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Gkn, ecco il tavolo di crisi: obiettivo dietrofront e ammortizzatori sociali

martina trivigno
Gkn, ecco il tavolo di crisi: obiettivo dietrofront e ammortizzatori sociali

A Firenze un presidio di lavoratori: «Battaglia difficile, ma non molliamo»

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La strategia delle istituzioni - Regione Toscana, Comune di Campi Bisenzio - e sindacati è chiara: far tornare la Gkn sui suoi passi. Oggi è il giorno più atteso, soprattutto dai lavoratori: quello dell’apertura del tavolo di crisi presieduto dalla viceministra allo Sviluppo economico, Alessandra Todde. Quello in cui tutti gli interlocutori si riuniranno. L’appuntamento è alle 14, in prefettura a Firenze. Con un obiettivo su tutti: far recedere il fondo d’investimento finanziario britannico proprietario di Gkn, "Melrose Industries", dalla decisione di chiudere lo stabilimento di Campi Bisenzio. E, al tempo stesso, riuscire ad aprire una trattativa.

Lo scopo del tavolo - a cui parteciperà anche il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani - sarà quello di trovare soluzioni che salvaguardino il perimetro occupazionale. Per dare un futuro - anche ricorrendo agli ammortizzatori sociali - a quei 422 lavoratori che, da venerdì scorso, sono in assemblea permanente. L’azienda, intanto, ha fatto sapere che si presenterà e, se sarà così - dicono i sindacati - è già un primo risultato.

IL PRESIDIO

Fuori dalla prefettura, oggi, in via Cavour, ci saranno anche i lavoratori della Gkn. Lo rende noto la Cgil. «Sarà il modo per far sentire la nostra presenza - commenta Andrea Brunetti (Fiom Cgil) -. Noi lavoratori siamo stati trattati come numeri e la nostra speranza, ora, è che l’azienda faccia dietrofront. Il risultato finale non è scontato. Ma noi, da venerdì, siamo ancora lì, nella nostra azienda. Che, prima di tutto, è una seconda famiglia. Abbiamo dedicato il nostro tempo, ma soprattutto il nostro impegno. La Gkn è la nostra casa e faremo di tutto per difenderla. Non sarà un percorso facile, lo sappiamo. Ma non ci arrendiamo. Oggi è l’inizio di un nuovo capitolo della battaglia».

LA SOLIDARIETÀ

Ci sono la forza di Silvia, il coraggio di Maria, la determinazione di Alessandro. Donne e uomini privati, da un giorno all’altro, della loro dignità di lavoratori. Anche per questo oggi saranno in via Cavour. Mentre, lunedì prossimo, parteciperanno allo sciopero generale di tutte le categorie dell’area fiorentina indetto da Cgil, Cisl e Uil. Ma, intanto, continuano ad andare al lavoro, rispettando i turni. E, soprattutto, timbrando il cartellino. «Perché rifiutiamo quello che l’azienda ha scritto nella lettera di licenziamento che abbiamo ricevuto: che possiamo usufruire delle ferie e dei permessi finché li abbiamo disponibili. Poi, una volta terminati, saremo posti in aspettativa retribuita», sottolinea Brunetti.

Ma la solidarietà, ai lavoratori della Gkn, arriva da ogni parte: Anpas Toscana, ad esempio, ha predisposto una cucina da campo. «In fabbrica ci sono nostri volontari e parenti di nostri volontari - commenta il presidente di Anpas, Dimitri Bettini -. Ci sono famiglie, uomini e donne ed è ingiusto che perdano il loro reddito con un’anonima e-mail inviata da un ufficio personale distante chilometri. Fin da subito ho dato la disponibilità mia personale a sostenere la causa degli operai e tante associazioni ci hanno chiamati per dare il loro supporto. Saremo al fianco dei lavoratori fin quando vorranno, in una vertenza che si preannuncia difficile e dura».

L'APPELLO DEL PARROCCO

E don Alessandro Santoro, parroco della Piagge (Firenze), lancia un invito alle comunità religiose e alle parrocchie della Città metropolitana «a suonare le campane a morto tutti i giorni. A a mezzogiorno». «Perché - conclude il parroco - tutti sappiano dell’enorme crisi vissuta dai 422 licenziati della Gkn e di tutti coloro che perdono il lavoro senza alcuna giustificazione, solo perché in mano a una finanza speculativa e senza scrupoli. Da sempre, le campane segnano i momenti in cui le comunità si trovano in pericolo o sono chiamate a raccolta, e questo è uno di quei momenti. Pericolosi e rischiosi per la tenuta sociale di un territorio già in difficoltà, non ultimo l’aumento delle diseguaglianze causato da un sistema economico che mette al centro i profitti delle imprese e non la redistribuzione della ricchezza prodotta». -

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