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Pisa, le donne discriminate nel tempio della cultura

Libero Red Dolce
Le tre lettrici all'incontro della Normale di Pisa: da sinistra Virginia Grossi, Virginia Magnaghi e Valeria Spacciante
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Le tre lettrici all'incontro della Normale di Pisa: da sinistra Virginia Grossi, Virginia Magnaghi e Valeria Spacciante

Tre allieve della Scuola Normale: «Più attenzione alla disparità di genere»

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PISA. Si dice che la critica dei maestri e delle maestre sia la tappa finale, molto spesso intentata, del percorso intrapreso da allievi e allieve. Eppure ha il sapore della novità il discorso significativo e coraggioso che tre allieve del corso di Lettere hanno pronunciato alla consegna dei diplomi nel tempio dell’eccellenza della ricerca toscana e italiana: la Scuola Normale Superiore di Pisa. Un’esortazione all’autocritica e assieme un rimprovero, che tocca e tiene unite le questioni che straripano ovunque dal discorso politico e sociale contemporaneo: il divario di genere, la precarizzazione della ricerca, la pressione sulle performance di studenti e ricercatori e il disimpegno civico. Tutti temi e controversie che, a detta delle studentesse, «la Scuola Normale non ha semplicemente subito, ma ha purtroppo contribuito a legittimare».

LA SOLENNITÀ DEL GESTO

Non è il tumulto d’idee e desideri del ’68, si viene piuttosto da un anno asfittico e di costrizioni antisociali per il timore del contagio. Il contesto è invece quello abitualmente formale della cerimonia della consegna dei diplomi. La tappa che segna la chiusura del percorso di allievi e allieve. Oggi come allora, però, le storture della contemporaneità vissuta da studenti e studentesse bussano alla porta, sbucano dalle pile di libri ordinati sui ripiani, chiedono attenzione. I 23 studenti del corso di Lettere sentono dunque l’urgenza di non pronunciare parole di circostanza. «Con il nostro discorso – spiegano a Il Tirreno – abbiamo voluto richiamare l’attenzione su come l’attuale sistema universitario premi troppo spesso i più forti, accentuando le disuguaglianze sociali, di genere e territoriali. In virtù della posizione privilegiata della Scuola, abbiamo invitato il corpo docente a un maggior impegno nel dibattito pubblico e a un posizionamento esplicito nei confronti delle attuali storture. Ci proponiamo, nei limiti delle nostre possibilità, di stimolare un confronto sulle conseguenze deleterie del modello neoliberale dell’università».

UNA PLATEA ECCELLENTE

Ad ascoltare ci sono orecchie importanti. Seduti dietro alla cattedra ci sono il direttore della Scuola, il professor Luigi Ambrosio, e i due presidi delle classi di Lettere e Scienze: Gianpiero Rosati e Andrea Ferrara. Nell’analisi che fanno delle contraddizioni di un modello che si propone e vuole come eccellente, il piano simbolico e quello della critica s’intrecciano. Non a caso le “lettrici” del testo collettivo sono tre studentesse donne: Virginia Grossi, Virginia Magnaghi e Valeria Spacciante. «È un gesto semplice – spiegano leggendo il testo durante la cerimonia – in reazione all’individualismo promosso dall’accademia neoliberale, ma è anche un gesto che vuole evidenziare un altro enorme problema sistemico. Vorremmo che la Scuola Normale, in quanto istituzione, corpo docente, comunità, prestasse più attenzione alla disparità tra uomini e donne nell’accesso alla carriera universitaria». La critica sulla disparità di genere è accompagnata dai dati. «Nel caso della Scuola, su 13 membri del Senato Accademico solo tre sono donne; di 10 professori ordinari nella classe di Lettere, nove sono uomini. Oggi, su 26 diplomati, siamo 8 donne. Il divario di genere, molto più marcato nelle università del sud, è un risultato che nasce da evidenti ragioni storiche, ma contro il quale non si combatte abbastanza, contro il quale i docenti della Normale non combattono abbastanza».

UNA TESI MOLTO DOCUMENTATA

L’esordio del discorso investe invece le questioni della ricerca e dei finanziamenti in calo per l’università italiana. Passano ancora dai dati le tre allieve: «Vale la pena citare qualche dato. L’Italia spende lo 0,3% del Pil nell’istruzione terziaria contro lo 0,7 della media europea. Nell’ultimo decennio la spesa pubblica per la ricerca è stata tagliata di un quinto. Nel frattempo le iscrizioni alle università sono scese del 9,6%, e nel 2020 la popolazione tra i 25 e i 34 anni con istruzione terziaria in Italia si aggirava intorno al 29%, contro il 41% della media europea». Per poi tornare alla Normale, stilando una lista di quelli che sono considerati errori, miopie o condiscendenze con l’egemonia culturale del nostro tempo. «In questo contesto, noi, i cosiddetti “eccellenti”, siamo certamente quelli fortunati. Ma quale eccellenza tra queste macerie? Che valore ha la retorica dell’eccellenza se, fuori da questa cattedrale nel deserto, ci aspetta il contesto desolante che abbiamo descritto? Noi crediamo che di fronte a tutto questo la Scuola non sia senza colpe. Ha infatti promosso quella retorica dell’eccellenza e della meritocrazia, che legittima il taglio delle risorse. Ha incoraggiato la creazione di piccoli poli “di eccellenza” iper-finanziati, lasciando invece in secondo piano i rapporti con l’ateneo che più ci sta vicino e con cui più sarebbe opportuno collaborare, l’Università di Pisa: ci riferiamo qui a quello che fu il paradossale impegno nel progetto della Normale Meridionale».

BACCHETTATA AL CORPO DOCENTE

C’è anche una bacchettata per l’afasia che ha preso il corpo docente. «L’impegno civico è passato in secondo piano rispetto alla produzione scientifica. Perché l’impegno nel dibattito pubblico, lo schieramento aperto a favore o contro precise scelte politiche, è considerato una macchia di cui l’accademico di oggi non deve sporcarsi? Questa disabitudine all’impegno, che sempre di più ci viene insegnata, è pericolosa». È un discorso ben più ampio quello delle tre studentesse. Si trova su Youtube e merita un ascolto. Difficile riassumerlo qui. C’è lo scatto d’orgoglio di chi si sente “debitore” per gli obiettivi raggiunti e al contempo la spinta di chi spera di poter contribuire a migliorare quella che sente come una casa. È un invito che chiama in causa l’eccellenza, chiedendo che si sbarazzi della retorica e s’immerga nell’oggi. —

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