Il dolore
La politica e i destini incrociati
Il compleanno di Sergio Mattarella (auguri, Presidente!) è caduto in un momento delicatissimo per un’Italia in cerca di ripresa, crescita, stabilità. Tra una settimana, martedì 3 agosto, comincerà infatti il "semestre bianco" durante il quale, detta la Costituzione, non sarà possibile sciogliere le Camere. Sei mesi in cui il Capo dello Stato sarà dunque privo del suo potere più incisivo. E i partiti, a cominciare da quelli che sostengono il governo Draghi, potrebbero viceversa scorrazzare liberi, l’un contro l’altro armato. In verità, i partiti sono già in piena fibrillazione, quasi a smentire l’unità di intenti che proprio Mattarella ha cercato, e alla fine imposto con l’incarico a Mario Draghi, perché il Paese potesse affrontare la pandemia e le sue drammatiche conseguenze.
Il Movimento Cinque Stelle, tuttora il gruppo parlamentare di maggioranza relativa, è di fatto spaccato a metà: due leader e due eserciti contrapposti in cerca di una difficile unità; il Pd di Enrico Letta, poco compatto su legge Zan e riforma della giustizia, cerca un nuovo equilibrio nell’alleanza con i 5S di Conte & Grillo: e se Matteo Renzi ha come principale obiettivo disarticolare l’alleanza fra Pd e M5S, Matteo Salvini è ossessionato dalla necessità di arginare l’ascesa di Giorgia Meloni. Grande nervosismo.
Eppure i prossimi mesi saranno decisivi: è in arrivo la prima tranche dei fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza; più preciso si farà l’elenco dei progetti di investimento destinati a passare presto dalla carta alla realtà; la riforma della giustizia dovrà essere comunque approvata, ci siamo impegnati con Bruxelles.
E subito dopo l’estate comincerà il lungo lavorìo intorno alla legge di bilancio, che deve essere varata entro il 31 dicembre, e che fornirà quella cornice di sicurezza e stabilità indispensabile per una crescita economica solida che le previsioni già intravedono robusta. Ma saranno anche i mesi in cui entrerà nel vivo la battaglia per il Quirinale. Ed è anche per questo che Mattarella insiste perché permanga nel governo lo spirito delle larghe intese, forse confidando che questo ispiri anche l’elezione del suo successore, magari a larga maggioranza. Difficile dire come andrà a finire, per via di due pregiudiziali destinate a dissolversi solo all’ultimo momento. La prima riguarda un eventuale bis di Mattarella: è l’unico modo, pensano alcuni, per sfilare Draghi dalla corsa e lasciargli finire la legislatura (2023) e il lavoro del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ma l’interessato ha più volte detto no preoccupato che l’eccezione diventi una (quasi) modifica costituzionale. La seconda pregiudiziale è l’elezione al Colle di Draghi che secondo molti avrebbe però un senso solo con la scelta di un presidente del Consiglio che garantisca piena continuità nell’azione di governo: quasi un ticket Palazzo Chigi-Quirinale.
Troppe le variabili, e molto sensibili i risvolti istituzionali per azzardare scenari. Ma certo, lo si voglia o no, nel castello dei destini incrociati ci saranno sia il Quirinale sia Palazzo Chigi. Per sei mesi. E nessuno può garantire che tutto si svolga in quel clima di responsabilità che Mattarella non si stanca di invocare e che forse vorrebbe lasciare come sua principale eredità. --
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