Sicurezza
Vaccino obbligatorio per chi lavora a scuola? Le ragioni a confronto
Bisogna obbligare gli insegnanti e i lavoratori della scuola a vaccinarsi, per garantire una ripresa dell’anno scolastico in presenza? Oppure l’obbligo è un sopruso e chi non si immunizza potrà lavorare a distanza? È uno dei temi più complessi sul tavolo del governo, a sei settimane dalla riapertura degli istituti e con l’esperienza fallimentare dello scorso anno, quando il vaccino contro il Covid non c’era. Ma ora che c’è, si impone il problema di garantire una scuola sicura e in presenza. Anche considerando i dati "Invalsi" appena pubblicati che indicherebbero il fallimento della didattica a distanza in termini di apprendimento. Ne discutono per noi Antonio Vigilante, saggista e docente di Filosofia e Scienze Umane al liceo Piccolomini di Siena; e Roberto Malzone, segretario generale reggente di Cisl Scuola Toscana.
Antonio Vigilante (docente e saggista): Gli insegnati siano esempio di razionalità
La pandemia ha fatto emergere posizioni irrazionali che non sorprendono in un Paese in cui quasi una persona su due (il 47 per cento) è analfabeta funzionale, ossia incapace di comprendere un testo scritto di media complessità. C’è una differenza tra questo analfabetismo e quello tradizionale. L’analfabeta di un tempo era umile, sapeva di avere un problema e cercava di porvi rimedio. Mio nonno, analfabeta, chiedeva i nostri quaderni delle elementari per esercitarsi da sé. Erano i tempi di "Non è mai troppo tardi" del maestro Manzi.
L’attuale analfabeta è invece tecnologico e sociale. Grazie al computer, allo smartphone e ai social network è costantemente immerso nella discussione pubblica, spronato a dire la sua su ogni problema. E colma la propria inadeguatezza con il complottismo. Gli altri hanno le lauree, ma lui, lui solo, ha accesso a informazioni riservate (talmente riservate da essere disponibili su YouTube). Lui sa quello che nessuno sa. Altro che dottori e laureati. È una situazione disastrosa, perfino distopica, che è la conseguenza anche dei tagli decennali all’istruzione e alla cultura, dell’esaltazione delle tendenze più pecorecce della nostra società, dell’incontrastata idiozia televisiva.
È dovere assoluto della scuola e dei docenti, in questo momento, seguire la via della razionalità. Ciò che colpisce nelle discussioni accese sulle vaccinazioni è la cattiva qualità degli argomenti di chi rifiuta i vaccini. Poco fa, ad esempio, mi è capitato di leggere che l’unica difesa da opporre al virus è quella naturale; e se uno non ce la fa, vuol dire che è troppo debole per vivere. Se avessimo seguito criteri simili su larga scala oggi con ogni probabilità non avrei più i miei genitori.
La scuola dev’essere un presidio di razionalità, di laicità, di pensiero scientifico e di responsabilità sociale. E come docenti non possiamo che dare l’esempio. È molto triste che si ponga il problema di obbligare dei docenti a vaccinarsi. Su ProfessioneInsegnante.it, uno dei più frequentati gruppi Facebook di docenti (più di 170.000 iscritti), leggo questo post di Salvo Amato, uno degli amministratori: «Pur di esercitare il loro potere, i presidi accettano il vaccino obbligatorio per i docenti». Seguono quasi duecento commenti. Ne scelgo due a caso: «Orwell 1984»; «Ma i diritti umani non valgono anche per noi?». Qualcuno posta un meme con due ricercatori che osservano il virus al microscopio: «Pare che stia mutando in una dittatura».
Sarebbe un grave errore considerare questi insegnante rappresentativi della classe docente italiana, ma sarebbe un errore non minore sottovalutare la gravità di posizioni leggere, irrazionali, perfino complottiste anche tra i docenti italiani. Per un curioso cortocircuito, a opporsi ai vaccini sono spesso gli stessi insegnanti che si sono opposti strenuamente alla Didattica a distanza (Dad).
C’è un fondo di rifiuto di ciò che è scientifico, tecnologico, "artificiale", che accomuna le due cose: né computer, né vaccini. Non mi sorprenderei troppo se chi oggi rifiuta il vaccino a settembre rivendicasse poi la didattica in presenza, in nome del valore insostituibile della relazione umana.
