La manifestazione
La viceministra Todde sui licenziamenti: «Gkn, azienda scorretta»
«Il nostro obiettivo primario è far recedere l’azienda dalla scelta di chiudere lo stabilimento e aprire una trattativa per soluzioni che salvaguardino il perimetro occupazionale»
Diretta, la viceministra allo Sviluppo Economico, Alessandra Todde: è stato «scorretto» il comportamento di Gkn, l’azienda inglese che ha licenziato per mail i 422 dipendenti della fabbrica di Campi Bisenzio. Chiude e delocalizza, trasferisce la sede altrove, dove pensa che il lavoro costi meno. Ma per la viceministra – dirigente d’azienda (prima della politica) – l’atteggiamento è inaccettabile. E da contrastare con iniziative a livello governativo e parlamentare. Già ora lo Stato può chiedere la restituzione degli incentivi. Ma sembra che Gkn non ne abbia ricevuti. Ecco perché occorrono altri strumenti.
Viceministra Todde, quali iniziative che il ministero dello Sviluppo Economico intende portare al tavolo di domani per tutelare i lavoratori di Gkn?
«Il nostro obiettivo primario è far recedere l’azienda dalla scelta di chiudere lo stabilimento e aprire una trattativa per soluzioni che salvaguardino il perimetro occupazionale. Le ristrutturazioni sono lecite, le delocalizzazioni annunciate via mail sono inaccettabili. Ho convocato l’azienda e le istituzioni locali, Regione e Comuni coinvolti e ho deciso di riunire il tavolo direttamente a Firenze, in prefettura».
Ci sono stati in questi giorni contatti con l’azienda?
«Abbiamo avuto contatti con il management (vertice) italiano e ci auguriamo che si presenti modificando il suo atteggiamento. Il tavolo di domani sarà l’occasione giusta per discutere con tutte le parti».
È possibile per la nostra legislazione e giurisprudenza licenziare per mail?
«Non entro nel merito della giurisprudenza ma commento un comportamento che trovo assolutamente scorretto da parte dell’azienda. Chiudere uno stabilimento di punto in bianco con una mail dà l’idea di guardare solo a logiche di profitto senza rispettare la dignità dei lavoratori e il rispetto delle relazioni industriali e della contrattazione italiana».
Quanti fondi statali (sotto forma di ammortizzatori sociali, incentivi, sostegni e così via) ha ottenuto Gkn? E quando?
«Dalla ricerca che abbiamo svolto sul Registro nazionale degli aiuti di Stato (attivo da agosto 2017) e sui principali applicativi di gestione delle misure di aiuto della Direzione che si occupa di incentivi alle imprese, non sono risultate concessioni di aiuti da parte del ministero dello Sviluppo Economico di altri soggetti gestori che operano per conto del ministero».
In caso di delocalizzazione o di chiusura di un’azienda che ha ottenuto incentivi/fondi statali quali strumenti ha il governo per : 1) obbligare l’azienda a non delocalizzare; 2) restituire i fondi ottenuti; 3) chiedere un intervento dell’Europa (che eroga in origine i fondi per il lavoro?).
«Contro le delocalizzazioni abbiamo qualche strumento. Ad esempio, possiamo rivalerci sulle aziende chiedendo la restituzione di incentivi e ammortizzatori: è chiaro che spesso per una multinazionale si tratta di cifre abbordabili, ma lo strumento c’è. Il problema è che vale solo rispetto a delocalizzazioni fuori dall’Unione europea perché nel caso di delocalizzazioni in Ue – come nel caso Gkn che pensa di spostare la produzione di Campi Bisenzio in Francia e Polonia – le norme comunitarie non consentono di rivalerci».
Quali garanzie chiede il governo per erogare i fondi statali a un’azienda straniera con una sede in Italia? Sono le stesse richieste a un’azienda italiana?
«La norma – entro nel tecnicismo così da chiarire questo aspetto concretamente – dice che in virtù dei principi di parità di trattamento e non discriminazione, nonché nell’ottica di preservare la concorrenza vitale in ogni contesto e territorio e correlata al “fare impresa”, vengono richieste analoghe garanzie e responsabilità a imprese straniere e nazionali».
Cosa prevede l’istruttoria per erogare questi fondi? Quali vincoli si impongono all’azienda per mantenere l’occupazione o la localizzazione dell’impresa in Italia?
«Ogni accesso a fondi prevede una procedura, comunemente chiamata istruttoria, finalizzata a instaurare un dialogo tra pubblico e privato per individuare le sinergie, valutare gli interventi e le ricadute produttive degli investimenti delle risorse pubbliche in imprese private. Le prospettive di sviluppo, il mantenimento dell’occupazione nel territorio rappresentano non un limite esterno alla libertà di impresa ma una tutela delle persone e una garanzia degli investimenti pubblici. Questo implica che ogni volta venga effettuato un monitoraggio e un controllo sugli impegni assunti correlati ai Fondi al fine di garantire la continuità produttiva e la responsabilità. Ad esempio l’accesso al fondo “Salvaguardia” prevede il divieto di delocalizzazione per 5 anni (legge del 2020 che prevede che il Fondo acquisisce partecipazioni di minoranza nel capitale di rischio di imprese in difficoltà che propongono un piano di ristrutturazione per garantire la continuità di impresa e salvaguardare l’occupazione e finanzia programmi di ristrutturazione anche attraverso il trasferimento di impresa)».
E su una norma per impedire le delocalizzazioni?
«Trovare una norma che non violi le leggi europee non è semplice tantomeno immediato. Comunque, la volontà è di voler affrontare il problema sia dal punto di vista parlamentare che governativo. E lavorerò affinché si trovi una soluzione seria e concreta a questo tipo di situazioni».
Quanti sono i tavoli di crisi aperti al ministero? Quante situazioni a rischio come quella di Gkn ci sono in Italia? E in Toscana?
«Sotto la mia gestione i tavoli sono scesi da 149 agli attuali 85, di cui 54 sono tavoli aperti e 29 di monitoraggio. Per quanto riguarda le vertenze toscane, il 29 luglio ho convocato il tavolo su Jws (acciaio a Piombino) e a breve riconvocheremo il tavolo Bekaert (azienda in provincia di Firenze). Mi aspetto un aumento dei tavoli con lo sblocco dei licenziamenti, ma la cosa importante sono gli strumenti con cui possiamo affrontarli». —
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