Il Tirreno

Toscana

«La Gkn è viva e lotta» e consegna alla Ferrari

Martina Trivigno
Il semiasse che la delegazione di Gkn ha consegnato a Maranello in forma simbolica (Foto Dario Baldi)
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Il semiasse che la delegazione di Gkn ha consegnato a Maranello in forma simbolica (Foto Dario Baldi)

Gli operai: «Dateci ancora le commesse» e portano a Maranello un semiasse

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È la scatola di un semiasse per auto, quella che i tecnici di Gkn tengono in mano quando arrivano a Maranello. Come per dire alla Ferrari: «Vogliamo lavorare, siamo in grado di farlo: dateci le commesse». È il simbolo del loro mondo. Che, ora, non c’è più. Dissolto, insieme a quella mail che, il 9 luglio scorso, ha cancellato di colpo il futuro di 422 persone. Chiude lo stabilimento di Campi Bisenzio – che produce componenti per auto – e i lavoratori (indotto compreso) sono stati mandati a casa da “Melrose Industries”, il fondo d’investimento finanzario britannico proprietario della Gkn. E da quel giorno loro sono lì, nella fabbrica di via Fratelli Cervi. Ci restano aggrappati, al loro mondo, con le unghie e con i denti. In lotta (assemblea) permanente, timbrando ogni giorno il cartellino. Ma senza farlo pesare, come se nulla fosse cambiato. Con una scia di solidarietà che arriva da ogni parte. Anche dal mondo dello spettacolo. Ed eccoli, mercoledì sera, tutti insieme. Oltre 1.000 persone sotto lo stesso cielo, per la stessa battaglia. Ci sono Vasco Rossi, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Michele Placido, Alessandro Gassman, Nada, Lodo Guenzi, Francesco Gabbani. E poi Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia, Valeria Solarino, i Rosamunda, Ottavia Piccolo, Flavio Insinna. Non mancano neppure Carlo Verdone, Paolo Virzì e Paolo Jannacci. Una carrellata di artisti, riuniti dallo scrittore Stefano Massini e dal cantante Piero Pelù, per dire, tutti insieme: «Anche noi siamo Gkn. Non siete soli». Una serata-concerto, quella di mercoledì sera, che resterà nella storia, come sottolineano Matteo Moretti e Dario Salvetti della Rsu aziendale. «Questa è la tempesta che deve resistere ad agosto e riscaldare l’autunno», dicono, dal palco. Perché loro, spiegano, non sono dei “poveri operai”. No, sono dei combattenti. «È stata una serata tra lavoratori e lavoratrici, artisti e operai, convinti del fatto che la misura sia colma, che sia arrivato il momento di insorgere – spiegano i delegati sindacali –. Non siamo i “poveri operai”. Siamo quelli con cui “ti butti via” a fare serata, ma che sarebbe meglio non incontrare in qualche rissa quando, non si sa nemmeno perché, “è scoppiata la bambola”. Siamo quelli che non hanno voglia di lavorare e poi, chissà perché, sono i primi a spaccarsi la schiena. Siamo ingenui ma siamo sempre sul chi va là. Siamo quelli che sbagliano i congiuntivi ma si trovano costretti a scrivere comunicati, accordi e volantini. Siamo buoni come il pane ma, caro governo, augurati di non vederci arrivare».

Intanto, ieri, li hanno visti arrivare i lavoratori Ferrari, a Maranello. Con una scatola in mano, i tecnici di Gkn hanno incontrato i colleghi. «Lavoravamo per Ferrari, producevamo i semiasse anche per il Cavallino – spiega Moretti –. Lì, a Maranello, abbiamo sempre incontrato qualità e ingegneria. Siamo stati accolti da una delegazione di lavoratori Ferrari: anche loro condividono la nostra battaglia. Mentre la produzione, quella che stavamo portando avanti prima dell’annuncio della chiusura dello stabilimento, è stata delocalizzata da “Melrose Industries”. Fuori dall’Italia». I tecnici, a Maranello, hanno aperto la scatola del semiasse. Da lì, è venuta fuori una bandiera italiana. «Come simbolo del made in Italy», conclude Moretti.

La battaglia è ancora lunga, i lavoratori della Gkn lo sanno. Ma la solidarietà di tante persone sta dando loro la forza per andare avanti. «Aspettiamo di tornare a fare il nostro lavoro», dicono. — RIPRODUZIONE RISERVATA

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