Il dolore
Movida e rave party ma discoteche vietate. Come riaprirle?
Sono scesi in piazza a Roma per denunciare l’ingiustizia di dover restare chiusi. Sono di fatto l’ultimo settore che non ha il permesso di lavorare. I gestori delle discoteche alzano la voce dopo molti mesi di stop. Hanno ragione? A parole quasi tutti i politici si mostrano comprensivi e si esprimono a favore di una riapertura controllata. Ma nel governo non si arriva mai a una posizione condivisa sul "come". Serve il green pass? Il tampone all’ingresso? La capienza ridotta, ma di quanto? Le settimane passano e il tema resta in fondo alla lista. Mentre davanti agli occhi sfilano scene di movida senza freni, di balli "fuorilegge", addirittura di rave party. Così su questo tema, perfino il titolare di una discoteca (il Tartana di Marina di Scarlino, Silvio Passini) e un infettivologo (il primario di Malattie infettive a Cisanello, Francesco Menichetti) giungono a conclusioni conciliabili.
Silvio Passini (titolare del Tartana): Balli ovunque fuorché qui dove è sicuro
Giovedì a Roma insieme a tanti colleghi grossetani e altri provenienti da tutta Italia abbiamo manifestato per chiedere la riapertura delle discoteche e per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e del governo anche su di noi. Il nostro settore è allo stremo, siamo le uniche attività che sono rimaste sempre chiuse. Alcuni colleghi, soprattutto tra quelli che gestiscono locali invernali, non aprono i battenti addirittura da 18 mesi. Lo scorso anno, durante l’estate, abbiamo fatto un mese e mezzo di attività, prima che il 16 agosto venisse decretata la chiusura di tutte le discoteche d’Italia. Eppure, con la sola eccezione del caso che si verificò al Billionaire in Costa Smeralda, con una sessantina di dipendenti risultati positivi, non è stato registrato alcun focolaio nel resto delle discoteche d’Italia. Ovviamente ci siamo adeguati, anche se nel periodo tra metà agosto e metà settembre il settore delle discoteche fa registrare incassi importanti. Che, purtroppo, non sono stati compensati da sostegni o aiuti: dal governo non è arrivato un euro. Il nostro settore è in grande difficoltà e non sembrano arrivare risposte concrete.
Ciò che stride, inoltre, è che il Comitato tecnico-scientifico, nelle scorse settimane, aveva dato il proprio via libera alla riapertura delle discoteche. Non si sarebbe trattato certo di un ritorno alla normalità, viste le restrizioni proposte dal Cts: le discoteche avrebbero potuto riaprire soltanto con il 50 per cento delle presenze, per garantire un maggior distanziamento che, stando alle regole sulla capienza, è già molto ampio; in più, i clienti avrebbero dovuto dotarsi del "green pass", dopo il vaccino o il tampone, il che in questa fase esclude molti giovani che sono i nostri principali clienti.
Si tratta di condizioni molto stringenti, alle quali però ci saremmo nuovamente adeguati per tornare a fare attività e salvare almeno parte di questa stagione estiva. Ciononostante, a oggi, il governo non ha ancora calendarizzato la discussione sulla riapertura delle discoteche, lasciandoci nel nostro disagio. Non riusciamo ancora a capire il perché di questa decisione e i molti esponenti politici che a Roma ci hanno ascoltato non hanno saputo darci una motivazione concreta su questo stop. Il governo deve accelerare, altrimenti anche questa stagione sarà buttata.
Ho colleghi in enorme difficoltà economica: perdere quest’estate significherebbe per molti non poter più dare sostenibilità alla propria impresa. Non stiamo parlando di un settore irrilevante, ma di una filiera che coinvolge oltre centomila lavoratori, senza contare coloro che sono nel mondo delle discoteche magari come secondo impiego.
Inoltre, le discoteche sono le uniche attività autorizzate a fare intrattenimento con il ballo. Ogni anno, in quanto in possesso di licenza di esercizio di pubblico spettacolo, dobbiamo aggiornarci e adeguarci a tutte le normative sulla sicurezza. Al Tartana, a Marina di Scarlino, lavorano una trentina di addetti alla sicurezza, è in funzione un impianto di videosorveglianza ed è sempre presente il servizio di ambulanza all’esterno. Chi meglio di noi può gestire questo genere di situazioni? Proprio per questo, fa strano vedere ogni settimana le scorribande sulle spiagge di tutta Italia e i continui assembramenti la sera dopo cena o dopo le partite.
In molti cavalcano l’onda dei giovani che giustamente vogliono tornare a divertirsi, ma spesso si tratta di attività che non hanno quelle autorizzazioni, quelle sicurezze che invece tutte le discoteche hanno. Spesso, dopo mezzanotte, capita di vedere giovani che ballano un po’ ovunque, tranne che nei luoghi dove si potrebbero seguire al meglio i protocolli del Cts.
