Sicurezza
Atlete, non oggetti: la sfida delle ginnaste che coprono il corpo
Niente body, le ginnaste tedesche a Tokyo 2020 hanno scelto una divisa che copre fino alle caviglie. Una tuta contro la "sessualizzazione della ginnastica". Un messaggio contro le molestie e la trasformazione di atlete ragazzine in campionesse-oggetto. Nel loro caso la tuta non contravviene alle regole federali, ma in molti sport le atlete non possono vestirsi come vogliono. Per esempio qualche settimana fa in Bulgaria la squadra femminile norvegese di pallamano da spiaggia si è rifiutata di gareggiare nel bikini di rigore: agli uomini è consentito indossare pantaloncini per lo stesso sport. E per questo gesto sono state multate. Di questo tema discutono per noi due grandi atlete toscane: Alessandra Sensini, velista e vicepresidente del Coni; e Maurizia Cacciatori, campionessa di pallavolo.
Alessandra Sensini (vicepresidente Coni): Un messaggio importante per lo sport
Non c’è un palcoscenico più importante e prestigioso dei Giochi Olimpici di Tokyo per lanciare un messaggio del genere. Una protesta civile contro un caso gravissimo di abusi sessuali, che nel 2018 ha portato alla condanna l’ex medico della nazionale Usa di ginnastica femminile, che ha agito indisturbato per due decenni ai danni di centinaia di atlete. Un messaggio che è forte e profondo, e ha un grande valore non solo per il mondo della ginnastica, ma per tutti noi spettatori e addetti del mestiere.
E naturalmente non può essere circoscritto al solo ambito sportivo, che ne ha fatto in questo caso da cassa di risonanza mondiale. Lo sport, e le Olimpiadi che ne sono la vetrina internazionale per eccellenza, rappresenta forse il momento di solidarietà e di vicinanza più alto che c’è, in grado di arrivare praticamente a tutti. Per i suoi valori e per gli insegnamenti che vuole esprimere.
È giusto che le ginnaste tedesche abbiano deciso di parlare in questo modo al mondo intero, tramite l’abbigliamento. È una protesta civilissima, mettersi le tute lunghe per gareggiare, con nessuna parte del fisico scoperta. Una protesta che ha fatto scalpore per quello che vuol far emergere, per ciò che intende contrastare.
Forse è un gesto non applicabile altrove, per altre discipline o in altri ambiti della nostra società. Le forme saranno sicuramente diverse. Ma sicuramente il messaggio è arrivato all’intero mondo della ginnastica a livello internazionale.
Probabilmente le atlete di questo sport comprendono più di altre il significato di questo gesto, indossare le tute invece dei tradizionali body. Perché in un certo ambiente ti ci devi anche ritrovare e ci devi vivere per anni. È una questione appunto di vissuto e di esperienze personali, di ciò che hai passato negli ambienti frequentati ogni giorno, durante gli allenamenti e le manifestazioni. Ciò che succede alle giovani ginnaste, fin dai primi passi in questa disciplina, che iniziano praticamente da bambine, fa parte di loro e della loro crescita come donne.
Voglio dire che questo epidosio deve essere in qualche modo contestualizzato: la decisione della squadra nazionale femminile della Germania di andare in gara completamente vestita arriva dopo episodi gravi avvenuti in quel settore. Di sicuro credo che il messaggio lanciato sia giusto e importante, e non c’è migliore palcoscenico delle Olimpiadi per trasmetterlo al mondo.
Quando io andavo in mezzo alle onde, indossavo le tute che mi sembravano più adatte per "scontrarmi" con la schiuma del mare. Ma lo facevo per stare a mio agio e per cercare di migliorare il mio tempo in gara. Era tutto focalizzato alla prestazione sportiva che dovevo raggiungere, anche l’abbigliamento.
Non c’è mai stato bisogno di lanciare messaggi. Probabilmente anche le atlete tedesche hanno fatto anche una valutazione di questo genere. Forse la tuta lunga le fa muovere meglio durante gli esercizi programmati, che sono molto impegnativi e non consentono il minimo margine di errore. Mi viene in mente poi un’altra disciplina sportiva, il pattinaggio artistico, dove gli indumenti sono diversi da atleta ad atleta, e sono scelti in base alla coreografia della performance che si vuole mettere in scena, in base alla musica e agli esercizi da fare. Credo che il regolamento permetta alle ginnaste di indossare le tute total body, che tra l’altro sono anche molto belle da vedere. Questo per dire che oggi il gesto può essere un messaggio forte, ma domani potrebbe diventare una moda, che altre colleghe potrebbero decidere di seguire.
