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Ora resta una dolce malinconia

Giorgio Billeri
Ora resta una dolce malinconia

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Giusto essere strafelici: quaranta medaglie, decimo posto nel medagliere. Lo sport italiano è tornato al tavolo dei grandi del mondo, grazie alla programmazione, al reclutamento di grandi allenatori e anche alla multietniticità.

Quando finisce un grande evento, siano Mondiali, Europei di calcioo l’Olimpiade, resta comunque una sottile malinconia, un piccolo senso di vuoto. Per sedici giorni le nostre notti e le nostre mattinate sono state attraversate dalle gare, scandite dai tanti trionfi e da pochi rospi da ingoiare. Era qualcosa che ci allietava e ci accompagnava. Adesso la torcia si spegne, a Parigi si inizia a lavorare per l’Olimpiade della grandeur e lo sport mondiale si riposiziona: torniamo a parlare del calcio cannibale, del grande tennis, dei meeting di atletica (meno). Seguiremo, ma distrattamente (purtroppo è il nostro Dna) quelli che torneremo a chiamare sport minori e che guadagneranno a stento una breve in fondo alle pagine sportive. Ma questi ragazzi, queste facce che abbiamo voluto affiancare una all’altra nelle pagine che seguono, meritano il nostro grazie: e magari, anche se non ci scommettiamo, quando leggeremo di una vittoria nel karate o nel taekwondo ci soffermeremo un attimo in più. Perché se è stata un’estate unica, il merito è loro. Au revoir.
 

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