Gioco
L’uomo chiamato piano Gualazzi: io sul palco voglio suonare tutto
Il poliedrico musicista urbinate si esibisce in Toscana: «Lo strumento è diventato un’estensione di me»
«Sono onorato di partecipare a questo festival con un piano recital, una dimensione che mi piace, perché è stimolante e confortevole e mi permette di dare luce alle mie canzoni e alle rivisitazioni, ma soprattutto più spazio alla strumentalità e al pianoforte». Così racconta Raphael Gualazzi, l’eclettico pianista e cantautore. Sarà lui il 18 luglio (Piazza Jacopo Landino a Pratovecchio Stia) a chiudere questa anomala edizione di “Naturalmente Pianoforte”, la rassegna dedicata allo strumento principe della musica che si svolge tra Stia Pratovecchio e le colline casentinesi (provincia di Arezzo) . «Io – spiega Gualazzi – nasco come pianista con studi classici ma poi mi sono appassionato alla musica afroamericana: il jazz e il blues, soprattutto quello di New Orleans ed anche il soul». Il musicista urbinate presenta un vasto e variegato repertorio: «Porterò sul palco i mie successi, oltre a canzoni del mio passato insieme a temi musicali da colonne sonore o dalle opere liriche e tanta altra musica che mi appassiona». Passerà quindi per i suoi eroi pianistici come Jerry Roll Morton o Errol Garner, ispirandosi ai loro stili ed alla loro interpretazione dello strumento. Se la formazione di Gualazzi parte dal classico e passa al jazz, alla fine approda alla canzone d’autore ed al pop. «Avevo il desiderio di scrivere delle composizioni con un elemento di forte connessione con il pubblico, per raccontare ancora meglio la mia passione e trasmettere a chi mi ascolta ciò che già facevo con la musica pianistica. Ho scelto così di scrivere canzoni anche se poi durante live faccio sempre dei brani strumentali. È stato un percorso di curiosità, canto sin da quando ero bambino accompagnandomi con il piano che ho sempre visto associato alla voce». Quello di Gualazzi con il pianoforte è un rapporto molto stretto, fisico ed emotivo. «E un’orchestra dove si compone, uno strumento per me fisiologico, con cui istauri un rapporto corporeo. Se suoni 7-8 ore al giorno, acquisti una postura che dialoga con lo strumento, che diventa così un’estensione di te stesso. Suonare il pianoforte è come suonare la batteria jazz sopra un’orchestra, un elemento percussivo con allo stesso tempo un range espressivo e dinamico molto armonico». Se il suo strumento principe è il pianoforte, Gualazzi non disdegna nemmeno l’ukulele, uno strumento (apparentemente) semplice, scoperto di recente, e che è entrato pure nella sua fase compositiva. «Sono elementi molto diversi tra loro, la voce si comporta in maniera diversa in base a quello che si suona, non solo per questione di volume del pianoforte rispetto all’altro, ma anche per la struttura sonora. Nell’ukulele con la corda crei tu un suono in base a come usi le dita, mentre con il piano hai un diverso livello d’intonazione, è come se avessi già un “preset” a cui adattarti». A prescindere da questi tecnicismi alla base del fare musica per Raphael Gualazzi c’è un concetto molto semplice: «Tutti, io per primo, si devono divertire con la musica il cui scopo fondamentale è l’intrattenimento, e il divertimento è quello che restituisce naturalità al pianoforte e qui siamo a “Naturalmente Pianoforte”...». —
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