della scuola a livello nazionale? Perché aggiungere anche la mia, alla cacofonia di voci che da mesi dibattono quotidianamente intorno alla necessità di imporre l’obbligo vaccinale (o qualcosa di molto simile) ai lavoratori di un settore chiave per il nostro Paese, come è quello della scuola? Poi mi sono detto che fra circa tre settimane, con l’inizio delle lezioni e il suono della prima campanella del nuovo anno scolastico, non potrò comunque esimermi dall’affrontare questo argomento. Lo farò parlando con gli insegnanti, gli impiegati e i collaboratori scolastici dell’istituto superiore che dirigo. Un confronto che avverrà magari mentre controllerò il loro possesso di quel certificato verde vaccinale, necessario per poter accedere al proprio posto di lavoro, pena la sospensione dall’incarico e dello stipendio.

La domanda che mi è stata posta è questa: era proprio necessario imporre il Green pass al personale scolastico, quando sappiamo che almeno l’85/90 per cento di esso è già vaccinato e - secondo quanto ha dichiarato lo stesso ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi - il mondo della scuola è quello che ha reagito di più e più prontamente all’appello lanciato per dare slancio alla vaccinazione?

Ecco di seguito la mia breve e personalissima risposta al quesito: bene, secondo me, sì; il Green pass è un qualcosa di necessario. Il Governo non poteva, soprattutto in questo momento della campagna vaccinale e visto l’andamento dell’epidemia, agire in maniera diversa.

È chiaro che la scelta di introdurre il Green pass obbligatorio per docenti e personale amministrativo rappresenta un valore poco più che simbolico: al momento, infatti, appena il 10 per cento degli studenti italiani che hanno più di 12 anni - sono i giovani che risultano i più colpiti dalla famigerata variante Delta del Covid-19 - risulta oggi già vaccinato. È altrettanto chiaro, naturalmente, che la decisione presa dal Consiglio dei ministri non farà affatto felici numerosi miei colleghi dirigenti, sia perché li chiama ad un difficile e sicuramente sgradevole ruolo di controllori sulla certificazione, sia perché appare destinata ad accendere conflitti con coloro che si dimostreranno riottosi, e con i sindacati di categoria. Inoltre, l’obbligo del Green pass (e dunque della vaccinazione anti-Covid) probabilmente andrà a creare problemi di organico di difficile soluzione, almeno in alcune regioni che si ritrovano scoperte di personale da chiamare come supplente in corso d’anno. Eppure, questo recente provvedimento è la premessa ineludibile affinché si possa affrontare con un po’ più di ottimismo questo terzo (!) anno scolastico di convivenza forzata con il coronavirus.

È in sostanza, a mio parere, l’unico modo per affermare senza alcuna ambiguità che, nell’anno scolastico 2021/2022 - dopo i disastri provocati dalla didattica a distanza, che sono stati certificati dai preoccupanti risultati emersi dalle più recenti prove Invalsi, cioè le verifiche periodiche che accertano le conoscenze e le abilità degli studenti in varie materie - la scuola dovrà per forza ripartire nella sua forma in presenza, e non più con i collegamenti da remoto e le lezioni a distanza.

Infine - e sarà forse il risultato più importante da conseguire grazie a questa misura - l’esempio dei docenti che si sottoporranno alla vaccinazione, farà da traino per la popolazione studentesca e anche per le loro famiglie. Questo soprattutto se, agli alunni vaccinati, sarà davvero sempre garantita la frequenza scolastica in classe, anche nel caso di positività di qualche compagno non ancora vaccinato.

In questo modo, potremmo essere tutti un po’ più sicuri nel combattere il virus.

Rino Di Meglio (coord. nazionale Gilda): Ma non è utile la soluzione è distanziarsi

Il vaccino rappresenta un’arma importante per neutralizzare gli effetti più gravi in caso di contagio da Covid-19 e, accordando fiducia alla scienza, non possiamo che dirci favorevoli alla vaccinazione. Ma imporre di fatto questa misura di prevenzione soltanto al personale scolastico attraverso l’introduzione del Green pass obbligatorio, ci sembra illogico.

Se l’obiettivo è garantire la ripresa in sicurezza della didattica in presenza, infatti, questo obbligo dovrebbe riguardare tutti i soggetti che a vario titolo entrano negli edifici scolastici, compresi dunque i genitori e gli alunni. Senza il loro coinvolgimento, questa misura rischia di rivelarsi inefficace nel frenare eventuali focolai di contagio e le conseguenti chiusure delle scuole.

In ogni caso, poiché per ottenere il Green pass - e quindi per vaccinarsi - i docenti sono obbligati a sottoscrivere una dichiarazione con cui si assumono la responsabilità del trattamento sanitario al quale si sottopongono, rileviamo che ciò è in evidente contrasto con l’obbligo imposto dal datore di lavoro, cioè dallo Stato.

Il minimo sindacale consisterebbe nel mettere a disposizione tamponi gratuiti per chi non intende vaccinarsi.

L’introduzione di questo obbligo, inoltre, dimostra palesemente il fallimento dei protocolli di sicurezza finora messi in campo per contrastare la diffusione del contagio da Covid-19 nelle scuole e fin dall’inizio giudicati fallaci dalla Gilda. Che, per questo, ha deciso di non sottoscriverli.

Nella scuola, la gestione della sicurezza finora è stata di carattere politico, perché sistematicamente le misure sono state adattate all’esistente, con un’assoluta incapacità di aumentare gli spazi e il personale docente in servizio e, dunque, di sdoppiare le classi, ridurre il numero di studenti nelle aule e garantire il distanziamento.

Alla luce di tutto questo, appare più che fondato il nostro timore di assistere nuovamente a settembre al triste balletto dei focolai e delle chiusure a singhiozzo che porteranno a un ritorno della didattica a distanza e della didattica digitale integrata. A ciò aggiungiamo una forte preoccupazione per la conclamata incapacità di tracciamento dei contatti per ricostruire le catene dei contagi. In tema di monitoraggio, infine, ricordiamo ancora una volta come, nonostante le nostre ripetute richieste, sia sempre stata negata la trasparenza sui dati relativi ai contagi nelle scuole, una battaglia di civiltà che la Gilda ha sempre portato avanti sin dall’inizio della pandemia.

Per riassumere: come Gilda, diciamo sì alla vaccinazione anti-Covid come raccomandazione per tutelare la propria e l’altrui salute, ma non siamo favorevoli, allo stesso tempo, all’immunizzazione imposta in maniera surrettizia con l’introduzione del Green pass obbligatorio.

Riteniamo illogico fissare l’obbligo vaccinale per il personale scolastico ma non per la ben più folta platea studentesca, considerato che, al contrario dell’ambito sanitario, sono gli studenti a costituire un potenziale veicolo di contagio per gli insegnanti e non viceversa.

E l’introduzione di questo obbligo dimostra palesemente il fallimento dei protocolli di sicurezza finora adottati per contrastare la diffusione del contagio nelle scuole.

Tutti i virologi concordano nell’asserire che la misura di prevenzione più importante per contrastare il virus sia il distanziamento sociale, purtroppo inapplicabile, però, nella maggior parte degli istituti scolastici italiani a causa della mancata volontà politica di ridurre il numero massimo di alunni per classe. Senza adeguati spazi dove poter attuare il distanziamento previsto dalle norme di sicurezza, anche la gestione del prossimo anno scolastico - con il suono della prima campanella a settembre - si preannuncia molto difficile. Con buona pace dell’obbligo vaccinale. E pure del Green pass.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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