Il Tirreno

Toscana

Tra passato e futuro

Vaccini, milioni di vite salvate in duecento anni

Martina Trivigno
Una vaccinazione contro il vaiolo in una riproduzione ottocentesca
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Una vaccinazione contro il vaiolo in una riproduzione ottocentesca

I primi no vax nascono a Londra nel 1863 ma da allora la ricerca non si è mai arresa. Parla il professor Paolo Bonanni, ordinario di igiene applicata all’università di Firenze

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I vaccini sinonimo di vita. E di speranza. Lo dice il rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità: in poco meno di vent’anni – dal 2000 al 2019 – in tutto il mondo, grazie alle vaccinazioni, sono state salvate 37 milioni di vite umane. Soprattutto bambini con meno di cinque anni. Stiamo parlando dei vaccini contro i dieci principali patogeni – tra cui morbillo, epatite, pertosse, varicella – resi obbligatori, in Italia, ma solo per i più piccoli.

Per il professor Paolo Bonanni, ordinario di igiene applicata all’università di Firenze, i vaccini hanno segnato l’inizio di una nuova era. Più sicura, con uno sguardo rivolto verso un orizzonte sempre più lontano. Non era così, un tempo. Quando la scienza e la medicina brancolavano nel buio. Non c’erano studi, nessuna Agenzia regolatoria a controllare (e quindi approvare) i vaccini, come l’Ema in Europa. Oggi è tutto diverso. Migliore, soprattutto.

E per osservare i grandi passi avanti compiuti nel settore basti pensare alla “nascita” del vaccino anti-Covid. Discusso, contestato. Negato, addirittura, dai no vax che riempiono le piazze italiane, proprio in questi giorni, in un attacco frontale alla salute pubblica. In barba alle regole. «Nella storia della medicina moderna, sono i vaccini ad aver protetto un gran numero di vite – spiega Bonanni – e, in tutto il mondo, sono circa tre milioni i bambini che, ogni anno, vengono salvati. Giusto per fare un esempio: nella prima metà del Novecento, la mortalità infantile era molto elevata e toccava quota 25%. Che significa, in sostanza: un bambino su quattro moriva molto presto, nei primi anni di vita».

Per chi non abbia fiducia nei vaccini, il professor Bonanni chiede di un fare un salto indietro nel tempo. Fino al 1798 quando nacque il primo vaccino della storia. Quello contro il vaiolo, malattia virale molto contagiosa che, negli anni Sessanta, ancora mieteva vittime in una trentina di Paesi del mondo. Un bollettino di guerra: circa due milioni di persone ogni anno. «Grazie alla scoperta del medico britannico Edward Jenner, inventore del vaccino contro il vaiolo – prosegue Bonanni – si sono spalancate le porte della medicina verso il contrasto del vaiolo. Che, oggi, è stato del tutto debellato». Poi, ci fu la poliomelite: ancora una malattia virale, capace di provocare paralisi muscolari nei bambini. «Anche in questo caso, il vaccino è stato una benedizione – sottolinea Bonanni –. E i numeri lasciano poco spazio a dubbi e interpretazioni: una trentina d’anni fa, in tutto il mondo, erano circa 350mila i casi di poliomelite registrati; nel 2007, grazie a vaccini sempre più efficaci, sono scesi a poco più di 1.500, fino a toccare il minimo storico: 200 casi». Certo, il progresso tecnologico ha fatto la sua parte. E malattie come tetano, difterite, parotite e pertosse sono quasi scomparse. «Questo grazie all’introduzione della vaccinazione obbligatoria contro dieci patogeni per l’età pediatrica 0-16 anni – sottolinea Bonanni – che ha consentito di dare il colpo di grazia a patologie gravi». Era il 1939 quando fu resa obbligatoria la vaccinazione contro la difterite (da somministrare nei primi due anni di vita); poi, nel 1966, fu la volta del vaccino contro la poliomielite; a seguire, nel 1968, il tetano e in tempi più recenti – era il 1991 – il siero contro l’epatite B.

Ma sia chiaro: i vaccini hanno sempre creato scompiglio, dubbi, preoccupazioni. Il primo gruppo no vax della storia affonda le sue radici a Londra, nell’Ottocento (1863), poco dopo la scoperta del vaccino contro il vaiolo. Secoli dopo, quella stessa diffidenza (ingiustificata) la troviamo nei gruppi che si riuniscono nelle piazze. Oggi come allora.

«Il vaccino contro il Covid è uno dei più contestati di sempre. Ma a torto: la scienza ha fatto passi in avanti enormi – conclude il professor Bonanni– ed è la storia, che è sempre la più grande maestra, a insegnarcelo. Se oggi viviamo una vita normale, lo dobbiamo ai vaccini. E anche quello contro il Covid ne ne è la prova. I contagi sono in aumento, la variante Delta (ex indiana) incalza. Ma loro, i vaccini, sono sempre lì. Baluardo e scudo della salute pubblica. Da oltre 200 anni» –

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