Sarebbe un modo per gli sportivi di esprimere sempre la propria personalità, non ci sarebbe nulla di male. Quando osserviamo gare, esercizi e partite è certamente bello vedere corpi atletici, muscolosi e proporzionati. Lo sport è anche bellezza e massimo sforzo fisico. Certo, se un corpo ben fatto e poco coperto porta a gravi comportamenti, come quello che ho citato dell’ex medico statunitense, allora è meglio vestirsi. Come hanno fatto per solidarietà le ginnaste tedesche.
Maurizia Cacciatori (pallavolista): Atlete libere: guardiamo la bravura
Le Olimpiadi offrono uno spettacolo unico, con le tante discipline che ci sono da vedere e tutti i più grandi atleti, la passione e le imprese sportive. Ma è anche vero che i Giochi vanno oltre lo sport, oltre i tempi delle gare e la precisione dei tiri, il sapore delle vittorie e l’amarezza per le sconfitte. I Giochi Olimpici servono anche a mandare dei forti messaggi al mondo, e hanno una innegabile valenza sociale e politica, sono importanti a livello sociale per la loro risonanza.
A me è sempre piaciuto parlare dello sport nel vero senso della parola, della sana competizione che c’è tra gli avversari, delle prove fisiche, dei gesti tecnici, dei campioni che fanno emozionare il pubblico. Per questi motivi giudico come una libera scelta quella della nazionale femminile tedesca di atletica, in gara con una tuta lunga aderente fino alle caviglie al posto del classico body che siamo abituati a vedere.
A mio parere ogni persona deve sentirsi libera di fare le proprie scelte ed esprimere le proprie opinioni, e comportarsi di conseguenza come meglio crede. Voglio dire che ciò che davvero conta è chi siamo e cosa vogliamo essere, non certo che cosa portiamo indosso. Nel 2021 dobbiamo essere liberi di scendere in campo con gli indumenti che vogliamo e che ci mettono a nostro agio. Insomma, ognuno è libero di scegliere come entrare in campo.
Certo, il messaggio che queste atlete hanno voluto lanciare ha un valore importantissimo. Se utilizzare le tute lunghe servirà ad evitare che in futuro ci siano uomini che si rendono colpevoli di abusi sessuali sulle atlete, sarò in prima linea a dare l’esempio e a diffondere questo messaggio. Vorrei però che non ci fosse bisogno di questi gesti. Vorrei che non continuassimo a parlare di "sessualizzazione" nello sport, di donne viste come un oggetto sessuale anche se partecipano alla più importante manifestazione mondiale nella loro disciplina sportiva.
Dovrebbe bastare questo per evidenziare i loro meriti, il loro sudore e la fatica, anni e anni di allenamenti e di rinunce. Siamo nel 2021 e ancora ci troviamo qui a discutere di un simile argomento. Discuterne ancora purtroppo significa che evidentemente non è arrivato alla totalità delle persone. Mi chiedo: dove abbiamo sbagliato?
Purtroppo, se la nazionale della Germania si è sentita di fare questo gesto con gli occhi del mondo addosso, evidentemente c’è chi non ha ancora compreso il valore delle donne, e quello che possono dare con il lavoro e l’impegno. Noi donne da sempre se vogliamo riusciamo a cambiare le cose che non vanno, e questo succede in tutti i campi. Nello sport come negli altri settori della vita. La scelta delle ginnaste merita dunque grandissimo rispetto. E non ci sarebbe nulla di male se altre nazionali femminili alla fine decidessero di aderire a questa forma di protesta che ha avuto una vasta eco mondiale.
Perciò esprimo la mia vicinanza. Ripeto, con la speranza che non ci sia più bisogno di gesti del genere per sconfiggere certi gravi comportamenti contro le donne. Per questo dobbiamo tornare a parlare davvero di sport, di parquet e di pedana. Come si dice: di cose di campo. Da sempre, per me, anche quando giocavo a pallavolo con i pantaloncini cortissimi, è più importante il risultato sportivo rispetto all’apparenza estetica. È la performance che conta, nient’altro. Credo che le ginnaste tedesche siano ai Giochi Olimpici per questo: sono in gara per vincere, per dare il meglio di loro stesse. Non c’è mai stato il minimo dubbio su questo, sono certa che la maggior parte delle persone la pensa come me. È da emarginare chi la pensa diversamente, chi si concentra sul corpo delle atlete, invece che sulla bellezza dei colpi e dei gesti tecnici, chi vorrebbe approfittarne.
Il messaggio più grande che uno sportivo può dare è vincere, o comunque dare tutto sé stesso per raggiungere il risultato, dopo anni di faticosi allenamenti. Per questo spero che la nazionale femminile tedesca di ginnastica riesca a conquistare i suoi obiettivi. Viva le Olimpiadi dello sport. --
(ha collaborato Luca Signorini)
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