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Gkn, l'azienda: «Chiusura irreversibile». La viceministra Todde sbotta: «Inaccettabile». La rabbia dei lavoratori
In prefettura a Firenze il tavolo di confronto tra autorità e azienda: sotto al palazzo la protesta furiosa degli operai. La viceministra alla proprietà: «Non potete permettervi di comportarvi così di fronte al governo». La Fiom: «Ci chiedono di trattare in una stanza d'albergo, non andremo»
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FIRENZE. Niente da fare. Non si torna indietro, almeno stando alle parole dell'azienda. E così rischiano di restere senza lavoro i 422 operai licenziati con una mail venerdì 9 – senza preavviso - dallo stabilimento Gkn di Campi Bisenzio. Ma la trattativa con il governo va avanti, anche se tra mille difficoltà e con un atteggiamento della proprietà definito «inaccettabile» dalla vice ministra Alessandra Todde e dai sindacati. Sono questi gli elementi salienti che emergono dal tavolo di crisi che si è tenuto in prefettura a Firenze, presieduto dalla stessa vice ministra. Sotto il palazzo la protesta di oltre 200 lavoratori.
L'AZIENDA: «DECISIONE IRREVERSIBILE»
La multinazionale specializzata nella produzione di semiassi e componenti per il settore automobilistico, durante il confronto, ha fatto sapere che la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio «è una decisione presa all'unanimità dal consiglio di amministrazione. C'è una impossibilità a proseguire con l'attività di impresa e l'inevitabile conseguenza ci porta ad aprire la procedura di licenziamento collettivo. L'azione – spiega la Gkn - è irreversibile ed è stata presa nella legalità e supportata da motivi industriali».
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LA VICEMINISTRA: «COMPORTAMENTO INACCETTABILE»
Nel palazzo della giustizia, come detto, si è riunito il tavolo di crisi presieduto dalla viceministra per lo Sviluppo economico, Alessandra Todde, che si è rivolta così alla proprietà: «Non mi è mai capitato di confrontarmi con un avvocato dell’azienda e non con il management. Dire che quello di oggi non è un tavolo ufficiale è una gravissima mancanza di rispetto. Questo è un tavolo istituzionale e voi non potete permettervi di comportarvi così di fronte al governo, alla regione, alla città, ai sindacati e alle organizzazioni sindacali. Questa non è una crisi industriale, e l’azienda lo sa, ma una vertenza in cui si sta parlando di problemi legate a tematiche finanziarie. Porteremo avanti tutte le iniziative opportune, perché quello di oggi da parte vostra non è un atteggiamento corretto. Prendo atto del vostro comportamento irrispettoso, vi era stato chiesto di presentarvi in presenze e avete detto no. State chiudendo uno stabilimento perché avete problemi dal punto di vista finanziario, lo Stato tratta con chi ha potere di trattare».
IL PRESIDIO DEI LAVORATORI
Nel frattempo, i dipendenti dell’azienda, hanno protestato proprio sotto la prefettura. Cori da stadio per gridare tutta la loro contrarietà nei confronti di una decisione - quella di chiudere lo stabilimento di Campi Bisenzio - che li ha lasciati con un futuro incerto.
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LA SOLIDARIETA’ E LO SCIOPERO NAZIONALE
Ai lavoratori, intanto, arriva la solidarietà di Tni Italia, gruppo di associazioni che ad oggi rappresenta circa 40mila imprese del mondo Horeca. «Siamo solidali con i lavoratori Gkn, che stanno vivendo un momento drammatico. Li comprendiamo e siamo loro vicini. Purtroppo anche nel mondo Horeca le multinazionali fanno il buono e cattivo tempo», afferma Raffaele Madeo, portavoce di Tni Italia, associazione nata a Firenze durante il primo lockdown 2020 con il nome di Ristoratori Toscana. «Per questo, in occasione dello sciopero di Cgil, Cisl e Uil, lanciamo lo sciopero nazionale contro le multinazionali, il 19 luglio». Si tratta del secondo sciopero di Tni Italia contro le grandi piattaforme del food delivery dopo quello proclamato il 6 gennaio scorso. Nella giornata di lunedì i ristoranti e alberghi aderenti rifiuteranno gli ordini e le prenotazioni in arrivo tramite le piattaforme. «Un gesto simbolico, per sensibilizzare l'opinione pubblica, perché si rivolga direttamente alle nostre attività, anziché affidarsi alle multinazionali straniere. Alcune investono, è, vero, altre prendono il meglio del nostro Paese, sfruttando le competenze e le eccellenze italiane, lasciando solo briciole sul territorio nazionale. Un esempio? Da Deliveroo a Glovo, a Just Eat, a Uber Eats: sono le grandi piattaforme del food delivery, delle quali il mondo della ristorazione, per lavorare, difficilmente può farne a meno. E queste multinazionali lo sanno, con costi di attivazione di 500 euro e applicando sugli ordini fatti commissioni del 35-40%. Stessa cosa fa The Fork, che per ogni prenotazione al tavolo prende 2 euro a persona», spiega Madeo. «Credo – è l'appello di Rocco Costanzo, presidente di Tni Italia Liguria – che il governo e il Parlamento debbano lavorare per approvare una legge nazionale che regolamenti le attività delle oltre 15mila multinazionali straniere attive in Italia, che contano, dati Istat, oltre 1,4 milioni di addetti, per un fatturato complessivo di 594 miliardi. Altrimenti, sarà sempre un Far West e ci si troverà di fronte a macellerie sociali, come quelle di Bekaert prima e ora di Whirlpool, Gianetti e Gkn».
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