Il Tirreno

Toscana

Gkn: avanti coi licenziamenti. L’azienda non tratta e manda solo un legale in chat al tavolo col governo

Martina Trivigno
Il presidio dei lavoratori sotto la prefettura di Firenze
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Il presidio dei lavoratori sotto la prefettura di Firenze

Sei giorni dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio, le istituzioni e i sindacati si sono riuniti per una battaglia che si preannuncia lunga e difficile: ecco com'è andata

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FIRENZE. Quegli occhi di 422 dipendenti – colmi di disperazione e soprattutto dignità – la Gkn ha scelto di non guardarli. Ha preferito voltarsi dall’altra parte e far parlare ieri al tavolo di crisi, in rappresentanza della multinazionale britannica, l’avvocato Francesco Rotondi, ma in videoconferenza. Accanto a lui, su quello schermo, l’amministratore delegato Andrea Ghezzi, la mano che, materialmente, ha firmato le lettere di licenziamento. Lui, in silenzio, ha ascoltato. Mentre il legale ripeteva che no, la Gkn indietro non torna. E che, anzi, conferma la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio e, di conseguenza, i licenziamenti. Tutti quanti. Ma le istituzioni non si fermano. E dicono: «Vogliamo l’azienda, quella “vera”, al tavolo di crisi». Quello che ieri si è riunito in Prefettura a Firenze. E che, con ogni probabilità, sarà riconvocato molto presto.

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IL TAVOLO

Sei giorni dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio, che produce componenti per auto, le istituzioni e i sindacati si sono riuniti per una battaglia che si preannuncia lunga e difficile. Lo sanno bene: la Gkn è un osso duro. Così come il fondo d’investimento finanziario Melrose Industries con sede a Londra che nel 2018 acquistò Gkn. «Ma – sottolinea la viceministra allo Sviluppo economico, Alessandra Todde (M5s) che ha convocato e presieduto il tavolo – in una negoziazione i conti si fanno alla fine: vogliamo avere al tavolo chi può decidere, non un legale. Avvieremo un percorso con i sindacati per restituire un futuro ai lavoratori Gkn».

RICHIESTA AI SINDACATI

Todde la definisce una «gravissima mancanza di rispetto». E lo stesso pensano i sindacati: Cgil, Cisl e Uil. Il legale di Gkn, infatti, ha proposto ai sindacati di incontrarsi oggi, in un albergo, per trattare. Senza le istituzioni di mezzo, però. Una richiesta che i sindacati hanno rispedito al mittente. «Tutte le associazioni sindacali hanno chiesto all’azienda di ritirare la procedura di licenziamento collettivo – commenta Michele De Palma, segretario nazionale Fiom Cgil – e la risposta è stata di indisponibilità. E anzi ci hanno chiesto di incontrarci in un hotel. Per noi, uno sgabuzzino della Prefettura vale molto di più dei loro alberghi. Perché noi non discutiamo con chi non ha il potere di decidere nulla».

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NON È UN’AZIENDA IN CRISI

«Non mi è mai capitato durante un tavolo istituzionale di confrontarmi con un avvocato dell’azienda e non con il vertice – commenta Todde che, al termine dell’incontro, ha incontrato i dipendenti nello stabilimento di Campi Bisenzio – Non è una crisi industriale, e l’azienda ne è consapevole, ma è una vertenza in cui lo stabilimento è stato trasformato in un prodotto finanziario. Porteremo avanti tutte le iniziative opportune, insieme alle varie istituzioni, e il confronto con le parti sociali».

E c’è un aspetto che tutti sottolineano: la Gkn non è un’azienda in crisi. Dei fondi, in effetti, la Gkn li ha presi: l’ultima tranche, da parte della Regione Toscana, risale al 14 giugno 2019 e ammonta a 124mila euro, destinati alla formazione professionale dei lavoratori. «La Gkn l’abbiamo rincorsa per mesi – concludono il presidente della Regione, Eugenio Giani, e il consigliere politico Valerio Fabiani – Ci hanno perfino raccontato la loro diffidenza a sedersi a un tavolo con la Regione, affermando che loro non sono un’azienda in crisi. Gkn ha parlato con noi di ammortizzatori poi di formazione, addirittura raccontandoci a un certo punto che non avrebbero più avuto neppure bisogno di ricorrere alla cassa integrazione. Hanno parlato di investimenti, alcuni sono stati anche fatti: stiamo parlando, infatti, di linee produttive moderne. Hanno parlato di tante cose ma mai di chiusura e licenziamenti. E questo è il risultato: hanno mandato tutti a casa». —

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