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Olimpiadi, ciclismo: caffè e cornetto con lo "Squalo"

Vincenzo Nibali impegnato nella sfortunatissima gara di Tokyo del 2016
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Vincenzo Nibali impegnato nella sfortunatissima gara di Tokyo del 2016

Stanotte alle 4 il via alla prova per l’oro del ciclismo, Nibali ci prova. Bettiol e Caruso le altre carte per sorprendere Pogacar e van Aert

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TOKYO. Caffè e cornetto con lo Squalo. Nel senso di Vincenzo Nibali, prima carta che l’Italia cala sul tavolo olimpico. Alzataccia, per gli appassionati di ciclismo: alle 4 parte la prova in linea su un percorso davvero molto duro. «Qui la temperatura è asfissiante – dice il commissario tecnico Davide Cassani – e se dovesse esserci questo caldo sarà una corsa ad eliminazione. Però le previsioni dicono che ci sarà pioggia».

Nibali, dal canto suo, vorrebbe riprendersi quella medaglia d’oro che solo una brutta caduta quando era in fuga in discesa gli tolse cinque anni fa a Rio. Una delusione che gli brucia ancora, per questo Vincenzo Nibali è a Tokyo, perché non vuole lasciare nulla d’intentato anche se sa che la sua missione potrebbe rivelarsi impossibile. Ma lui ci crede lo stesso e poi, come dice il ct azzurro Davide Cassani, «Vincenzo è tra i più bravi che possono dire la loro su questo percorso, e l’uomo con più esperienza in assoluto della nostra squadra. Se non vincerà potrà insegnare agli altri come vincere le Olimpiadi». E magari proprio a questo potrebbero affidarsi Moscon, Caruso o magari Bettiol, anche se i pronostici sembrano prendere soltanto tre strade.

I TRE DA BATTERE

Il Belgioconfida in Wout Van Aert, chre ha fatto grandissime cose al Tour e in Remco Evenepoel che non sarà ancora tornato l’enfant prodige di prima della bruttissima caduta al “Lombardia” ma è pur sempre uomo che può fare la differenza. In casa slovena c’è invece quello che se vincesse anche a Tokyo potrebbe davvero diventare il nuovo Merckx, quel Cannibale che il ciclismo aspetta da decenni. Pogacar deve solo smaltire in fretta le fatiche del Tour in cui ha trionfato, poi sulle salite del circuito giapponese non lo prenderà più nessuno. L’alternativa è Primoz Roglic, che in Francia si è ritirato per i postumi di un paio di cadute ma ha comunque fatto la gamba. Insomma, è un’incognita ma anche un campione capace di tutto se trova il ritmo giusto. Il tracciato si svilupperà sulla distanza di 234 km, con 4.865 metri di dislivello. Il punto più alto sarà la salita Fuji Sanroku, gran premio della montagna a 1.451 metri di altitudine, a circa 90 chilometri dalla conclusione. La salita misura 15 km con una pendenza media del 6%, mentre a 30 chilometri dall’arrivo c’è il passaggio forse più insidioso: Mikuni Pass, 6.5 km di lunghezza con una pendenza media del 10% e punte al 22%, e a quel punto Pogacar se è quello del Tour potrebbe già aver staccato tutti. L’ultima difficoltà altimetrica sarà il Kagosaka Pass (212 km). Per concludere, uno strappo al 10% che porta all’ingresso dei box, a quel punto mancheranno 4 km, il primo in discesa, gli ultimi in leggera salita (5%) che portano ai 1000 metri finali, un ultimo chilometro finalmente pianeggiante. «Che caldo... e che salite, soprattutto l’ultima – spiega Cassani – Mikune Pass, pendenze anche al 15%, farà molto male anche se dalla vetta mancheranno ancora 33 km», prosegue. «Anche il Monte Fuji non è male: 14 km al 7% e finalmente siamo riusciti a salire in bici perché normalmente questa strada è vietata sia ai pedoni che ai ciclisti (c’è il casello per pagare il pedaggio). Come dicevo il caldo è asfissiante e sicuramente sarà un problema per tanti», aggiunge il ct. «Ieri abbiamo visto la prima salita, oggi la seconda e la terza, domani vedremo gli ultimi 5 km, quelli dell’autodromo e avremo 3 giorni per ripassare il tutto. Sì, dobbiamo studiare e anche tanto», conclude Cassani. Che sotto sotto ci spera... —

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