Il dolore
Come sboccia un fenomeno
Le galoppate sui campi di calcio e l’elevazione super sotto canestro. Poi la scintilla: Marcell si innamora dell’atletica e diventa leggenda
«Date la palla a Marcell». E poi la galoppata. Sulla fascia destra. Più veloce di tutti. Già da bambino. Con la maglia della Pro Desenzano. Un passo dopo l’altro. Una frequenza nella falcata che lasciava intravedere qualcosa di magico. Quella era l’erba di un campetto di calcio spelacchiato di periferia. Ma la gambe che se lo mangiavano erano le sue. Le stesse che ieri, una manciata di minuti prima delle 15, sgommando sulla pista di Tokyo, hanno fatto saltare sulla sedia l’Italia. Perché ora tutti conoscono Marcell Jacobs. Medaglia d’oro italiana nei 100 metri alle Olimpiadi. Una roba fuori di testa per il nostro Paese. Qualcosa di unico e speriamo non irripetibile. Ma dietro al ragazzone nato il 26 settembre del 1994 a El Paso, in Texas, c’è un mondo da raccontare. Una storia di vita che viaggia tra gli Stati Uniti e il Belpaese. Con un filo conduttore. Lo sport. Marcell ha sempre avuto un borsone tra le mani. Prima con scarpini e parastinchi, poi con la canotta da basket, infine con le calzature chiodate da atletica. E menomale che ha scelto la pista. Quella lingua colorata che lo ha portato in cima al mondo. E che lo ha già eletto simbolo di una Nazione. Veloce come il vento. Più del vento. Potente come una tempesta. Letale come un proiettile. Quando Marcell - oggi accompagnato con Nicole Daza, papà di tre figli : Anthony, nato nel 2019, e Megan, l’ultima arrivata in casa Jacobs, oltre a Jeremy, frutto di una relazione precedente - alza la testa e scatta dai blocchi non ce n’è per nessuno. Come quando metteva il turbo sulla fascia del campino sulle rive del lago di Garda.
L’AMORE PER IL CALCIO
Marcell Jacobs è figlio di Viviana e di un marines statunitense che ha il suo stesso identico nome. A due anni arriva in Italia. Cresce e dentro di lui esplode la voglia di mettersi alla prova. Di crearsi limiti da superare. Ovunque. Una breve parentesi nel nuoto, poi il calcio. Motore emotivo del Paese. Tra gli 8 e gli 11 anni Marcell corre. Ma con il pallone tra i piedi. E alla Pro Desenzano sono forse i primi che assaporano le capacità fisiche di Marcello. Lo mettono esterno. Giocatore di fascia. Tecnicamente non è un fenomeno. Ma quando gli altri provano a prenderlo, lui semina tutti in velocità. E questo basta per far divertire allenatore e compagni. Gli anni passano e il calcio diventa una passione da seguire da lontano. Da spettatore. Ma nel cuore di Marcell il football c’è ancora. Prima che la Nazionale del commissario tecnico, Roberto Mancini, vincesse il titolo europeo ai rigori con l’Inghilterra, Jacobs era stato chiaro. «Se gli azzurri vincono - aveva detto - mi tatuo la scena della coppa alzata al cielo». Ora gli spazi da trovare sul corpo - su cui già figurano diversi tattoo - sono due. Uno per l’Europeo, l’altro per la medaglia d’oro. Due imprese tricolori che hanno reso magica un’estate piena di paure, incertezze, polemiche e regole sociali in continua evoluzione. È l’effetto del virus. Che però crolla quando di mezzo c’è la gioia di un successo sportivo. Gli italiani che vincono in faccia al resto del mondo sprigionano l’orgoglio di un Paese abituato a sentirsi - e a essere definito - l’ultimo della classe. Almeno in Europa.
IL BASKET E POI L’ATLETICA
Alle porte dell’adolescenza, Jacobs si butta anche sul basket. Qui non è la velocità a fare la differenza. Qui lui domina grazie alla sua forza nelle gambe. Spesso e volentieri salta più in alto di tutti. E fa canestro. E anche qui - come sul campo di calcio - non è difficile ascoltare una voce dalla panchina che invita gli altri a «dare la palla a Marcell». Perché lui è forte. Qualsiasi cosa faccia. Poi la sua vita cambia. E inizia il lungo cammino che ieri lo ha portato alla leggenda. A Desenzano del Garda c’è una polisportiva. La "Pro" offre la possibilità ai ragazzi del posto di praticare qualsiasi sport. Anche l’atletica. E Marcell inizia a correre. Prima sotto la guida di Adriano Bertazzi e poi di Gianni Lombardi, tesserandosi per l’Atletica Brescia, e, da Junior, per la Virtus Lucca.
IL PERCORSO DEL FENOMENO
Ai campionati nazionali Juniores indoor 2013, nel salto in lungo plana a 7.75 metri - nuovo record italiano di categoria - risultato che gli permette di vincere il concorso della polizia di Stato riservato ad atleti. Nel 2014 con la maglia delle Fiamme oro si dedica alla velocità: conquista il podio ai campionati italiani promesse sui 200 metri e arriva quinto ai campionati mediterranei under 23. Nella stagione indoor 2015 è campione italiano under 23 del lungo, specialità in cui si migliora ancora atterrando a una misura - 8.03 metri - che lo colloca tra i migliori azzurri di tutti i tempi in questa fascia d’età. Dal settembre dello stesso anno passa sotto la guida del tecnico nazionale Paolo Camossi, trasferendosi prima a Gorizia e poi a Roma. Inizia il 2016 migliorando fino a 10"23 il suo primato nei 100 metri e, all’esordio stagionale nel lungo, vince l’oro ai campionati mediterranei under 23. Il 10 giugno 2016 a Bressanone si laurea campione italiano assoluto e realizza un salto in lungo infinito arrivando dove non era mai arrivato nessun azzurro: 8.48 metri, misura che non è il nuovo record italiano solo perché realizzata con vento oltre alla norma (+2.8). Nonostante un infortunio al tallone, agli Europei di Amsterdam 2016 si piazza al 10° posto. Nel 2017 si laurea campione italiano assoluto indoor e prende parte agli Europei di Belgrado, giungendo undicesimo. Una lesione al bicipite femorale sinistro lo stoppa per più di sei mesi. Nel 2018 migliora più volte il suo record personale, portato a 10"03 il 16 luglio 2019 al "Meeting Città di Padova", terza miglior prestazione italiana di sempre dopo Tortu (9"99) e Mennea (10"01). Nel 2020 la pandemia cambia anche il mondo dell’atletica. E quindi quello di Jacobs. Annullate le principali competizioni internazionali. Marcell si laurea comunque campione italiano assoluto proprio a Padova, il 29 agosto. Inizia il 2021 con il botto vincendo il 6 marzo la medaglia d’oro nei 60 metri piani agli Europei indoor di Torun con il tempo di 6"47, nuovo record italiano e miglior prestazione mondiale stagionale. All’esordio all’aperto a Savona - il 13 maggio - riscrive anche il record nazionale dei 100 metri con 9"95. Il resto è storia straordinariamente recente. Primo italiano della storia a qualificarsi alla finale olimpica dei 100 metri. Si presenta con una semifinale corsa in 9’’84. L’ultimo atto è fantascienza. 9’’80. Record europeo. Medaglia d’oro. Grazie Marcell. Fenomeno predestinato con lo sport nel sangue. --
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