Gkn, le storie e la disperazione degli operai: «Licenziati io e mio marito, ora cosa daremo a nostro figlio?»
Lacrime, rabbia, sconcerto ma anche la speranza nella lotta: sono i sentimenti che legano i 422 dipendenti dell'azienda di Campi Bisenzio mandati a casa con un messaggio nella chat. Ecco le loro voci
CAMPI BISENZIO. La sveglia che suona, l’inizio di un nuovo giorno. E quel gesto – comune – di accendere il telefono. Immaginate la miriade di sensazioni che attraversano il cuore e la mente di quei 422 lavoratori che, qualche ora prima, si erano addormentati convinti di avercelo ancora, un lavoro. Immaginate la rabbia, lo sconcerto, la disperazione. Le mani tra i capelli, le lacrime che scendono senza controllo. Le grida, anche. Oltre 400 vite annullate, in un attimo.
E per capire la portata del dramma che si sta consumando oltre quei cancelli, basta guardare gli occhi di Maria Parrini, 33 anni. Non piange neppure più perché – dice – ha versato tutte le lacrime che aveva. Per lei, per la sua famiglia, la Gkn non è “solo” il luogo di lavoro. No, è il posto in cui ha conosciuto suo marito, il padre di sua figlia che non ha ancora compiuto un anno. È lì che, per la prima volta, ha incontrato la sua migliore amica, Silvia Spicciani , 47 anni, che l’ha truccata il giorno del suo matrimonio. Storie di vita s’intrecciano, in quello stabilimento che, per tutti, è un po’ una seconda casa. Hanno forzato i cancelli, venerdì, e sono entrati dentro, spinti dalla forza della disperazione. Tra alcuni macchinari nuovi, mai utilizzati, nei corridoi vuoti. Maria stringe tra le mani alcuni oggetti, appena ritirati dall’ufficio che occupa da una decina d’anni. Da quando entrò per la prima volta alla Gkn per sostituire quella collega all’epoca in maternità che, poco dopo, sarebbe diventata soprattutto un’amica: Silvia. «Quando penso alla Gkn, scoppio a piangere – ammette Maria –. In un colpo solo, abbiamo perso il lavoro in due: mio marito ed io. Tutti i colleghi hanno una famiglia, noi abbiamo una bambina di neppure un anno. Mio marito lavora qui da una ventina d’anni; io, l’8 novembre, avrei festeggiato i miei primi dieci anni alla Gkn. Mi domando perché ci sia stato riservato questo trattamento e dove siano i diritti. È inaccettabile».
Anche Silvia non ha più parole: «È un dramma, c’è poco da dire. Anche mio marito lavora alla Gkn, abbiamo due figlie. La nostra vita è stata sconvolta, in così poco tempo. Da un messaggio inviato via whatsapp dai sindacati che ci diceva, in pratica: non abbiamo più bisogno di voi, andate pure a casa. Ma come si può accettare tutto questo. Fa male».
Alessandro Sessa , 53 anni, sta lì con tutti gli altri. In piedi, lo sguardo fisso verso lo stabilimento. Lui, lì alla Gkn, ha fatto la gavetta: ha cominciato 24 anni fa, come operaio, poi è diventato caporeparto. Infine, la “migrazione” in ufficio. «Non era preventivato – racconta –. Io, che lavoro all’ufficio acquisti, vedo costantemente le spedizioni e non riesco a credere che la Gkn fosse un’azienda che meritava di chiudere. Ora, davanti a me, vedo un futuro a tinte fosche: ho due bambini e un mutuo da pagare. Senza considerare che, alla mia età, trovare un nuovo lavoro non sarà facile. Dovrò rimettermi in gioco, dopo una vita trascorsa qui. È molto triste».
Ma, nonostante le paure, i lavoratori continuano a occupare lo stabilimento. Lo faranno fino a quando non sapranno che c’è stato un dietrofront da parte dell’azienda. L’ultima notte l’hanno trascorsa nel piazzale. La Camera del lavoro ha portato alcuni materassini su cui stendersi, quando la stanchezza prende il sopravvento sui cattivi pensieri. «C’è una grande squadra, fuori dai cancelli – spiega Andrea Brunetti , delegato sindacale Fiom Cgil –. Le associazioni e i circoli si mobilitano per garantirci i pasti, almeno la cena. Il Comune di Campi Bisenzio, invece, pensa a portarci l’acqua. Non ci sentiamo abbandonati, anzi. Sentiamo il calore di tante persone, in questo momento difficile. E questo è importante».
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Sventolano le bandiere dei sindacati, di fronte allo stabilimento. Le voci dei lavoratori si confondono, fanno domande, aspettano risposte. «Si sta mobilitando un intero Paese per Gkn – conclude il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi –. I sindaci della Città metropolitana faranno la “staffetta”, si daranno il cambio per non lasciare soli i lavoratori. Hanno una grande dignità e determinazione nel portare avanti la loro battaglia. Noi, come istituzioni, non possiamo, e non dobbiamo, abbandonarli». I lavoratori si ritirano per un’assemblea. Da poco, è arrivata la lettera di licenziamento da parte della Gkn. I genitori, i coniugi telefonano. Dicono che il postino è arrivato e non porta buone notizie. Ma, ormai, se lo aspettavano. La doccia gelata l’hanno già ricevuta. Maria alza le spalle, si sorregge al braccio dell’amica Silvia. «Devo andare dalla mia bambina, devo essere forte per lei», dice, prima di oltrepassare il cancello. Loro, i lavoratori, non si fermeranno. «È troppo grande l’affronto subito, troppo forte il dolore, ci hanno trattati come numeri», spiegano. Si sentono traditi: «Fino a una settimana fa ci facevano i complimenti per la produttività». Sono usciti da lavoro, giovedì, con il sorriso. La mattina seguente, un messaggio WhatsApp, ha tolto loro le speranze. «Non ce ne andremo, fino alla fine. Questa fabbrica è anche casa nostra», dicono prima di rientrare. —
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