La Dad è stata una didattica emergenziale, e personalmente penso che abbia avuto anche in parte un risvolto positivo, sia perché ha costretto molti docenti ad aggiornarsi sulle tecnologie informatiche (ed eravamo davvero molto indietro), sia perché è stata in qualche caso un’occasione per fare quella che chiamo meta-scuola, ossia per riflettere sulla struttura stessa della scuola, sul suo setting, sulle sue modalità relazionali.
Ma funziona male con gli studenti più fragili, quelli che hanno bisogno di essere motivati, del contatto e della presenza del docente, di una relazione viva. Occorre assolutamente a settembre tornare in presenza. Mi piace pensare che possa essere anche l’occasione per ripensare la nostra didattica, facendo riflessione comune - intendo: anche con gli studenti - su quello che questo periodo ci ha insegnato e su cosa vuol dire insegnare e apprendere.
Roberto malzone (Cisl Scuola Toscana): Ma convincere è meglio di costringere
La prima grande domanda è: la didattica a distanza si può considerare archiviata? Non sembra che a settembre ci saranno le condizioni per consentire un rientro completo in sicurezza. Ma dopo questa lunga fase di Didattica a distanza, soprattutto per le secondarie di secondo grado della nostra regione, speriamo davvero che la situazione complessiva consenta di riprendere il più possibile gli insegnamenti in presenza e restituire ai ragazzi l’opportunità di vivere la scuola.
Perciò sono necessarie alcune condizioni. Per esempio, riprendere rapidamente il monitoraggio delle vaccinazioni del personale scolastico, facendo anche sì che non si creino situazioni di confusione come è accaduto con il tira e molla sul vaccino Astrazeneca.
La Regione Toscana non ci ha mai fornito dati precisi sulla vaccinazione del personale scolastico, non sappiamo quanti lavoratori siano completamente vaccinati, quanti hanno ricevuto una sola dose, e quanti nessuna.
La seconda grande domanda è: deve essere obbligatorio vaccinarsi? L’obbligatorietà è un tema complesso di cui alcuni aspetti non posso che essere rimessi alle decisioni del governo e del Comitato tecnico scientifico. È evidente che la vaccinazione generalizzata costituisce una delle armi più efficaci contro i contagi. Ci sono però persone in condizioni di salute ostative, per cui serve grande attenzione.
In generale siamo favorevoli alla vaccinazione come al ritorno a scuola in presenza. Ma sui vaccini non deve esserci un obbligo, semmai un percorso di sensibilizzazione che sia in grado di evidenziare i benefici per la salute di tutti i lavoratori.
Oltre al tema della vaccinazione, bisogna garantire gli spazi adeguati per assicurare il distanziamento fisico tra professori e studenti. Occorre mantenere il potenziamento del personale docente e amministrativo (il cosiddetto organico Covid) per un altro anno scolastico, e non fermare il finanziamento al 31 dicembre 2021 pensando che dal primo gennaio del 2022 il Covid sia già un brutto ricordo.
Ridurre il numero di studenti nelle classi non è possibile senza aumentare il personale e gli spazi disponibili. In realtà da tempo spieghiamo che servono più docenti proprio per evitare il sovraffollamento delle classi, non solo per l’emergenza sanitaria ma anche per investire nella qualità dell’istruzione e della formazione. In ballo c’è il futuro dei nostri ragazzi.
Poi resta il nodo dei trasporti: sarebbe imperdonabile ripetere gli errori dello scorso anno, perché abbiamo visto che i mezzi non erano sufficienti, come emerse con chiarezza quando si rese necessaria la riduzione della capienza. Apprezziamo anche l’impegno della Regione, che nel periodo di riapertura al 50 per cento ha messo in campo ogni tentativo. Ma le risorse erano troppo scarse per consentire un buon distanziamento all’interno dei mezzi.
Non possiamo farci trovare di nuovo impreparati, bisogna essere pronti ad adottare le soluzioni più efficaci. Se l’anno scolastico è stato comunque possibile, bisogna ringraziare i nostri alunni, i docenti e il personale Ata, che si sono contraddistinti non solo per senso di responsabilità ma anche per forza d’animo. Facciamo tesoro dell’esperienza, organizziamoci per tempo per assicurare un ritorno alla scuola in presenza. Evitiamo di ritrovarci per l’ennesima volta a rincorrere i problemi.
Vaccini, reclutamento del personale, locali scolastici ampliati, trasporti potenziati sono gli elementi essenziali per garantire una ripresa. Le attività didattiche cominceranno con gli storici problemi di sempre e con le misure di sicurezza che il Cts consiglierà anche per quest’anno: distanziamento e mascherine. Comincia il conto alla rovescia, la realtà farà sentire la sua voce. --
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