Il Tirreno

Toscana

Il “valore aggiunto” dei vecchi giochi donati ai passanti

Luca Signorini
Le cassettine con i giocattoli che Maria Pia Lombardo ha lasciato davanti alla sua porta
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Le cassettine con i giocattoli che Maria Pia Lombardo ha lasciato davanti alla sua porta

Ambiente e altruismo: bel gesto a Monsummano

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In mezz’ora è “sparito” tutto. Nella cassettina da ortofrutta e negli altri due piccoli contenitori, ben ordinati, c’erano giocattoli, libri, anche un pallone. La signora Maria Pia Lombardo ha esposto tutto fuori dal cancello della sua abitazione a Monsummano Terme (Pistoia). Sul muro, un foglio A4. Caratteri colorati e visibili. C’era scritto: «Regaliamo giocattoli, libri e matite. Servitevi». Poi un emoticon e una freccia.

Quando si dice che i giochi sono preziosi. Che siano di prima, seconda o terza mano. Un gesto, all’apparenza semplice, che esprime diversi concetti. Piuttosto facili a dirsi, un po’ meno a realizzarli, a farne un’abitudine, un modo di intendere e vivere il mondo. Servirebbe il contributo di tutti, nessuno escluso. Intanto un singolo esempio, sperando che non resti isolato.

«Il motivo per cui accetto di parlare di questo gesto è cercare di coinvolgere altri a fare lo stesso: per me non è un’iniziativa singola ma uno stile di vita», dice Lombardo. Che parla di economia circolare, stop agli sprechi e all’inquinamento, riuso e riciclo. Di responsabilità e senso civico. E anche l’occasione di dare una mano a chi ha bisogno, e magari non chiede per vergogna o eccessivo pudore.

«Credo fortemente che sia necessario un cambio di passo verso un’economia circolare che ci permetta di non sprecare le risorse naturali e umane, e di non inquinare l’ambiente con i nostri rifiuti – spiega la signora – sostengo che dare una seconda o anche terza vita agli oggetti abbia una valenza morale ed educativa dal punto di vista civico».

«La generazione delle mie bambine – prosegue l’autrice di questa iniziativa – sarà quella che si troverà a realizzare la maggior parte dei propri progetti in un’epoca in cui combatteremo il cambiamento climatico, di cui adesso vediamo solo il principio e di cui non riusciamo ancora a realizzare fino in fondo la reale portata. Sono una persona altamente sensibile ed empatica, e notare sempre di più le sacche di povertà che si creano nel mondo mi crea disagio. Così quello che posso lo faccio con gioia».

Non un gesto singolo. Ma un metodo da estendere a tutte le cose. «In armonia con la crescita delle piccole – aggiunge – passo da una all’altra i vestiti, i giochi vengono condivisi e i libri goduti insieme. Dopodiché, grati per il servizio che questi oggetti hanno fatto nella nostra vita, li lasciamo andare a servire la vita di altri che ne trarranno sostentamento o anche solo gioia, ricevendone in cambio solo pace».

Le bambine hanno 7 e 3 anni. Condividono con la mamma certe riflessioni, che diventano gesti e regole. E ne fanno comportamenti. Hanno qualcosa da insegnare, insomma. Anche agli adulti. Coetanei meno fortunati avranno poi la possibilità di giocare con oggetti che i loro genitori non potevano permettersi di acquistare. Uno gnomo, dei peluche, libriccini con immagini e giochi, una teiera, penne e pennarelli. E altro ancora. Oggetti che si possono comprare con una banconota e che dopo un po’ molti di noi buttano via, quando ci sembra che non servano più. Ma che possono avere una nuova vita, come dimostra il fatto che dalle cassette siano spariti dopo poche decine di minuti. Oggetti che ora portano sorrisi in altre case, per altri piccoli. Qualcosa che una banconota non può comprare: altruismo, sentimenti, emozioni.

Lombardo, per il suo gesto che ripeterà, si è ispirata a una usanza diffusa negli Stati Uniti, quella del “garage sale”. Ma in Usa lo fanno per soldi: svuotano cantine e soffitte delle cose considerate ormai superflue e inutili, e poi le vendono ai passanti davanti casa.

«In quel caso lo scopo è guadagnarci qualcosa, mentre io nel mio piccolo ho solo sfruttato la forma di questa idea per donare», sottolinea la donna. Che non è nuova a iniziative di solidarietà. «Sono una donatrice di plasma per l’associazione Avis, e ho partecipato alla campagna di “unangelopercapello”, che si occupa di creare parrucche per pazienti oncologici, attraverso il dono di 30 centimetri dei propri capelli. In passato, inoltre, ho già donato vestiti, giochi e molto altro attraverso le associazioni di volontariato oppure direttamente alla casa famiglia presente qui a Monsummano».

Adesso le “cassettine” lasciate fuori casa, destinate a chi è in difficoltà. Regali che portano gioia e riconoscenza. E che danno valore agli oggetti e all’ambiente intorno a noi.

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