C’è grande frustrazione tra tutti i colleghi del nostro settore. Il Tartana è stato fondato da mio padre nel 1968. Un lavoro che io porto avanti come mia principale attività economica dal 1989. Siamo al palo da troppo tempo e non riceviamo risposte. Dobbiamo sbrigarci a dare inizio alle riaperture, altrimenti rischiamo di scomparire. Personalmente, così come altri colleghi, saremmo pronti in pochi giorni a dare inizio all’attività, ma finché il governo non dà un’indicazione precisa, continuiamo a rimanere chiusi. Solitamente apriamo a metà maggio. Oggi, in pieno luglio, siamo ancora fermi. Senza un vero perché.
Francesco Menichetti (primario Malattie infettive) : In pista sì ma con regole ferree
Vi immaginate i giovani che ballano con la mascherina? Impossibile. Ecco perché le discoteche sono ancora chiuse. Perché è il "concetto" della discoteca che stride con l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. E da cui non siamo ancora fuori. Sia chiaro. Detto questo, non credo che la soluzione sia di tenere "bloccato" ancora un intero settore. Ci sono imprenditori che hanno necessità di lavorare. Potrebbero farlo. Ma soltanto rivedendo le regole di un mondo che deve fare i conti coi delicati tempi moderni. Mi spiego meglio: le discoteche racchiudono una dinamica molto simile a quella degli stadi. Tanta gente, tanta voglia di divertirsi, e un clima generale di spensieratezza. Eppure gli stadi sono aperti, come abbiamo visto durante i campionati europei di calcio.
Ecco perché anche le discoteche, a mio avviso, potrebbero tornare a ospitare il popolo della notte. Come farlo senza prestare il fianco al rischio di contagi di massa? Innanzi tutto contingentando gli ingressi. Se un locale ha una capienza di mille persone, ne fa entrare al massimo cinquecento. È lo stesso meccanismo attraverso cui sono tornati a popolarsi gli spalti degli stadi.
E poi ci sono i tamponi rapidi. Una carta importante da giocare. L’ingresso in discoteca dovrebbe essere riservato esclusivamente a chi ha fatto un tampone rapido nelle 48 ore precedenti alla festa. O a chi ha già fatto il vaccino. Con queste regole andare a ballare non sarebbe un rischio. E allo stesso tempo si permetterebbe al settore del divertimento di riprendere a macinare. Basta un piccolo sforzo da parte di tutti gli attori. Lo Stato dovrebbe dare la possibilità di riaprire ai locali, i clienti dovrebbero avere il buonsenso di evitare comportamenti pericolosi. Non è utopia, ma una strada percorribile.
Anche perché, parliamoci chiaro, non è ammissibile che vengano organizzati (e tollerati) rave party con migliaia di persone accalcate a ballare senza alcuna misura di sicurezza in ottica coronavirus - vedi quello che è accaduto nei giorni scorsi in provincia di Pisa -, con i cancelli delle discoteche ancora chiusi. Mi sembra un controsenso. Dovremmo puntare sulla qualità del divertimento. E in questo momento, qualità significa sicurezza. Il prestigio di un locale deve essere misurato in base alla sua capacità di non esporre gli avventori a pericoli sanitari.
E allora perché il governo continua a prendere tempo sul tema delle discoteche? Tutti ci facciamo questa domanda, e io ho provato a dare una risposta. Dal mio personalissimo punto di vista, naturalmente. Non c’è bisogno di ricorrere a chissà quale principio filosofico. Semplicemente, questo non è stato ritenuto un settore prioritario. La questione è stata parcheggiata da una parte. Senza la volontà concreta di studiare metodi e protocolli per conciliare le richieste dei titolari dei locali con le norme anti-virus obbligatorie.
Che obbligatorie devono rimanere. Perché l’errore più grande che possiamo commettere in questa fase è quello di pensare che sia finito tutto. La variante Delta è molto contagiosa, colpisce soprattutto i giovani, ma fortunatamente sembra che abbia ripercussioni meno gravi del virus originale. Di certo c’è che dobbiamo ancora stringere i denti, difenderci con spada e scudo. La nostra spada è il vaccino, il nostro scudo la cautela. Senza allarmismi, ossessioni e paure. Ma con rispetto. Del virus e delle persone che incontriamo ogni giorno. Le discoteche possono tornare a far parte delle nostre vite, non dobbiamo vederle come se fossero il diavolo. Scommettiamo sulla sicurezza e permettiamo ai giovani di svagarsi in luoghi controllati. È meglio per tutti. Nella speranza di superare questa fase storica difficile. Possiamo farcela. Ma soltanto se remiamo tutti nella solita direzione. Senza sprecare tempo e senza perderci in chiacchiere inutili. Il virus possiamo batterlo, ma solo se restiamo uniti. È la battaglia di tutti, non dimentichiamocelo. --
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